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WWE PLANET #356  

by Giovanni Pantalone

Poche e semplici parole: la Royal Rumble mi ha fatto arrabbiare, e non poco.

La rissa con trenta partecipanti è infatti uno degli eventi per eccellenza di tutta l’annata, speciale sia per la riuscitissima e geniale idea che l’ha generata 23 anni fa sia per il fatto che la WWF/WWE ne abbia preservato l’interesse proponendola solo una volta l’anno. Per vedere la successiva si aspettano 12 mesi e ancor più pay per view, il che la rende semplicemente una occasione più unica che rara.

Quella del 2010, poi, è stata una Royal Rumble assolutamente inedita, diversa da tutte quelle del passato. Siete abituati all’iron man, quello che resiste minuti e minuti nel ring, al vedere atleti emergenti fare la loro bella figura prima di lasciare inesorabilmente il campo a chi può effettivamente ambire alla vittoria? Dimenticate tutto.. questa volta i main eventer – tranne chi ha vinto, ovvio – hanno fatto la figura dei nomi emergenti, ovvero hanno resistito un pò ma poi sono usciti dopo il loro periodo di celebrità, e tutti gli altri hanno fatto la fine che di solito è riservata ai jobber, ovvero pochissimi minuti ed arrivederci. Niente ring pieni con dieci o più lottatori, eliminazioni velocissime e ritmo molto, molto più “dinamico” del solito. Non a caso si è trattato della Rumble più veloce di sempre, eliminando le eccezioni non paragonabili (entrate ogni 60 secondi o venti atleti invece di trenta). Pensavamo ad una vetrina per i vari Kingston, McIntyre, Morrison, MVP e simili? Niente di più sbagliato.. pochi minuti e via anche loro, con la sola eccezione di CM Punk.

Bello, brutto, piacevole, noioso? Questione di opinioni credo.. a me è piaciuto molto proprio per questa innovazione così spiazzante, che con buona pace della Kliq credo abbia anche mandato a farsi benedire i loro due premi: il what I’m doing here non è assegnabile a meno di non volerlo con una forzatura enorme darlo a Batista (e non sarei d’accordo, reputavo anche lui un credibilisissimo candidato alla vittoria), il pick the pippa ha almeno venti candidati!

Ma intendiamoci, non è certo questo il problema, anche perché come ho già detto restiamo ancora nell’ambito dei gusti personali. Ciò che veramente non ho digerito, e qui invece credo che si tratti di un concetto assoluto e ben poco suscettibile di variazioni in base ai gusti, è l’approssimazione e la fretta pazzesca del tutto, quasi come se si trattasse di un match da mandare in fretta agli archivi invece di uno degli eventi più attesi dell’anno. Prendiamo la fase finale.. quattro atleti nel ring dal peso specifico enorme, tutti gli ingredienti possibili per creare un finale con i controfiocchi.. Ebbene? Nemmeno il tempo di respirare e tutti a casa? Ma stiamo scherzando o che cosa? In almeno due occasioni mi è quasi sembrato di vedere dei clamorosi errori, ovvero eliminazioni non previste!
Perché? E’ la domanda che mi ha tormentato subito dopo che Edge ha eliminato l’ultimo avversario.. insieme ad un bel vaffa rivolto al booker di turno. C’era poco tempo? Orologio e durata standard dei pay per view alla mano direi di no.. ma ammesso che fosse questa la ragione, allora mi arrabbierei ancora di più, perché per un pay per view speciale come questo DEVI tenere il tempo che ci vuole per il tuo evento clou, e semplicemente non permettere a Randy Orton di entrare mettendoci più tempo di Undertaker, peraltro per regalarci – si fa per dire – una signora schifezza di match, complice anche il supercredibile campione WWE attuale.

E’ proprio la matematica che non mi torna.. aggiungere un match alla card – peraltro riuscendo nell’impresa di azzoppare sul nascere il feud fra Miz ed MVP, l’unica storyline decente vista a Raw da una vita a questa parte - e poi approssimare così il finale della rissa? Ma nemmeno ubriachi si può prendere una decisione del genere! O ancora la già citata entrata chilometrica di Orton e più in generale tutto il loro match, una porcheria senza se e senza ma, con un angle finale fatto male che più male non si può, o la favola a lieto fine di Mickie James? Ma certo.. chi non compra la Royal Rumble per guardare Michelle McCool prendere una torta in faccia o per una fantastica difesa titolata di..Sheamus? Salvo solo grazie a tutte le attenuanti del caso il match fra Christian e la ECW, l’opener giusto per un evento del genere e più in generale per un pay per view, ed il sufficiente macth di Undertaker e Rey Mysterio, classico match titolato da offrire comunque alla Rumble ma che inevitabilmente deve fare da contorno e non da piatto forte come avviene in tutto il resto dell’anno o quasi.

E la mia rabbia acquista maggior vigore pensando a quanto bella è stata la rissa anche così, pur con tutta questa vergognosa approssimazione! Infinitamente migliore della scialba edizione dell’anno scorso, la Rumble del 2010 avrebbe potuto tranquillamente competere con quella del 2008, del 2004 e forse addirittura del 1992, tanto per citarne tre fra le migliori. Inizio fantastico grazie a CM Punk, riuscito ad adeguare il ruolo “vintage”, tanto per citare Michael Cole, avuto da Diesel nell’edizione 1994 ai giorni nostri (ovvero aggiungendo inevitabilmente un microfono e tanta tanta capacità), e soprattutto capacità di far entrare i nomi giusti proprio nei momenti in cui era necessario prevenire qualunque principio di noia. Triple H nel momento ideale, Shawn Michaels pure, Cena collocato semplicemente alla perfezione, tanto da non potervi nascondere quanto il sottoscritto si sia esaltato nel vederlo entrare.. pensate, per dire una cosa del genere io, che vi garantisco non sono certo diventato un suo sostenitore dalla sera alla mattina. Un capitale sprecato, anzi letteralmente buttato nel cesso, tanto per abbandonarci alla finezza, e senza un motivo comprensibile a qualsivoglia mente dotata ancora della capacità minima di ragionare.

Naturalmente è totalmente estranea a questo discorso la scelta del vincitore, che non a caso era uno fra i (tanti) pronosticabili. Anzi aver scelto Edge apre lo scenario meno definito di tutti, dove praticamente tutti gli attori più importanti devono essere ancora allocati o ri-allocati. Probabilmente la sola certezza, ma ne parleremo settimana prossima a rabbia sbollita, è che Batista sarà tenuto lontano dal discorso titolato per spalleggiare Vince McMahon contro Bret Hart ed un suo eventuale “protetto”. Tutto il resto è ben misterioso: chi sarà campione sia a Raw che a Smackdown, ce la farà Michaels ad affrontare Undertaker, cosa farà Triple H.. sono solo alcune delle domande che il pay per view ci ha accentuato invece di chiudere con una risposta. E, almeno questo, non è certo un male.

Elimination Chamber è assai vicino, i partecipanti sono stati definiti e dunque ci sarà sicuramente da parlarne. Nonostante la struttura imponente che caratterizza questo particolare gimmick match, permettermi di dirmi che sarà comunque un ritorno allo scenario tradizionale, quello che vediamo undici mesi l’anno salvo l’interruzione tutta speciale costituita proprio dalla Royal Rumble, cui ho preferito dedicare completamente tutto questo numero, che concludo sperando di aver trasmesso quella sensazione di rabbia che è ben diversa dalla delusione, bensì corrispondente alla stessa sana sensazione che magari ha uno sportivo che sa di aver raggiunto un bel risultato, e questa Rumble lo è, ma con l’amaro in bocca costituito dalla consapevolezza che con quel briciolo di impegno di più e di distrazione in meno si sarebbero raggiunte posizioni ben più alte della classifica. Incontentabile? Forse.. ma davvero stavolta bastava davvero solo ragionarci un minimo.

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