TWC - News from Indoor War

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CM-Cena
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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da CM-Cena » 13/01/2019, 21:13

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Un tonfo secco. Una voce femminile, un po' acuta ma dura e decisa.

???: Questa volta hai proprio esagerato.

Un gemito, e poi un altro rumore terribile. In sottofondo, rumore di pioggia scrosciante.

???: Non scherzare con me.

Una seconda voce femminile, sofferente e affaticata si aggiunge.

???: La pagherai per questo, lo sai?

Una gelida risata spezza il rumore della pioggia come se la tagliasse in aria.

???: Con chi credi di parlare, stronzetta? Sei nel mio regno, qui, non in America.
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AH: Tokyo è mia.

Ayumi Haibara, mascherata e spalleggiata da due energumeni in giacca, cravatta e occhiali da sole, torreggia su una seconda figura rannicchiata contro il muro. Ayumi è vestita con un elegante completo rosso scuro.
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Denise Galanti, sanguinante dal naso e dalla bocca, tossicchia. Indossa solo una giacca di pelle sopra il reggiseno sportivo del suo ring attire.

AH: E da stasera, per te è chiusa.

La Haibara tira un pestone al volto di Denise contro il muro e la wrestler italiana si accascia priva di sensi in una pozzanghera sporca di pioggia e sangue. Ayumi si volta verso i suoi due accompagnatori e gli grida contro.

AH: Yukō, idō!

I due annuiscono e insieme i tre raggiungono l'uscita del vicoletto, dove ferma ad aspettarli c'è una limousine nera. Una delle due guardie del corpo apre la portiera per la Haibara che entra, seguita poi da entrambi i suoi accompagnatori. Fatto ciò, la limo sgomma via.
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Denise riprende i sensi, sdraiata su un letto in una stanza d'albergo. È avvolta in un accappatoio e ha il naso completamente fasciato, gli occhi pesti.

DG: Ah...

Davanti al letto, a trafficare su un computer portatile, c'è Cody Williams.
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CW: Perdonami, non ho fatto in tempo. Non pensavo ti aggredissero appena finito l'evento.

Denise fa un respiro profondo con la bocca.

DG: Oh, quella stronza la pagherà cara... al diavolo il piano.

CW: Mh.

Cody si gira verso di lei.

CW: Per ora vedi di riposare. Al piano ci penso io.

DG: Non funzionerà. Non ci puoi parlare. Tu non l'hai vista negli occhi.

CW: Cambieremo tattica.

La Galanti prova a girarsi su un fianco nel letto, ma l'operazione le risulta molto dolorosa e geme nel farlo. Una volta sistemata, chiude gli occhi.

DG: Quando ti sei fatto venire in mente qualcosa, dimmelo.

CW: Mh.

Sottovoce, Denise aggiunge qualcosa.

DG: Me la pagherà.



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Il capitano
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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 13/01/2019, 22:45

The Dark Year

Son of a Red Sun

Chapter 1: Cambion Birth
Il teatro, che conosce a memoria, è caldo, finalmente. Ci sono volute un paio d’ore, almeno, ma è tranquillamente abitabile adesso. E Gregory Montoia, in maglietta rossa e jeans, ne è piuttosto contento.
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Il lottatore osserva la sua calda camicia di flanella, appoggiata su un sedile ad asciugarsi, mentre sta lavando il palco con calma. Finalmente è riuscito a togliersi la cuffia, che ha appoggiato vicino alla sua giacca. È quasi l’alba, e questa nottata di sonno è andata, ma è contento di essersi accorto che qualcosa non andava. Recupererà il sonno, in qualche modo, e altrettanto non si può dire di Jessica. Greg scuote la testa, appoggiando il mocio che ha usato per pulire in un angolo. Con calma controlla il suo smartwatch, ma non ci sono notizie da nessun fronte. Sospira. Finalmente ricompare Jessica, vestita con una semplice tuta nera e delle scarpe da ginnastica rosa.
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È senza trucco, i capelli raccolti in una corta coda, ma sta meglio così, rispetto a come si trucca di solito. Si nasconde i lineamenti, che sono più fini di quelli che crede di avere. Sorride, e lui le sorride di rimando.

GM: Stai meglio?

Annuisce, arrossendo leggermente. Non se ne è nemmeno accorta, ma lui sì. Non gli sfugge nulla, neppure il più piccolo movimento. Non intende metterla sotto pressione, ha già avuto una nottataccia, non è utile che la costringa a provare a giustificarsi. Sa esattamente cosa le passa per la testa. È semplice. Mormorava quando è entrato, chiedeva aiuto. Non crede di essere pronta per sfidare Beverly. E quest’anno non l’ha aiutata. Non ha aiutato nessuno.

GM: Prendi questa.

Le lancia una barretta di cioccolato.

JM: Non ho molta fame.

GM: Ti fa bene.

Non vuole mostrarsi debole, ora. La capisce.

GM: Vado a portare via questo.

Prende il mocio, dandole le spalle, e andando nel dietro le quinte, appoggiando tutto in uno sgabuzzino. Quando torna la barretta è sparita, e un po’ di colore è tornato sul suo viso. Sorride placidamente.

GM: Sei pronta per uscire?

Scuote la testa. Ci vuole calma.

GM: Dai, siediti un po’.

Le indica una fila di poltroncine, lontane dalle giacche e dalle borse. Annuisce, un altro sorriso, più convinto, questa volta. Assomiglia a sua sorella, in alcune cose, e si siede, lasciando il posto per lui. Le si avvicina, sedendosi in maniera silenziosa. Per qualche minuto i due osservano il palco, ora vuoto. Lentamente lei appoggia la testa sulla sua spalla, respirando piano. Sì è messa un profumo, leggerissimo, di rosa, ma le sue narici, finissime, vengono assalite. Non è spiacevole, ma è come una coperta pesante sul suo senso dell’olfatto. Riesce anche a sentire il profumo dello shampo che ha usato, e del bagnoschiuma, in un miscuglio di dolce riconoscibile. Sono i soliti che usa. La riesce a riconoscere da dietro la porta, come riesce a riconoscere Viola. Sono mesi oramai che vive a stretto contatto con entrambe, molto di più che con la sua attuale fidanzata. Usa sempre un profumo diverso, lei. Si scuote leggermente. Jessica ha avviluppato le sue braccia attorno al suo collo, e sembra essersi addormentata. Rallenta il suo respiro, per muoverla il meno possibile, e lascia che il ritmo cardiaco rallenti il più possibile. Scende a quelli che crede siano trentacinque al minuto, più o meno. Può spingersi anche più in giù, con la giusta tecnica, ma non serve. Chiude gli occhi anche lui, ascoltando il respiro regolare di lei. Un po’ di profumo di menta arriva alle sue narici. Si è lavata i denti. Il cuore accelera leggermente, e lui lo riporta giù. Deve fare qualcosa su questa situazione, ma oggi non è il giorno giusto. Sa perfettamente di aver scelto la soluzione comoda per ora, facendo finta di nulla, ma non può evitarla per sempre. Sospira. Non oggi. Ha bisogno di tranquillità. Lei si gira, avvicinandosi ancora di più. Sta mormorando ancora, sospiri inintelligibili. Non sarà un sonno tranquillo, ma almeno sarà un sonno. Guarda il palco, sorridendo. Sì guarda attorno, finché non la vede, ancora lì. Una singola, unica, macchiolina di sangue. Quanti saranno, due, tre millimetri? È appena visibile per lui, da lì, non la sarebbe per nessun’altro. Soprattutto senza sapere dove cercare. Sì ricorda ancora come ci è arrivata lì. Leonard lo stava prendendo a pugni, mentre era a terra. Aveva già la mascella rotta, ma i colpi continuavano a piovere, finché uno non gli ha aperto lo zigomo, spargendo sangue ovunque. Non è un ricordo doloroso, non più. Ci sono dentro un Gregory ed un Leonard che non esistono più. Uno molto più innocente di allora, e l’altro molto meno. A un certo punto gli aveva messo la mano intorno al volto, in una Claw Hold. Non aveva mai sentito così male, mentre le ossa del cranio si incrinavano. Aveva sentito più male, e non di poco, dopo. Gli avevano sparato, lo avevano accoltellato, gli si era conficcata una scheggia di vetro sotto un unghia. Ma quello era il primo vero dolore che aveva provato. Ed era stato lungo, come se stesse cercando di schiacciare via il dentifricio da un tubetto. Aveva sentito gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite, ed aveva fatto l’unica cosa che poteva fare. Una Triangle Hold. Non eseguita in maniera pulita, nulla di elegante, ma era quello che gli aveva permesso di stare in vita. Erano stati bloccati così per svariati secondi, fino a che Leonard non lo aveva lasciato andare. Lui era strisciato fino al sacco da pugile sfondato, e lo aveva usato per cercare di rialzarsi. Ma non riusciva a smettere di ridere. Gli era piaciuto. Essere in pericolo, ad un passo della morte, aveva risvegliato qualcosa in lui. E per la prima volta Leonard lo aveva guardato come si guarda un uguale, gli occhi carichi di disgusto. Era diventato un demone a sua volta. Lo sente ancora, dal fondo della sua mente, il demone. Lo invita a fare cose con Jessica che preferisce non ripetere. Non è spaventato, però. Il demone è sotto controllo, in una gabbia, come una cavia per la ricerca. Gli dice cosa non fare, e lui è felice di non farlo. Lo aveva ascoltato, in altri periodi, ma si era sempre fermato. Non è fiero di essere riuscito a domarlo. Doveva farlo, e lo aveva fatto. Poteva riassumere così tutta la sua vita. Ogni volta che c’era da fare qualcosa, la faceva. Solo perché era la sua responsabilità. Deve risolvere la questione di Jessica. Sa anche di averla ferita, obbligandola a combattere al posto di Viola, ma era la cosa migliore. Deve imparare a fidarsi di più di lui. Ed è per questo che non le spiegherà perché lo ha fatto. Si passa una mano nei capelli, respirando piano, a tempo con il respiro di lei. Sì sono sincronizzati tempo fa, non saprebbe nemmeno dire quando. Il respiro di lei è un solletico sul collo, ed ora sente la menta molto più di prima. Le vuole bene, anche se si conoscono da poco. E non perché è la sorella della sua fidanzata. Non vuole ferirla. Una parte di lui gli ricorda che non può ferirla, ma la mette a tacere. Non c’entrano gli Watchmen. Gli Watchmen sono lavoro, e basta. Gli piace essere uno Watchmen, e, per una volta, essere al comando, ma è solo lavoro. No. Non vuole ferire Jessica perché le vuole bene, e perché sorride, dentro di sé, quando sente il suo profumo di bagnoschiuma e shampo da dietro la porta. Non vuole ferirla perché lo rispetta, e gli occhi le si illuminano se le dice che si è allenata bene. Non vuole che sia una questione di lavoro, fra loro due, e fra lui e Viola, come si è ripromesso che non sarebbe stata una questione di lavoro con Jimmy. Sente il suo demone ringhiare, ma non gli importa. Non vuole stare simpatico al mondo, non gli interessa, ma a loro si. Lei si muove ancora, aprendo gli occhi. Sono più delle nove. Lo sa senza guardare l’orologio, non ne ha bisogno. Gli occhi neri di lei lo osservano.

JM: Mi sono addormentata?

GM: Sì, ma hai fatto bene.

Lei sorride. Un sorriso pieno di speranza. Risponde, amicale, poi le da un buffetto sulla guancia.

GM: Dai, alzati. Temo che oggi tu mi abbia costretto a prendermi un giorno libero.

JM: Davvero? Non volevo.

GM: Non ti preoccupare. Ti porto a fare colazione.

JM: Ma non sono nemmeno truccata.

Sorride di nuovo. Sta meglio così davvero.

GM: Non ti preoccupare, non ti vede nessuno.

Si alzano, insieme, e lei lo guarda di nuovo.

JM: Come hai fatto a trovarmi?

GM: Fortuna. Mi sono alzato per recuperare un file, e ho visto la porta del tuo appartamento aperta. Ho immaginato saresti venuta qui.

JM: Grazie.

GM: Non ti preoccupare. Dai, devi mangiare qualcosa.

Si dirige verso la sua camicia e la infila, recuperando poi la sua giacca e passandola a Jessica.

GM: Metti su. Fa freddo fuori.

JM: E tu?

Ridacchia. Non si fida ancora abbastanza di lui per sapere che è sempre pronto a tutto.

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Il capitano
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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 14/01/2019, 16:53

The Dark Year

White Noise

Chapter 1: Nothing remains of us
Il brusio continuo. Piatto, senza ritmo, incomprensibile. Stancante, a volte, per chi ne è bombardato tutto il tempo. Gli sguardi che le passano sul volto, diffidenti. Tutti uguali, freddi, lontani. Il dolore al ginocchio, costante, leggero, pungente, pulsante. Non le piace stare lì. Viene trattata come un parassita. Non le importa. Le importa di molto poco, oramai. Non è depressione. Non effettivamente. È solo rassegnazione. Dove c'erano aspettative, rimpianti. Dove c'erano amici, estranei. Dove c'era lei, vuoto. Non rimaneva nulla, nulla di lei, la sua vita un costante rumore bianco che le scorreva addosso, aspettando di alzarsi e andare a lavoro. Esisteva per qualche ora ogni due settimane, e poi tornava a sparire, l'anima col pilota automatico. Le uniche persone che la capivano non potevano esserci sempre, e l'unica che sapeva davvero cosa provasse non c'era. Lei l'ha vista la prima volta quando è tornata mascherata. L'ha osservata dal tetto, era nel parcheggio. Le sfuggiva ancora un sorriso. Le sfugge ancora, se ci pensa. Non pensa che riuscirà mai a passarle. Nonostante l'abbia uccisa, nonostante l'abbia spezzata in mille pezzi. Sapeva che poteva andare così. Sapeva che tutto poteva sparire, eppure non lo aveva fatto. Non rimaneva più nulla di loro, ma non tutto era perduto.

CB: Viola?

Il suo nome le fa alzare lo sguardo.
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Il dottor Chris Brooks la sta osservando, lo sguardo preoccupato.

VV: Scusami Doc. Ero persa nei miei pensieri.
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Viola Vixen si alza in piedi, appoggiandosi al suo bastone da passeggio. Indossa una felpa bianca, il cappuccio tirato su, e dei jeans, e guarda il dottore sottecchi. È il suo turno. Entra nel suo studio, sospirando. Si raggomitola in una sedia, prendendo un bastoncino di liquirizia dalla tasca della felpa e mettendosi a masticarlo. Il dottore si siede dall'altra parte, osservandola di sottecchi.

CB: Sono tornati i risultati delle tue urine. Sei pulita.

Non risponde.

CB: Ho anche le analisi del sangue. Mi sembra sia tutto normale. Il ginocchio?

VV: È sempre indolenzito.

CB: Ho visto le radiografie prima dell'intervento. Il fatto che tu stia camminando, lasciamo stare combattendo, è miracoloso. Chiunque ti abbia sistemato è un genio della ortopedia.

VV: Già.

CB: Se ti interessa, per cercare di accelerare il processo di guarigione possiamo fare lo stesso programma di onde che avevi fatto per la spalla. Dovrebbe evitare calcificazioni, e disinfiammare. Ovviamente servirebbe del riposo, ma non credo riuscirò ad ottenerlo da te, vero?

VV: Già.

CB: Ti direi di seguire una dieta, ma mi pare tu abbia già perso un sacco di peso.

VV: Cinque kili, ma ho abbattuto il più possibile la massa grassa.

CB: Non scendere sotto questo peso, mi raccomando. Devi tenere anche dei muscoli forti che aiutino le ossa. Ok?

Annuisce. Chris la osserva ancora di sottecchi, poi si alza in piedi.

CB: Dai, iniziamo subito con la prima seduta?

Viola alza lo sguardo. Sta tentando di sorridere. Sorride anche lei, alzandosi, e lo abbraccia. Quando si staccano, lui sorride in maniera più tranquilla.

CB: Mi ero preoccupato.

VV: Lo so.

CB: Dai, tirati su i jeans, che cominciamo.

Annuisce, sedendosi sulla brandina e tirandosi su i pantaloni, lasciando scoperto il ginocchio sinistro. Lui prende un macchinario e lo appoggia sul suo ginocchio, accendendolo. Le vibrazioni sono dolorose, ma costanti, e si possono sopportare. E il dottore fa attenzione a non farle mai troppo male, gli occhi socchiusi per osservare con attenzione dove passare. Si appoggia con la schiena al muro, pensando. Forse non è vero che non rimane nulla. Alcune cose sono restate. Amici, con cui si dovrà ricostruire la fiducia, sicuramente. Nemici, con cui ci si dovrà scontrare, ovviamente. E il rumore bianco, il brusio, gli sguardi. Quello rimane, non se ne va via. E se a volte sembra svuotare il tutto di significato, a volte sembra darne uno. Non è ancora pronta, lo sa. Ma la sarà. Non è più sotto la libreria. Va tutto bene.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da CM-Cena » 14/01/2019, 21:53

Spoiler:
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Che poi non è che fosse così tanto male, pensò. Barcollò fino alla ringhiera, cercando di distinguere e dare significato ai mille puntini luccicanti davanti a sé. Scoppiò a ridere, sporgendosi verso la strada sottostante. Fitta allo stomaco.

Oh Dio

Lasciò cadere la bottiglia che si infranse sul marciapiede con un rumore simile a quello di un'esplosione.

Patetica

Smise improvvisamente di ridere. Barcollò.

Perché non torni?

No non voglio.

Allora sei inutile

Hai ragione.

Con un po' di difficoltà, sollevò una gamba sopra la sbarra di ferro, poi anche l'altra, e ci si mise precariamente a sedere.

Fallo

No

Fallo o torna da me

Ti prego smettila per favore

Lily?

Una mano si poggiò sulla spalla di Lilith, e fu come tornare improvvisamente da una realtà ovattata. Una vecchia compagna di classe, Rebecca Chase la abbraccio da dietro, per poi spingerla a sé, lontana dalla ringhiera.

RC: Che cazzo ci fai qui?!

Lilith la osservò con occhi sbarrati.

LW: Reby?

RC: Mi hai chiamata tu, hai detto delle... cose. Mi sono spaventata e sono venuto a vedere cosa stava succedendo.

Rebecca iniziò a singhiozzare. Lilith non comprendeva.

RC: Puzzi di vodka, Lily... Vieni.

L'amica avvolse il braccio sano di Lilith intorno al suo collo.

LW: Dove andiamo?

RC: Da me, come ai vecchi tempi, eh?

C'era qualcosa di sbagliato.

Qualche ora dopo, la giostra del mondo si era un po' fermata. Sul letto di Rebecca, Lilith la osservò mentre la bassista della loro band del liceo se ne stava a guardare fuori dalla finestra. Lilith si portò una mano alla testa, lamentandosi.

LW: Scusami.

Rebecca scosse la testa.

RC: Pensavo avessi smesso.

LW: Di bere?

RC: Anche.

Lilith sospirò. Rebecca si girò verso di lei.

RC: Saresti dovuta rimanere con noi.

LW: Lo sai che non posso... la mia carriera-

RC: LA TUA CARRIERA TI STAVA AMMAZZANDO!

Calò il silenzio. Rebecca, un po' tremante, respirò profondamente.

RC: Non c'è stata la tua carriera a portarti via da quella ringhiera. C'ero io. Solo io. E non posso più farlo, Lily. Non ce la faccio.

LW: Lo capisco.

Di nuovo, le due rimasero qualche secondo zitte.

LW: Posso fare qualcosa per farti stare meglio?

Rebecca abbassò lo sguardo, intristita.

LW: Ehi. Vieni qui.

Con un po' di fatica, Lilith si scostò un po' di lato sul letto, mettendosi seduta contro la parete per fare spazio a Rebecca. Questa la raggiunse, sedendosi accanto a lei con le braccia incrociate.

LW: Mi dispiace. Davvero.

E lo sentì di nuovo, il cuore battere forte e una scarica di adrenalina per tutto il corpo. Lilith avvicino il volto a quello di Rebecca, e dopo qualche secondo, la baciò. Rebecca continuava ad avere lo sguardo basso.

RC: Non so se voglio farlo ancora...

Finalmente, lo sguardo delle due si incrociò. Lievemente, Lilith poggiò la mano dolcemente sulla guancia di Rebecca, poi la baciò nuovamente. Durante il bacio, la lottatrice trascinò lentamente il corpo dell'amica contro il suo, sbilanciandosi e lasciando che Rebecca la sovrastasse, sdraiandosi. Come se si muovessero da sole, le mani di Lilith scivolarono sotto la maglietta dell'amica, verso la schiena. Raggiunse a cinghia del reggiseno della sua amante, e lo slacciò.

Patetica

Fa silenzio

Poteva sentire il cuore scoppiarle fuori dal petto. Ne aveva bisogno, oh, se ne ho bisogno
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Silenzio.

RC: Mi ami, Lily?

Silenzio.

Silenzio.

Silenzio.

Singhiozzii.

RC: Vattene dalla mia casa e non tornare mai più.

straight edge savior
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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da straight edge savior » 22/01/2019, 14:42

YOUNG SPARTANS

03/01/19
Piove a New York, all'interno della Elektra Murdock Wrestling Academy lei e John Dorian stanno ultimando i preparativi prima della grande apertura. Elektra sta spostando uno scatolone quando intravede dal vetro della porta due giovani ragazzi fermarsi davanti all'ingresso. Fradici, i cappucci dei giubbotti ben calati sulle loro teste, si portano dietro due modesti borsoni da palestra. Uno dei due tiene in mano uno smartphone e parla all'altro indicando lo schermo. Lui alza lo sguardo ma scuote la testa. Quando però intravede la figura di Elektra annuisce vigorosamente, indicandola anche all'altro che condivide il suo entusiasmo. Elektra li guarda straniti mentre iniziano a bussare alla porta. Posa lo scatolone e si avvicina all'entrata mentre JD impugna il suo bastone da passeggio come una mazza. La donna apre la porta ed i due ragazzi si fiondano all'interno, scrollandosi la pioggia di dosso. Si inchinano ripetutamente ringraziando Elektra, si sfilano i cappucci rivelando le loro facce.
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Si rivelano essere due giovani ragazzi dai lineamenti asiatici, molto simili tra loro. Entrambi con dei capelli mori, uno mingherlino, un po' più basso rispetto all'altro che sembra più fisicato. Il più piccolo porta dei capelli corti e un viso rasato mentre il più grande li porta un po' più lunghi con un pizzetto sul mento. Questo si inchina di nuovo.

???:Grazie mille, signora Murdock! Perdoni la nostra rudezza e lasci che ci presentiamo. Il mio nome è Goro Nagai.

Anche l'altro si inchina.

???:Il mio è Kiryu Nagai, siamo fratelli e siamo venuti direttamente dal giappone per poterci iscrivere alla sua scuola.

Elektra li guarda strabiliata, John si avvicina.

ELK:Wow, ragazzi, non so che dirvi. Sono molto onorata che abbiate attraversato il mondo solamente per venire da me ma purtroppo la scuola non è ancora aperta al pubblico. Abbiamo dovuto lavorare parecchio su questo locale e non siamo ancora pronti, come avete potuto vedere dalla mancanza di insegne all'esterno. Mi dispiace, questa cosa mi riempie davvero il cuore ma non potreste ritornare tra un paio di settimane quando saremo pronti per l'apertura ufficiale?

I due fratelli sembrano avviliti.

GN:Comprendo, signora Murdock, ma non potrebbe fare un'eccezione? Mentre tutti i nostri amici festeggiavano il nuovo anno noi siamo stati tutta la notte a lavorare, come tutto il resto dell'anno, per poter mettere abbastanza soldi da parte per il viaggio in America e poterci permettere l'iscrizione ad una scuola di wrestling.

KN:Ed abbiamo voluto scegliere la sua, perché volevamo essere i primi. Noi come lei guardiamo sempre con buon'occhio a certe attività che hanno il coraggio di esporsi ed iniziare qualcosa di nuovo. Inoltre il nostro obiettivo è ottenere un giorno un contratto TWC e poter riportare onore alla categoria del tag team wrestling che da troppo viene snobbata.

GN:Siamo dei grandi sognatori, signora Murdock, potrebbe pensare magari che speriamo fin troppo, ma noi abbiamo fame. Siamo giovani, siamo incazzati ed abbiamo fame di tutto. Sono anni che cerchiamo di sfondare, senza aver mai ricevuto una concreta possibilità, ed ancora non abbiamo ottenuto nulla. Costretti a lavori umilianti pur di poter portare avanti i nostri sogni.

KN:Vede, signora Murdock, potrebbe sembrarle strano che siamo giunti dall'altra parte del mondo per poter raggiungere i nostri sogni quando la nostra patria offre così tante possibilità. L'ambiente del wrestling giapponese è senza dubbio stupendo, ma ci sono parecchi problemi dietro le quinte. Per colpa di alcuni problemi familiari hanno rifiutato di prenderci nei dojo che contano. Perciò abbiamo deciso di fare questa pazzia, abbandonare la nostra casa, salutare la nostra famiglia e i nostri amici, e provare a sbarcare il lunario dall'altra parte del mondo con tutta la nostra vita racchiusa in due miseri borsoni.

GN:Perciò la scongiuriamo, signora Murdock, di farci iniziare il nostro allenamento il prima possibile. Non abbiamo alcun posto in cui stare e molto difficilmente riusciremo a trovare lavoro in breve tempo di questi tempi. Aiuteremo in ogni modo possibile, dormiremo sul pavimento della palestra senza problemi, perché siamo così affamati che siamo disposti a mangiare la luna e il sole pur di rendere realtà i nostri sogni.

Elektra sembra particolarmente toccata dal racconto dei ragazzi, JD prende parola prima che possa farlo lei.

JD:Quali sono i vostri punti di forza, ragazzi?

GN:Potenza, forza esplosiva.

KN:Velocità, agilità felina.

JD:Però, un'accoppiata mica male. Domattina alle sei qui dentro ed iniziamo a fare sul serio, questa sera vi facciamo vedere un po' la città e vi facciamo mangiare come si deve. Che ne dici, Elle?

La greca sembra sgomenta inizialmente ma subito annuisce con un sorriso.

ELK:Mi sembra un buon piano. Vedo che siete ragazzi seri e ben determinati ma vi avverto comunque: non ci andremo leggeri, lavoreremo molto duramente per darvi la miglior preparazione possibile. Verrete con noi ad ogni show TWC ed aiuterete la produzione, a montare e smontare il ring e tutto il resto, così potete fare un po' di conoscenze nel frattempo. Qual è il vostro livello attualmente?

GN:Siamo pienamente in possesso delle basi del pro wrestling. Siamo in grado di stare su un ring senza rischiare l'osso del collo per una sciocchezza.

Elektra sorride.

ELK:Tesoro, in questa disciplina puoi anche essere il migliore del mondo ed avere decenni di esperienza alle spalle, ma c'è sempre il rischio di spaccarsi il collo per una sciocchezza. Fidatevi, vi parlo per esperienza diretta.

JD:Quello del wrestler è un mestiere infame. Potete vedere da entrambi noi che in breve tempo il fisico viene ridotto a pezzi fino a quando non si è più in grado di salire su un ring. Ricordatevelo sempre, fate attenzione a quello che fate, non ammazzatevi compiendo rischi inutili per prendervi qualche applauso in più.

ELK:Comunque visto che siete già in grado di stare su un ring faremo il possibile con i nostri contatti per potervi dare un po' di esperienza in dark matches od altro quando possibile. Lavorerete come rookie concentrandovi sulle basi, tutto il resto verrà dopo, suppongo voi conosciate bene il concetto di Young Lions. Beh, credo che ci siamo detti tutto: Goro, Kiryu, siete ufficialmente i primi Young Spartans della Elektra Murdock Wrestling Academy, benvenuti!

Elektra sorride mentre gli occhi dei due ragazzi si illuminano di gioia e si inchinano nuovamente per ringraziarla.

KN:Grazie infinitamente, signora Murdock e signor Dorian! Non la faremo pentire di questa scelta.

JD:Lo spero vivamente! Per quanto riguarda stanotte potete aiutarmi a spostare qualche scatolone nel mio nuovo appartamento qui e passare la notte lì. Per ora c'è spazio in abbondanza. E non inchinatevi di nuovo, per piacere, non c'è bisogno. Che ne dite adesso di quel giro turistico? In fondo anche io devo imparare a conoscere meglio questo inferno di città.

ELK:Andate pure, ragazzi, io rimango qui a sistemare un po' di cose, ci vediamo più tardi.

I due vengono accompagnati da JD fuori dall'edificio mentre Elektra rimane imbambolata con un sorriso sul volto, eccitata per l'inizio di questa avventura.

Simon
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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Simon » 24/01/2019, 11:59

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Corridoio, Vincent Cross cammina e tutto si scuote.

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Si guarda intorno, velocizza il passo, fissa la porta in fondo al corridoio, si guarda intorno, continua a velocizzare il passo, quasi corre, arriva alla porta, prende la maniglia, apre.

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Corridoio, Vincent Cross cammina e tutto si scuote. Si guarda intorno, velocizza il passo, fissa la porta in fondo al corridoio, si guarda intorno, continua a velocizzare il passo, quasi corre, arriva alla porta, prende la maniglia, apre.

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Corridoio, Vincent Cross cammina e tutto si scuote. Si guarda intorno, velocizza il passo, fissa la porta in fondo al corridoio, si guarda intorno, continua a velocizzare il passo, quasi corre, arriva alla porta. Si guarda intorno.

VC: AAAAAARGH!


Vincent colpisce la porta con un calcio. Una camera da letto color verde e marrone con un letto matrimoniale color oro.
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Virgil Brown e Sylvie Rossen si stanno baciando, sdraiati sul letto. Sylvie guarda suo figlio Vincent, sorridendogli.

SR: Lo vuoi un nuovo papà Reggie!?

Cross si gira guardando dietro di sé. Davanti a lui c'è solo Virgil Brown, che gli porge una maschera.

VB: Vorrei essere più gentile con te, dico davvero. Ma non posso ragazzo, non posso. Hai bisogno di qualcun-

Cross prende la maschera e la getta via, si gratta furiosamente i fianchi e digrigna i denti. Si gira dietro di sé, la camera da letto ora è color blu e nero ed il letto è interamente grigio.

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Jack Keenan è seduto sul letto, accarezza la cintura da campione TWC. Cross continua a grattarsi, inginocchiandosi.

JK: Cosa vuoi Vincent Cross? Vuoi sbavare ancora un po' su questa cintura? Vuoi rompermi il cazzo? Vuoi sperare ch-

Lampo di luce. Jack Keenan è stato sparato alla testa, il suo sangue ricopre il letto e le pareti della stanza, tutta in rosso. Ai piedi del letto, a fissare il cadavere di Jack Keenan, Lance Murdock.

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Lance ripone la propria pistola dorata nella tasca dei pantaloni, e prende la cintura massima, ora non più sporca di sangue. Se la mette sulla spalla e fissa Cross, che ha smesso di grattarsi ed è immobile.

LM: Ero pronto.

La stanza viene inondata dalle fiamme. Tutto brucia, il mondo, la camera, la neve e Lance Murdock brucia, morendo dinanzi a Cross. Cross brucia, la sua pelle prende fuoco, diventa un teschio. In lontananza, il ruggito di un drago felice. Occhi. Vincent Cross è ritornato in sé. E' integro. E' al centro di una stanza bianca, davanti a lui il TWC World Heavyweight Championship su di un piedistallo.

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Cross lo prende, questo si frantuma in mille pezzi. Qualcuno gli stringe la mano con violenza e gli pesta il piede destro.

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FF: Tutto alla brigata.

Fref Franke colpisce Vincent Cross con una testata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata. Tutto alla brigata.

Spoiler:
Cross si rialza con un urlo. Notte fonda. Si guarda intorno, nella propria camera non c'è nessuno. Col respiro affannato Cross si mette i pantaloni della tuta ed esce dalla stanza, avanzando con fare deciso ma anche maldestro, andando ad aprire la porta di una camera. Nel letto ad una piazza, Alejandro Signos.

VC: SVEGLIA!

Alejandro ha un sussulto.

AS: Que? Que pasa? Que hora es?

VC: Non lo so.

AS: Ah.

Alejandro torna a dormire.

VC: Chiamamo tutti.

Silenzio.

VC: Abbiamo dei tentati omicidi da compiere.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da CM-Cena » 25/01/2019, 12:13

Spoiler:


Per una migliore fruizione del promo, impostate questa traccia in loop prima della lettura. Siete ancora qui.
Buio. Apri gli occhi.
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La Città torreggia sopra Lilith, sdraiata nella pozzanghera. Ad essere onesti, l'acqua fredda della pozzanghera non la infastidiva ormai più di tanto. Tenendo le mani congiunte poco sotto il petto, Lilith fece vagare il suo sguardo verso l'alto all'infinito, nella nebbia vaporosa e immobile. Trovandosi nella piazza centrale, con la coda dell'occhio può scorgere le ombre imponenti dei palazzi che la circondano in un infinito domino di cemento.

AA: Non è bellissima?
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Alice si siede accanto a Lilith, che non si scompone. Lilith posa per un secondo lo sguardo su Alice, poi lo distoglie immediatamente e torna a guardare verso l'alto.

LW: Forse.

Segue un altro breve momento di silenzio.

AA: Dammi l'accendino, Lily.

La giovane fruga nella tasca del cappotto, ed estrae l'accendino giallo, per poi porlo ad Alice.

LW: Tutto tuo.

AA: Stai imparando di nuovo tutto.

LW: Uh-uh.

Lo sguardo di Lilith si abbassa.

AA: Vuoi che ti faccia vedere la tua stanza?

LW: No.

Alice strizza gli occhi.

AA: Hai un labbro rotto.

Lilith si porta la mano destra al labbro inferiore e lo tocca, per poi portarsela davanti agli occhi. Il suo dito indice è sporco di sangue. Dunque, Lilith si morde il labbro rotto.

AA: Ti volevo avvertire di non uscire dai confini. C'è una scocciatrice che continua a stare lì, ad aspettare.

LW: Sì, ho saputo. Prima o poi ci farò qualcosa.

AA: Prima erano in due. Una se n'è andata l'altra notte.

LW: Lo so. L'ho mandata via io.

AA: Brava. Non ti serve lei, qui. Hai me.

Alice accarezza dolcemente i capelli di Alice.

AA: Il rosso ti sta bene.

LW: Stavo iniziando a considerare il blu.

AA: No, vanno bene così.

LW: Ok.

Lilith si lascia scappare un brivido lungo il corpo. Alice lo nota.

AA: Avresti meno freddo, se decidessi di tornare nella tua stanza.

LW: Non voglio.

AA: Certo che lo vuoi.
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Lilith si rigira nel letto.

AA: Bene così. Hai tutto quello che ti serve, qui.

Detto ciò, Alice esce dalla stanza. Lilith si volta verso il lato del letto che da sul muro, prende il lenzuolo e se lo tira fin sopra le spalle.

LW: Sono ancora qui.

Occhi chiusi.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 26/01/2019, 16:42

The Dark Year

Trust in Black

Chapter 2: Pair ou Impair
Sono le tre di notte, e non ha sonno. Non riesce proprio a dormire, intrappolata in pensieri che non riesce a srotolare del tutto. E probabilmente stare seduta a terra, la fronte appoggiata alla porta finestra della sua stanza, a guardare la neve, non aiuta.
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Jessica Morton non è felice in questo momento. Non capisce perché, ma non riesce a sorridere, quando pensa al suo futuro. Il suo respiro lento crea un piccolo cerchio di condensa sul vetro, che si espande e restringe ritmicamente. Vorrebbe essere abbracciata, tutto qui. A volte risolveva infilandosi nel letto di Viola, ma non le basterebbe, stasera. Non è il caldo, o l'affetto quello che cerca. Sospira, creando un cerchio più grande del solito. Si rialza. Ha bisogno di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Si stringe nella maglietta che indossa, vorrebbe andare ad allenarsi, ma non vuole andarci da sola. Si infila dei pantaloni, a caso, poi una felpa. Si guarda attorno, poi prende il telefono. Passa qualche istante ad osservarlo. Dopo un po' di tempo scrive qualcosa. La risposta arriva dopo qualche secondo. Una nota vocale.

GM: Non più, dimmi.

Scrive di nuovo. Questa volta la risposta è scritta, affermativa. Si getta al volo in bagno, lavandosi i denti, e poi si infila le scarpe, uscendo dalla porta ed afferrando una giacca al volo. Sale canticchiando sottovoce una canzone, e presentandosi davanti alla porta di lui.
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Gregory Montoia esce dal suo appartamento, un sorriso stanco sul volto, ma gli occhi nocciola accesi come sempre. Indossa una felpa rossa con il cappuccio ed un paio di jeans, ed ha i capelli leggermente arruffati.

GM: Non riesci a dormire?

Gli si getta contro, abbracciandolo, per poi staccarsi. Lui sorride di nuovo, passandole una mano sulla guancia.

GM: Direi di sì. Davvero vuoi andare sul tetto?

Annuisce. Lui la guarda con calma, poi si lascia sfuggire una risata tranquilla.

GM: Hai la felpa su al contrario.

Arrossisce, per poi sfilarsela e metterla dritta. I due si incamminano verso il piano superiore, aprendo la porta del centro di comando degli Watchmen, ed uscendo sul balcone. Il primo ad arrampicarsi è Greg, che poi tende la mano a Jessica, e i due si ritrovano sul tetto. La neve sta scendendo fine, e non si è ancora posata. La lottatrice si infila la giacca, osservandolo.

GM: Siamo qui.

I fiocchi di neve si posano sui capelli di lui. Ci sono cose che andrebbero dette, cose che andrebbero fatte, ma non ha il coraggio ora. Sorride, alzandosi in piedi ed abbracciandolo di nuovo. Rimane così per qualche secondo, poi lui ricambia, stringendola a sé. Ne aveva bisogno, ma manca ancora qualcosa. Sente lentamente le lacrime che iniziano a scenderle sulle guance. Non è abbastanza. Non la è mai stata. Cerca di allontanarsi, lo sta sfruttando, ma lui la tiene stretta contro di sé. Le appoggia la guancia contro la testa, coprendola il più possibile. Vorrebbe rimanere così per sempre, e sentirsi al sicuro, ma sa che non può. Non è abbastanza per lui. Non è abbastanza per la TWC. Non è abbastanza per nessuno. Non la è mai stata. Ma lui la tiene lì, immobile. Deve avere la schiena coperta di neve, oramai, ma sembra non importargli. Vuole smettere di piangere, e tira su con il naso.

GM: Non ti fermare. Sfogati.

JM: Perché ti fidi di me?

GM: Tu perché lo fai?

Non risponde. Non lo sa. Perché si fida di lui? Forse perché quando incrocia il suo sguardo, tutti i suoi problemi svaniscono. O forse perché sa esattamente quello che le passa nella testa, in ogni istante. Probabilmente anche in questo. Arrossisce, il volto premuto sul suo petto.

GM: Sei arrossita?

JM: No.

Ridacchia appena, sottovoce, e lentamente la contagia. Ridono insieme, sotto la neve, immobili.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 27/01/2019, 20:12

The Dark Year

Son of a Red Sun

Chapter 2: Enough
Gregory Montoia tiene davanti a sé due tazze di cioccolata calda, sospirando.
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Il canadese è in maglietta a maniche corte, anche lei rossa come sempre, e jeans, la sua felpa lasciata appesa ad una sedia per asciugarsi. Non ha freddo, il riscaldamento a pavimento rilascia un calore uniforme, che ha rapidamente scacciato l'umidità dalle sue ossa. Ma si sente sempre un po' nudo senza la sua cuffia. Non si è ancora abituato a portare i capelli corti. Non si abituerà mai, probabilmente. Ma doveva lottare seriamente, non può permettersi di lasciare vantaggio ai suoi avversari. Non può permettersi di abbassare la guardia. Nessuno è al suo livello, ma questo non vuol dire che è invincibile. Anzi, presto inizieranno a capire che è pericoloso ed inizieranno a cercare di eliminarlo con ben più convinzione. Cercheranno di colpirlo dove fa più male. Lo sa già, e lo sanno anche loro. Le sta mettendo in pericolo, ma ha bisogno di loro. Scuote la testa, dirigendosi verso il soggiorno.
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Jessica Morton è arrotolata in una coperta, e sta guardando un film in silenzio, gli occhi neri concentrati sulle immagini. Un'altra nottata insonne, ma vuole che lei stia bene. È perfettamente consapevole del perché ha preso una coperta. Vuole sfruttare la cosa per abbracciarlo. Sente una punta di tristezza, in fondo al cuore. Non si è ancora occupato della cosa. Come sempre è molto più carina mentre è lontana dagli show. Si trucca meno pesantemente, e questo la rende più giovane. Gli scappa un sorriso. Si siede vicino a lei, allungandole una tazza, che lei prende facendo comparire una mano dalla coperta. Gli sorride.

JM: Hai freddo?

GM: Sto bene.

Rimane in silenzio, tornando a prestare attenzione al film. La sente che si sposta sotto la coperta. Questa volta non si è messa alcun profumo, ma riesce tranquillamente a sentire il profumo del suo shampoo e del suo bagnoschiuma. Inspira profondamente. Riesce a sentire il profumo della menta del suo dentifricio. Chiude gli occhi un istante, respirando più lentamente. Riapre le palpebre, tornando ad osservare l'amica. Ha gli occhi neri concentrati sul televisore, ma si sta lentamente avvicinando.

JM: Dai, non prendere freddo.

Scosta leggermente la coperta, rivelando il modo in cui è rannicchiata, per poi passargli le braccia attorno al collo, abbracciandolo. Lo copre con la coperta, stringendosi contro di lui. Ora può sentire il profumo della sua pelle. Non ci ha mai fatto caso, ma riesce a riconoscerlo. Lei getta una gamba sulle sue, per poi recuperare la tazza di cioccolata e bere un sorso.

GM: Ti sta piacendo?

JM: Non è male, anche se non so se è il mio genere.

GM: È un film italiano, e probabilmente renderebbe di più capendolo.

JM: Sì, i sottotitoli non sono la stessa cosa.

Lo guarda di nuovo con gli occhi neri. I suoi profumi lo avvolgono, la menta, il cioccolato, la vaniglia. Si avvicina. Dovrebbe fermarla, ma non ci riesce. Le labbra di lei si appoggiano sulle sue, e poi le loro lingue si incontrano. Sa anche di cioccolato e menta. Si stacca, appoggiandole un dito sulle labbra.

GM: Jessica.

Si guardano. Rimangono entrambi in silenzio.

GM: Jessica. Ascoltami.

Allontana il dito, osservandola negli occhi.

GM: Ti voglio bene, Jessica. Ma sono fidanzato con tua sorella.

Jessica chiude gli occhi, da cui iniziano a scendere lacrime.

GM: Jess, per favore. Non piangere.

Appoggia la fronte contro la sua, respirando piano.

GM: Sono qui. Sono qui. È colpa mia. Avrei dovuto parlartene prima. È colpa mia.

Le prende le guance fra le mani, cercando di asciugarle le lacrime.

GM: Jess. Ti voglio bene. E non so cosa sarebbe successo nelle nostre vite se ti avessi conosciuto in un altro momento. Sei una bella ragazza e una bella persona.

JM: Non sono abbastanza.

Lei apre gli occhi e lo guarda.

JM: Come sempre. Non sono abbastanza.

GM: Jess. Non è vero. Non sei tu. Non ci pensare nemmeno.

La stringe a sé. Lei prova ad allontanarsi, ad andarsene, ma lui la tiene stretta. Inizia a colpirlo, sempre più forte, ma non la lascia andare. Non intende perderla. Lo colpisce sugli addominali, dove ha ancora i lividi del colpo di tubo, ma non si muove. Lascia che si sfoghi, che lo colpisca per svariati secondi. Sono colpi dati con furia, non con intenzione. Non fanno male davvero. La stringe a sé, ancora di più.

GM: Jess.

Sta iniziando a sanguinare da un taglio che gli ha fatto sul fianco, mentre le si sono spellate le nocche.

GM: Jess.

Si ferma, le due tazze di cioccolata sono volate per terra, ha il volto rosso, le lacrime che continuano a scendere, il naso che cola. Lo osserva, furente, e lui la guarda negli occhi neri. Le asciuga lentamente le lacrime, con un sorriso. Sono sporchi di sangue e cioccolato, lacrime e sudore. Gli prende il volto tra le mani a sua volta, infilandogli le unghie nella carne. Si osservano per qualche istante, poi lentamente si avvicina di nuovo. Di nuovo il sapore della menta, e poi il cioccolato. Ne ha bisogno, crede. Ne hanno bisogno entrambi. È sbagliato. E se ne pentirà. Ma non è più in controllo della situazione. Si lascia andare. Lascia che sia il suo corpo a controllare la situazione, e non la sua mente. È bella, così. Non se n'era mai reso conto davvero.

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01·06·2018

Messaggio da NotOnlyWWE » 27/01/2019, 20:51

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Licoride guarda la propria immagine riflessa sullo specchio. Le mani che si allungano sul volto. Il mento all'insù, si volta ora di qua, ora di là, si gira e rigira, le forme mozzafiato. Perfetta. La maschera è sciupata, quasi come se fosse stata raccolta dopo essere stata lasciata sull'autostrada sotto il sole di mezzogiorno all'ora di punta.
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01·06·2018
Oltre centomila persone stanno assistendo dal vivo alla quarta edizione dello spettacolo più grande dell'anno. Da qualche parte, in mezzo alla folla, una ragazza dai capelli lunghi e biondi e dall'aspetto che incanta, trova posto, circondata da un'orda di energumeni in delirio.
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Augusta guarda giù, ha gli occhi lucidi. Sorride e applaude all'impazzata.

JR: Signore e signori, ecco a voi l'Imperatrice del Dolore, CORNELIA!!

Scatta in piedi, urla a squarciagola e applaude festosamente.

JR: Signore e signori, ecco a voi la Divina Lucifera, LICORIDE!!

Lo stadio esplode di entusiasmo, Augusta, unica voce contro il coro, fischia e lancia insulti in direzione della beniamina del pubblico. L'incontro vive negli occhi di Augusta: momenti di felicità si susseguono a momenti di tensione e panico. Ma poi finalmente arriva lo squillo della campanella: Cornelia ha vinto!

JR: Signore e signori, ecco a voi la vincitrice dell'incontro, CORNELIA!!

Augusta è in piedi, le lacrime non più soffocate. Tuttavia la faccia d'improvviso si fa scura e il silenzio cala sull'arena...
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Livia giace su una barella in stato di incoscienza. I medici che le hanno prestato il primo soccorso ai piedi del quadrato, ora la trasportano lungo l'infinita passerella. Durante tutto il tragitto una parte del pubblico manifesta la propria vicinanza, ma è il silenzio a prevalere. Mentre viene portata fuori dall'arena Livia ha giusto le forze per accennare un saluto, ma forse nessuno fra gli spettatori ha colto quel debole segnale di vita. I medici urlano il suo nome senza interruzione, le battono la guance, i visi pallidi, grondanti di sudore. Livia, però, non risponde, ha gli occhi socchiusi, un lamento flebile di tanto in tanto fuoriesce dalle labbra. Nient'altro. La corsa è giunta al termine: finalmente l'ambulanza è lì davanti a loro che li attende, la porta spalancata. I medici fanno per caricare sopra la barella, ma vengono bloccati da Cornelia. Incurante delle proteste, l'Imperatrice del Dolore si affaccia sulla nemica, la osserva con occhi che per un attimo tradiscono sofferenza. Livia ha la forza di alzate la testa verso Cornelia: in mano ha i resti della sua maschera.

Volevo dirti addio. Addio.

Le due si guardano diritte negli occhi, Cornelia ora si allontana e permette così ai medici di trasportare la barella sull'ambulanza. Livia cerca ancora lo sguardo della nemica, ma lo sportello viene chiuso e l'ambulanza parte. Cornelia la segue fino a vederla scomparire, mentre le sirene sono ormai un distante eco. Resta lì, gli occhi fissi sul vuoto.

??: Complimenti per il match!

Cornelia si volta e davanti a sé si ritrova una ragazzetta che le tende la mano.

Augusta: Ti ricordi di me? Ci siamo conosciute l'anno scorso, al torneo.

Augusta ha un sorriso di ebete euforia.

Augusto: Ho assistito alla tua performance.

Cornelia pare realizzare a poco a poco.

Che cosa vuoi?

I lineamenti del volto duri come l'acciaio.

Augusta: Voglio farti le mie congratulazioni, sei il mio idolo e da grande voglio essere come te.

Cornelia scoppia in una risata scomposta e si volta.

Sono contenta che tu abbia certezze sul futuro. Io invece non so se voglio continuare ad essere me stessa, ma temo che non abbia alternative.

Augusta fissa il suo mito che le dà le spalle, la faccia dubbiosa.

Ho fatto entrare l'ambizione, una volta, e da allora s'è accresciuta fino a occuparmi interamente.

Cornelia tiene con entrambe le mani la maschera di Licoride, la osserva, quasi ipnotizzata, persa, catapultata in tutt'altro mondo.

Mi capisci, Augusta? Ti chiami così, Augusta, vero?

Augusta: .

Cornelia annuisce.

Bene. Ascolta, Augusta: esiste solo la grandezza, a un successo può seguire solo un altro successo, o una sconfitta. Niente amici, nessuna famiglia, nessun valore, niente. Non c'è spazio per nient'altro. Adesso inizio a capirlo e già mi vedo là, sdraiata su un lettino d'ospedale, sola, circondata dal nulla. A questo conduce un'esistenza come la mia.

Augusta: Io non ti abbandonerò, se tu lo permetterai.

Dubito. Questa comunque è la mia vita e sono disposta a interpretarla fino alla fine: è troppo tardi per cambiare e a dir la verità non so nemmeno se ne ho voglia. Di certo non ne ho le forze. Tu invece hai tutto il tempo per decidere bene chi vuoi essere da grande. Perciò ti consiglio di prenderti tutto il tempo e fare la giusta scelta.

Augusta: Ho già scelto.

Cornelia piega la testa e con la coda dell'occhio guarda la sua ammiratrice.

Augusta: Ho studiato tutte le tue mosse, seguito tutti i tuoi incontri: sono la tua fan numero uno! E seguire le tue orme è l'unica cosa che voglio fare, l'unica cosa che sento di dover fare. Siamo dee, siamo immortali. Perfette.

L'Imperatrice del Dolore fa una smorfia di compiacimento e si gira verso Augusta che le sorride, la faccia sicura di sé.

Allora credo che questa serva più a te che a me.

Le passa la maschera.

Buona fortuna allora.

Con un cenno del capo la saluta, dopodiché se ne va.

Augusta: Quand'è che potrò rivederti?

Ma Cornelia se n'è già andata. Augusta è rimasta da sola, con la maschera della Divina Lucifera fra le mani. La osserva, quel pezzo di stoffa lacerato, ancora macchiato del sangue della sua vecchia proprietaria misto a sudore e saliva. Augusta fa per indossarla, ma alla fine non osa. Si limita piuttosto ad ammirare il cimelio che Cornelia ha regalato a lei e soltanto a lei: un segno della sua eredità?
Un anno dopo
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La maschera di Licoride è su uno scaffale. Attorno ci sono altri pezzi di un'ampia collezione e varie fotografie che ritraggono i momenti più grandiosi della carriera di Augusta. Una, in particolare, la ritrae fianco a fianco con la sua eroina, Cornelia. Augusta contempla il suo personale angola della gloria e passa le mani sopra la maschera.

Augusta: La tua presto si aggiungerà alla mia collezione, accanto alla sua.

Un ghigno malvagio deturpa la sua faccia.

Lady Violence: Io non ho paura di fare la sua fine, tu sì. Io non sono sola, tu sì. Un'intera esistenza sprecata per la grandezza, per essere qualcuno. Ma fra dieci, cento, mille anni chi si ricorderà di te, di me, di Licoride, di Cornelia? Moriremo tutti, il punto è come vogliamo morire. Vogliamo fare del bene, creare, fare ciò che ci rende felici? Oppure preferiamo distruggere? Forse la mia rovina sta nel credere in te ancora adesso. Ma nonostante ciò continuerò a farlo.

Augusta sospira e si passa le mani sulla testa, una smorfia di dolore ne riga la faccia.

Augusta: Cornelia mi ha insegnato che a un successo segue solo un altro successo. Non c'è spazio per nient'altro. Io sono la sua erede, questa maschera significa questo, e proseguirò la sua opera di creazione che consiste esattamente nel distruggere ogni cosa. A cominciare da te e da quei bastardi che mi hanno attaccata. La resa dei conti si avvicina e non vedo l'ora.

Augusta, sola dentro la stanza, dà un'ultima occhiata alla maschera, spegne la luce ed esce.

Continua...

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 29/01/2019, 23:52

The Dark Year

White Noise

Chapter 2: The Grey Lining
Voci confuse, rumore, risate. Il caffè fra le mani che fuma, lo sfrigolio della pancetta sulla padella, i passi degli altri clienti. Rumore bianco. Sottofondo vuoto. Le arriva tutto quasi ovattato, distante. Chiude gli occhi. Il mondo attorno diventa sfumato, perso in una irrilevanza opprimente. Li riapre, e tutto rimane fuori fuoco, poco importante. Il ginocchio le pulsa, ma continua a migliorare. Si concentra sul calore della tazza, lasciando che le dita che la circondano soffrano leggermente. Non alza lo sguardo, non le interessa. Ha il pomeriggio libero, e intende sfruttarlo stando da sola. Il resto del mondo sullo sfondo, a chiacchierare di cose che non la riguardano. Porta il caffè alla bocca e ne beve un sorso. Amaro, ma non le interessa. Vuole solo sentire il caldo che le scende nell'esofago, andando a riempire uno stomaco sempre troppo vuoto. Qualcuno le sbatte contro, non alza nemmeno lo sguardo, non sa nemmeno se ha chiesto scusa. Appoggia di nuovo la tazza, respirando. Qualcuno le si siede davanti. Alza lo sguardo.
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???: Tutto bene?

È una cameriera, e la sta guardando con gli occhi. È piuttosto carina. Sorride, mordendosi appena il labbro nell'angolo sinistro della bocca. Ha gli occhi di un bel colore nocciola chiaro, intelligenti. Sa perfettamente cosa sta per dirle, e beve un altro sorso di caffè, prima di risponderle.

VV: Ero immersa nei miei pensieri. Sto bene.

Le sorride di rimando, nascondendosi un occhio dietro i capelli.

???: Bene... Senti...

Rimane in silenzio un secondo, arrossendo. Ha le mani che le si contorcono in grembo. Sorride di nuovo, allungando una delle sue e facendole una carezza con un dito sulla spalla.

VV: Il tuo capo ti ha detto di mandarmi via, visto che non sto consumando niente da mezz'ora, giusto?

Arrossisce ancora di più, ma poi annuisce.

???: Sì, mi spiace.

VV: Non ti preoccupare. Finisco il caffè e me ne vado.

???: Grazie.

La cameriera si alza, per poi voltarsi di nuovo a guardarla. Si morde ancora il labbro.

VV: Non mi hai detto come ti chiami.

???: Clara.

Arrossisce ancora un po', ma sorride molto di più.

VV: Viola.

???: Lo so.

VV: Una fan?

???: Sì. Più o meno. Non seguo tanto il wrestling, ma mi piaci. Come lottatrice, ovviamente.

È praticamente paonazza, e si volta, allontanandosi di un passo, poi si ferma, voltandosi.

???: Ilmioturnofiniscefracinqueminuti.

VV: Come scusa?

Respira, poi deglutisce.

???: Il mio turno finisce fra cinque minuti. Se hai voglia di aspettarmi, possiamo...

VV: Chiacchierare un po'. Molto volentieri. Ho il pomeriggio libero.

Cambio di piani.



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Viola Vixen osserva il corpo nudo di Clara Redfield. Dorme, tranquilla, nel suo letto. Le accarezza di nuovo la spalla. Non vuole svegliarla. È una brava ragazza, ha fatto il college, suona in una band, lavora come cameriera, profuma di buono, segue il wrestling e le piacciono le donne. I suoi l'hanno cacciata di casa per questo. Ancora si vergogna a dirlo ad alta voce. Non ha mai avuto una storia seria, per questo. Si è aperta all'istante, parlando in maniera compulsiva, buttando fuori tutto quello che aveva dentro. Sorride, alzandosi, cercando di non svegliarla. Le accarezza la guancia, prendendo poi un pezzo di carta e scrivendole una nota. Vuole camminare, ma non vuole che lei si senta abbandonata. Non vuole una storia, in questo momento, ma non vuole nemmeno farle male. Appoggia il biglietto sul comodino, alzandosi in piedi e iniziando a vestirsi. Un paio di jeans e una felpa bianca. Ha scelto il suo colore, e lo porta tutti i giorni. Osserva ancora la ragazza che sta dormendo, poi apre la porta di casa, recuperando il suo bastone e la giacca, ed esce. Scende le scale lentamente. Non deve correre troppo. Ha davanti almeno tre ore di camminata, e non vuole forzare il ginocchio. Vuole arrivare fino a Central Park. Non ci va da quasi un anno, ed ha bisogno di vederlo. Poi prenderà qualcosa da mangiare per entrambe, qualcosa di leggero. Cammina a passo costante, attraversando le strade di SoHo, ancora trafficate, il rumore bianco che ancora la investe. Ha il cappuccio alzato, per evitare sguardi indiscreti, ma comunque un paio di fischi la seguono, ogni tanto. Non ne è offesa, li sente appena. Inizia a vedere le piante del parco in lontananza, ma inizia anche a sentire dolore al ginocchio. Sospira. È quello con cui dovrà convivere per il resto della sua vita. O almeno per il resto della sua carriera da lottatrice, e a volte sente che non c'è alcuna differenza fra le due cose. Arriva finalmente a camminare sui viali fra l'erba, sedendosi su una panchina sotto un lampione. Qualcuno ha spazzato via la neve che la copriva, ed ora è perfettamente asciutta. Ne è contenta. Sospira. Una nuvoletta di condensa si alza dalla sua bocca, solitaria.

AP: Non mi aspettavo di trovarti qui.
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Andrew Preach sorride a Viola, sedendosi vicino a lei, una busta di carta sotto il braccio.

VV: Nemmeno io.

AP: Sei seduta sulla mia panchina dei fumetti.

VV: Non lo sapevo.

Andrew le sorride di nuovo, gigantesco. Risponde a sua volta.

VV: Vieni sempre qui per leggerli?

AP: Quando posso.

VV: Anche tu patito dei supereroi?

AP: Patito no, ma mi piacciono.

Andrew fa spallucce, estraendo uno spillato dalla busta.

AP: The Grey Ghost. Uno dei miei preferiti.

VV: Sembra molto vintage.

AP: Lo è. Estremamente anni quaranta. Sia nel setting che nello stile. Ma è bello anche per quello. Vedere come trattano discorsi attuali in quel contesto.

VV: Immagino di sì.

Rimangono in silenzio un po', mentre lui legge. Ha indosso un giaccone grigio, e dei jeans dello stesso colore, e sembra rilassato.

AP: Dimmi.

VV: Niente.

AP: Mi osservavi.

VV: Assomigli a Greg.

Andrew chiude un istante il fumetto, guardando Viola più attentamente.

AP: Può essere.

VV: Forse è che entrambi assomigliate a Leonard.

Il gigante fa un mezzo sorriso.

AP: Quello sicuramente.

Rimangono in silenzio ancora un po'.

AP: Sai, la più grossa differenza fra noi tre è la nostra concezione di eroe.

Andrew fa una pausa, poi mette via il fumetto.

AP: Leonard crede che un eroe sia determinato da quello che è. Un eroe deve essere un uomo buono e giusto, senza paura, sempre nel giusto. Ed è quello che è cercato di diventare. Per lui l'eroe è Superman, assolto dalle piccolezze dei comuni mortali, infallibile, perfetto.

Il poliziotto annuisce.

AP: Gregory pensa che l'eroe sia determinato da quello che fa. Un eroe deve fare del bene, indipendentemente da ciò che è, sempre e comunque, e non cedere alle sue pulsioni. Per lui l'eroe è Sherlock Holmes, sempre capace di risolvere i problemi degli altri, anche se non i suoi.

Andrew si ferma di nuovo un istante.

AP: E sono visioni perfettamente comprensibili, anche se, secondo me, sbagliate.

VV: Qual è la tua?

AP: Per me l'eroe è determinato da quello che significa. Un eroe deve ispirare le persone le persone a fare del bene. Non basta essere buoni, non basta fare del bene. Per me l'eroe è il Dottore, sinonimo di fare la cosa giusta.

Viola osserva per un istante Andrew.

AP: Credo di aver appena finito il mio tempo libero. Ed anche tu, forse faresti meglio a tornare a casa.

VV: Sì.

I due si alzano, guardandosi.

VV: Io sono una delle tre?

Andrew piega la testa.

AP: Decidilo tu.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 09/02/2019, 12:04

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Trust in Black

Chapter 3: Manque ou Passe
Un'altra notte insonne. Altre ore di riposo buttate via. Altra incertezza, altra solitudine. È in piedi, e non nevica. Non c'è nemmeno quel rumore ritmico a cullarla. Guarda fuori dalla finestra, ma il suo riflesso le blocca la vista. Sente di dover fare qualcosa, ma di essere bloccata. Il telefono abbandonato nella tasca della tuta, che ogni tanto vibra. Notifiche di vario tipo, Instagram, principalmente. Tanti fan, principalmente del suo corpo. Tanti disperati, che sperano di ricevere la sua attenzione. Guarda il suo riflesso.
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Jessica Morton le sorride dal vetro, poco convinta. È facile ritirarsi nella semplice notorietà delle sue foto in costume. Facile convincersi di essere qualcuno, con centomila follower. Non per lei. Non quando il cuore le batte ancora così forte in petto quando esce davanti ad un pubblico. Non quando ha ancora così tanta paura di fallire. Di deluderlo. Chiude gli occhi. Non hanno parlato da soli, in due settimane. Gli ha sorriso, in quattordici giorni, ed ha ricevuto sorrisi, ma con una punta di tristezza. Prende il telefono, guardandolo. Un messaggio di lui. Il cuore le sale in gola. Risponde rapidamente, mentre corre a lavarsi i denti, per poi uscire dal suo appartamento. Sale rapidamente i gradini che la separano dall'appartamento, e davanti ci trova Gregory Montoia.
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Il canadese indossa una felpa rossa e un paio di jeans, gli occhi nocciola socchiusi, le mani pesantemente in tasca. Si guardano un istante, poi lui abbozza un mezzo sorriso, facendole segno di entrare. Non ha mai visto il suo appartamento da dentro, ed è diverso da come se lo aspettava. Spoglio. Nessun soprammobile, nessun quadro alle pareti, che sono tutte bianche, mobili semplici, parquet. Il soggiorno non ha neppure la televisione, ma un divano da due posti, con l'aria di non essere mai stato utilizzato. Sbadiglia. Sembra stanco, e guardandogli la nuca si vede un ematoma che spunta appena dal cappuccio.

GM: Vuoi qualcosa?

Si morde il labbro.

JM: Una birra.

Lui annuisce, sparendo, e tornando poco dopo con due lattine e due bicchieri, facendole segno che può sedersi. Lei annuisce, lasciandogli spazio, ma lui rimane in piedi, aprendo la sua lattina ed appoggiando i bicchieri e l'altra su un tavolino a fianco del divano. Beve un sorso, mentre lei lo osserva ancora. Ha un graffio vicino all'orecchio destro. E una nocca spelata della mano sinistra. Non ha dormito stanotte, ma ha fatto qualcosa. Si guarda attorno, ma viene distratta dagli occhi di lui che si fissano in quelli di lei.

GM: Sai perché ti ho chiesto di parlare?

Lei scuote la testa. Lui sospira.

GM: Ho parlato con tua sorella di quello che è successo.

Si ferma, chiudendo gli occhi, poi riprende.

GM: L'ho fatto il giorno dopo che è successo. Mi sono preso tutta la colpa, non ce l'ha con te, ma io sono single.

Non sa cosa rispondere, quindi sta in silenzio.

GM: Ho aspettato a dirtelo perché dovevo rifletterci su. Non volevo fare nulla di corsa. Spero tu lo capisca.

Beve un sorso di birra, gli occhi nocciola che si spostano verso un computer portatile in un angolo.

GM: Non è un periodo semplice per nessuno di noi, lo so. Soprattutto per te. Non è colpa tua davvero.

JM: Greg...

Gli occhi nocciola tornano ad osservarla, e lei si alza.

JM: Greg, non hai nessuna colpa neppure tu.

Si avvicina a lui, cercando di sorridergli.

JM: Abbiamo fatto del male a mia sorella, ma non lo abbiamo fatto apposta.

GM: Jess, io non ho paura del male che ho fatto a tua sorella. La nostra storia stava già finendo. Io ho paura del male che ho fatto a te.

JM: Non mi hai fatto male.

Jessica si avvicina ancora di più, appoggiandogli le mani sul viso.

JM: Te lo assicuro.

Greg rimane un istante immobile.

GM: Jess...

Lui chiude gli occhi, come a scacciare un pensiero.

GM: Lo sai.

JM: Cosa?

GM: Io non ti amo.

Freddo. Si volta per scappare, ma lui la afferra per un polso.

GM: Jess...

JM: Lasciami andare, ti prego.

Rimangono fermi così per un secondo, che sembra durare un istante. Non lasciare andare. Non mollare la presa. Vuole che la tiri a se, e la abbracci. Che non la ascolti. Vuole solo stare fra le sue braccia. Ma la presa si allenta. La lascia libera, e la sua mente le ordina di correre. Scappare, mentre le lacrime iniziano a scorrere. Il mondo riprende a vibrare, minaccioso, la vista che si offusca, e corre, cercando di raggiungere il suo appartamento. Si butta dentro casa, e chiude la porta a chiave. Il mondo trema di nuovo, e lei crolla a terra, di nuovo. Non è abbastanza. Urla, con tutto il fiato che ha in corpo. Poi si getta in bagno, afferrando un paio di forbici. Si afferra i capelli, ed inizia a tagliare, guardandosi appena nello specchio. Poi afferra uno spray spruzzandoselo sui capelli. Quando ha finito prede fiato. Il mondo continua a tremare, ma almeno non c'è più lei nello specchio, che la guarda con espressione delusa. Si osserva.
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Così va bene. Così può dimenticarsi chi è, almeno per stasera.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 10/02/2019, 17:49

The Dark Year

Son of a Red Sun

Chapter 3: The Flying Duty
???: Non voglio che tu ti offenda.

???: Dopo tutto quello che ho sopportato, vuoi che mi faccia da parte?

???: Sì.

???: Non me lo merito.

???: Già.

???: È perché ti assomiglio troppo, vero?

???: Sì.
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Gregory Montoia si sveglia di soprassalto, guardando il quaderno su cui stava prendendo appunti. Il canadese dirige la sua attenzione verso la televisione, che oramai è nera. Osserva il suo orologio da polso. Sono le cinque e mezza. Deve aver dormito almeno un'ora. Non gli capitava da anni di addormentarsi mentre lavorava. Si scuote, alzandosi e chiudendo il quaderno, recuperando la biro che gli è caduta ed appoggiandola sul tavolo. Si passa una mano fra i capelli, il corpo che gli urla che deve smetterla di farsi colpire senza motivo. Lo ignora, come ha sempre fatto. Sa perfettamente che sta solo facendo un po' di scena per cercare di ottenere diritti extra, perché sa perfettamente come reagisce quando è davvero in difficoltà. Ha bisogno di stare sveglio. Almeno fino a domani sera. Si stiracchia, dirigendosi verso la cucina. Non c'è tanto, se non qualche birra, in frigo. Da quando lui non c'è più, non ci tengono nulla di sostanzioso, ma del caffè in polvere c'è, e decide di farsi una tazza di americano. La prepara lentamente, cercando di non pensare ad altro che ai suoi appunti. Il suo telefono è in un angolo, silenzioso. Non può davvero isolarsi dal mondo, ci sono troppe cose che potrebbero andare storte, ma preferisce non guardarlo in questo momento. Ha sbagliato, e ne paga le conseguenze. Si ferma un istante, pensando a Jessica, poi scuote la testa. Ci ha già ruminato sopra abbastanza. Potrebbe tranquillamente fare finta di amarla, e stare con lei per farla felice, ma sa che la cosa non funzionerebbe. Finirebbe per farle più male alla fine. No, ha preso la strada migliore, dopo l'errore. Certo, non avrebbe dovuto farlo. Ma almeno ha controllato i danni. Magari, con il tempo torneranno ad essere amici come lo erano prima, e riusciranno a guardarsi negli occhi senza pensare al male che le ha fatto. Il caffè è pronto. Lo versa in una tazza ed inizia a berlo. Guarda il balcone, sorseggiando lentamente la bevanda nera. Se solo fosse capace di ricambiarla, la situazione sarebbe più semplice. Sarebbe la cosa giusta da fare, cambiare i suoi sentimenti, renderla felice. Se lo merita. Si merita che faccia l'impossibile. Ma non funziona così. Non basta dirlo per renderlo vero. Si passa di nuovo una mano nei capelli, per poi sbadigliare. Appoggia la tazza vuota nel lavandino, poi si dirige verso la porta a vetri, aprendola. Esce sul balcone, ed il freddo lo investe, ma lo ignora. Si appoggia al parapetto che lo divide dal vuoto, guardando giù. Quando se ne è andato la prima volta, l'arredamento era diverso, più spartano. La sera lui e Thomas si erano trovati a parlare su quel balcone. Gli aveva regalato Fraternity, la sua mazza da baseball, e gli aveva detto che era pronto. Non aveva più motivo di restare. Era sparito, a cercare se stesso, così come aveva fatto Thomas andando in Giappone. Dovevano scappare dalla sua ombra, per capire chi erano. Ma alla fine si era scoperto una persona orribile. E si era ripromesso di non fare più del male. Si arrampica sulla scala. Intrappolare tutto il male che aveva dentro costava tanto, e farne dell'altro lo richiamava fuori, un conato difficile da inghiottire. Guarda il tetto, dove il suo dovere lo osserva, pacifico. Il suo dovere, impartito dall'alto, senza scelta. Il suo dovere, che lo seguiva ovunque. Nessuno scappa dal proprio dovere. Lo sa bene. Si avvicina al bordo, guardando la strada sotto di sé, le macchine che passano lontane. Il suo dovere è al suo fianco, e guarda giù anche lui. Ha fatto del male, di nuovo. Deve risolvere, come sempre. Dovrà metterci una pezza, e fare due volte del bene al mondo. Fa un passo in avanti, gettandosi nel vuoto. Si gode i pochi secondi che lo dividono dall'impatto. Si immagina il rilascio dello schiantarsi contro il marciapiede. Le ossa del cranio che rientrano dolcemente nel cervello, mentre gli occhi esplodono. Le costole che si spezzano, conficcandosi nei polmoni e nel cuore. Le gambe che si frantumano, rimanendo scomposte dietro di lui in una pozza di sangue. Il sapore di metallo in bocca, così piacevole. Le consapevolezza di essere davvero libero per un istante. Ma mentre sta cadendo, il suo dovere si getta dietro di lui, inseguendolo. Il suo dovere non lo lascerà andare neppure mentre cade, e lo afferra per la vita, aprendo le sue ali e facendolo tornare sul tetto. Lo riappoggia delicatamente. Sa che non può fuggire. Sa che lasciandosi cadere farebbe del male agli altri. A Viola, a Thomas, a Jimmy, a tutti. A Jessica. Non può farlo. Si siede. Il suo dovere lo osserva attentamente, silenzioso. Poi guarda davanti a sé. Sta sorgendo il sole. Sono quasi le sette. Si rialza. Scende dal tetto e rientra in casa, chiudendo la finestra. Recupera il suo quaderno e la sua biro, uscendo dall'appartamento del suo mentore. Cammina verso il suo, lasciando che il dovere lo stringa a sé.


GM: Ti servirà qualcuno per aiutarti ad allenarlo.

LB: Sei disposto a farlo?

GM: È il mio dovere.

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Re: TWC - News from Indoor War

Messaggio da Il capitano » 24/02/2019, 1:34

The Dark Year

White Noise

Chapter 3: The Lone Digger
Il suo respiro, il vento che le batte addosso, qualche macchina che passa lontana. Corre, facendo attenzione a non caricare mai troppo peso sulla gamba sinistra. Ha il bastone allacciato sulla schiena, insieme ad uno zainetto. Non ha davvero bisogno di peggiorare la sua situazione. Ma ha ripreso a correre, almeno. Usa delle solette per diminuire l'impatto e non forzare il ginocchio, indossa un tutore apposta per tenere il più fermo possibile il tutto e non va avanti troppo a lungo. Ma la cosa sta diventando sopportabile. Sta lentamente passando da un dolore costante ad un fastidio continuo, appena percepibile, un sottofondo che riesce ad ignorare. Il suo telefono, dalla tasca dello zaino, vibra. Tempo scaduto. Rallenta, fermandosi gradualmente, su uno dei ponticelli di cui è cosparso Central Park. Si appoggia ad uno dei due parapetti, sporgendosi e guardando l'acqua sotto di lei.
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Viola Vixen si guarda dall'acqua sotto, il viso ancora con qualche segno dei continui colpi subiti nelle scorse settimane. Il sorriso che le ritorna indietro è un sorriso stanco, ma le sembra sincero. È la prima volta che riesce a fare più di mezz'ora di corsa dall'anno scorso. Una goccia di sudore le cade dalla fronte. Sospira, prendendo lo zaino ed estraendo il telefono, spegnendo la sveglia. Guarda per qualche secondo la sua chat di Whatsapp, sospirando.

LD: Non girarti.

Rimane immobile, lasciandosi scappare un sorriso.

VV: Ciao.

LD: Ciao.

VV: Come mai qui?

LD: Ne avevo l'occasione, e ho pensato che ti avrebbe fatto piacere scambiare due parole.

VV: In effetti, non è una cattiva idea. Chi sei in questo momento?

LD: The Lone Digger. Ma sono arrivato come Daniel Meier. Giocatore svizzero di Rugby. Nessun problema, in definitiva.

VV: Non mi dispiace Daniel, ti si addice.

LD: Non è esattamente la mia identità preferita, in realtà.

VV: Come va?

LD: Bene. Ma non credo avessi dubbi.

VV: So che sapete cavarvela.

LD: Tu come stai?

VV: Sono stata peggio. Riesco a correre, a combattere, a camminare senza bastone. Non mi sveglio più alle due di notte per il dolore, non mi viene da vomitare se appoggio male il piede, e sto iniziando ad abituarmi a mangiare la metà della quantità a cui ero abituata di cibo.

LD: Sei dimagrita tanto. Stai bene così.

Sorride. Non c'è nemmeno un filo di adulazione. Lo ha detto come se fosse un dato di fatto.

VV: Grazie.

LD: E con Alice?

VV: Ho un piano. Speravo di riuscire a non finire in questa situazione, ma non ho potuto fare altro.

LD: È un buon piano?

VV: Greg lo ha approvato.

LD: Ok.

Rimangono in silenzio per qualche secondo.

LD: Sei pronta a fare quello che devi?

VV: La sono sempre stata.

Silenzio. Viola si volta dopo qualche secondo, trovando solo il vuoto. La Vixen sorride, guardando una busta di plastica appoggiata sul parapetto. Si avvicina, aprendola, e dentro ci trova una serie di fumetti.

VV: Grazie.

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