TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Ad ogni modo, per tornare in topic, ho visto "Wonder Woman".
Sufficiente ma nulla di più, diciamo che capisco chi lo considera il miglior film DC fin qui uscito ma non per eccessivi meriti propri bensì perchè gli altri 3 film DC sin qui usciti ("superman", "batman v. superman" e "suicide squad") sono ancor più pieni di difetti.
Sufficiente ma nulla di più, diciamo che capisco chi lo considera il miglior film DC fin qui uscito ma non per eccessivi meriti propri bensì perchè gli altri 3 film DC sin qui usciti ("superman", "batman v. superman" e "suicide squad") sono ancor più pieni di difetti.
- Yourself is Steam
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
babadook, film così così, sarà che preferisco gli horror splatter.
in ogni caso confrontandolo con altri horror "da paura" erano meglio the conjuring e anche insidious, in questo alcune parti mi veniva da ridere.
in ogni caso confrontandolo con altri horror "da paura" erano meglio the conjuring e anche insidious, in questo alcune parti mi veniva da ridere.
Spoiler:
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Visto It.
Guardabile, molto bravo l'attore che fa It, hanno tolto la parte più scabrosa del romanzo e modificato alcune cose.
Peccato che non si capisca bene cosa voglia It, chi sia, che perda abbastanza facilmente e che l'effetto horror è praticamente tutto un jumpscare, efficace la prima volta, ok la seconda, ha rotto il cazzo la terza
Guardabile, molto bravo l'attore che fa It, hanno tolto la parte più scabrosa del romanzo e modificato alcune cose.
Peccato che non si capisca bene cosa voglia It, chi sia, che perda abbastanza facilmente e che l'effetto horror è praticamente tutto un jumpscare, efficace la prima volta, ok la seconda, ha rotto il cazzo la terza
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Una giornata particolare - Ettore Scola
Molto bello ed interessante. Prima volta che vedo Mastroianni e la Loren e, ovviamente, mi hanno convinto e coinvolto. Merita decisamente.
Ronin - John Frankenheimer
Visto perché c'è De Niro e mi ha sorpreso alquanto. Di solito i film tutti azione, complotti ed inseguimenti a la "Il Fuggitivo" non mi prendono; ma sarà per gli attori, le scene d'azione particolarmente curate (l'inseguimento a metà in cui manca completamente la musica è immersivissimo), mi è piaciuto. Good.
Hannah e le sue sorelle - Woody Allen
Ennesimo Capolavoro del sig. Allen, ma ormai non ci si meraviglia più. Al solito il suo stile frenetico ti porta dritto accanto ai personaggi e tutte le sfumature mostrati dai personaggi lungo il film emoziona non poco.
Molto bello ed interessante. Prima volta che vedo Mastroianni e la Loren e, ovviamente, mi hanno convinto e coinvolto. Merita decisamente.
Ronin - John Frankenheimer
Visto perché c'è De Niro e mi ha sorpreso alquanto. Di solito i film tutti azione, complotti ed inseguimenti a la "Il Fuggitivo" non mi prendono; ma sarà per gli attori, le scene d'azione particolarmente curate (l'inseguimento a metà in cui manca completamente la musica è immersivissimo), mi è piaciuto. Good.
Hannah e le sue sorelle - Woody Allen
Ennesimo Capolavoro del sig. Allen, ma ormai non ci si meraviglia più. Al solito il suo stile frenetico ti porta dritto accanto ai personaggi e tutte le sfumature mostrati dai personaggi lungo il film emoziona non poco.
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
De "Il racconto dei racconti" che mi dite?
Sono un grandissimo estimatore di Garrone, ma non me ne hanno parlato molto bene
Sono un grandissimo estimatore di Garrone, ma non me ne hanno parlato molto bene
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Che é bellissimo e che per apprezzarlo va visto senza aspettarsi GoT o Tolkien, Steam scrisse un bel post tempo fa citando la critica del Cazzin ma non c'ho voglia di ricercarloThe master of ROH ha scritto:De "Il racconto dei racconti" che mi dite?
Sono un grandissimo estimatore di Garrone, ma non me ne hanno parlato molto bene
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Una donna fantastica

Diretto dall'argentino Lelio (Gloria), prodotto da Larraín, suo fratello e Maren Ade e interpretato, fra gli altri, da Gnecco (Neruda nell'omonimo film), elogio del corpo diverso sulla scia dei Dolan e Kechiche con un/a meraviglioso/a Daniela Vega i cui primi piani mi hanno fatto dubitare della mia eterosessualità. La storia ben sceneggiata non è molto originale nè socialmente profonda come può esserlo un film del Larraín, che credo che abbia influito più sul colore e il gusto kitsch raffinato, per questo trovo abbastanza sorprendente il premio a Berlino, considerando che poi alla regia han dato il premio a quel cesso atomico di Kaurismäki. Inutile dire che l'ho visto doppiato ed è un oltraggio ontologico vedere la Vega doppiata dalla Gioncardi. Consigliato comunque al Morelli.

Diretto dall'argentino Lelio (Gloria), prodotto da Larraín, suo fratello e Maren Ade e interpretato, fra gli altri, da Gnecco (Neruda nell'omonimo film), elogio del corpo diverso sulla scia dei Dolan e Kechiche con un/a meraviglioso/a Daniela Vega i cui primi piani mi hanno fatto dubitare della mia eterosessualità. La storia ben sceneggiata non è molto originale nè socialmente profonda come può esserlo un film del Larraín, che credo che abbia influito più sul colore e il gusto kitsch raffinato, per questo trovo abbastanza sorprendente il premio a Berlino, considerando che poi alla regia han dato il premio a quel cesso atomico di Kaurismäki. Inutile dire che l'ho visto doppiato ed è un oltraggio ontologico vedere la Vega doppiata dalla Gioncardi. Consigliato comunque al Morelli.
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Interessante, provo a cercare il torrent in questi giorni
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
Pareri su Requiem For a Dream?
Personalmente ho adorato la regia di Aronofsky e tutto il lato tecnico. La trama mi ha intrattenuto per quasi tutto il film e gli attori hanno fatto il loro. Leto non mi è dispiaciuto. La Burstyn mi ha fomentato parecchio, davvero splendida.
Personalmente ho adorato la regia di Aronofsky e tutto il lato tecnico. La trama mi ha intrattenuto per quasi tutto il film e gli attori hanno fatto il loro. Leto non mi è dispiaciuto. La Burstyn mi ha fomentato parecchio, davvero splendida.
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
L'ho amato e continuo ad amarloMrER ha scritto:Pareri su Requiem For a Dream?
Personalmente ho adorato la regia di Aronofsky e tutto il lato tecnico. La trama mi ha intrattenuto per quasi tutto il film e gli attori hanno fatto il loro. Leto non mi è dispiaciuto. La Burstyn mi ha fomentato parecchio, davvero splendida.
Ok ti ringrazio, lo vedrò presto alloraKanyeWest ha scritto: Che é bellissimo e che per apprezzarlo va visto senza aspettarsi GoT o Tolkien, Steam scrisse un bel post tempo fa citando la critica del Cazzin ma non c'ho voglia di ricercarlo
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Re: TOPIC UFFICIALE - Ultimo film visto o rivisto #2
The Square

Durante un'intervista una giornalista (Elizabeth Moss) chiede al curatore del museo di spiegargli un testo che pare girare intorno a sè stesso ("From non-site to site, from non-exhibition to exhibition"), il curatore gli dà una banale spiegazione d'arte concettuale che sembra ben poco c'entrare col testo. Cosa ci dice la prima scena di The Square? Della trivialità dell'arte contemporanea? O della trivialità dei discorsi attorno all'arte? La Moss perplessa accetta comunque la spiegazione e conclude l'intervista. Dovrebbe questo significare il servilismo e l'ignoranza del giornalismo o si sta semplicemente guardando troppo oltre? Forse per giungere al pensiero di questa scena bisogna iniziare a pensare in modo più semplice, questo ci permetterà poi di concepire il film non (solo) come satira sull'arte, bensì sull'uomo e sulla sua posizione nel Cosmo, per dirla schelerianamente. Il personaggio della Moss (soggetto 1) dice di aver trovato questo testo scritto da non si sa bene chi (soggetto 2) sul sito del museo curato dall'intervistato (soggetto 3). Tre soggetti, tre mondi, nessuno conosce l'altro, come si può pensare di giungere alla conoscenza del significato della frase? La giornalista annuisce, s'adegua alla verità datagli dal curatore, ma dove sta questa verità? Nell'arte concettuale? Nel testo stesso? O è solo un'idea del curatore? Queste domande non sono poste esplicitamente, neanche mostrate espressivamente, ci s'adegua a quel che si vede e ci s'adegua a pensare che quella definizione sia stata posta solo come satira sui discorsi sull'arte, ecc. Ma pure se manca nell'immagine ciò non toglie che quella domanda Östlund la pone. La domanda precedente riguardava la competitività e la mercificazione dell'arte, la stessa intervista serve a promuovere il museo, il curatore è più o meno costretto a trovare una risposta banale, adegua la risposta al target. La giornalista s'adegua alla risposta, ha fiducia in quel che dice il curatore, ma dove riposa questa fiducia? D'altronde l'ha appena conosciuto, sono due mondi diversi e il testo manco è del curatore. Per tutto il film questa domanda non è nè posta esplicitamente nè mostrata espressivamente, eppure Östlund la pone di continuo e vediamo il curatore cercare di dare fiducia a chiunque (dalle figlie ai mendicanti, passando, ovviamente, per gli artisti). Nella prima scena lo vediamo dare fiducia al pensiero dello scritto anonimo nella speranza che abbia un senso, ha fiducia nell'uomo, ma dove sta l'uomo? L'uomo sta nella verità, non fosse così, non pensasse di dire il vero, l'avrebbe bollata come stronzata. O forse si sta adeguando e per non umiliare un proprio collaboratore ha inventato tutto, allora l'uomo sta nel falso? Il curatore non conosce chiaramente il discorso da cui proviene quel pensiero e s'adegua a discapito della verità del suo collaboratore. Ma chi ci dice a questo punto che il collaboratore fosse nel vero? Non sappiamo manco chi sia. Allora l'uomo, ogni uomo, sta nel falso per adeguarsi, o è forse la verità come adaequatio che non basta? Manca l'uomo, la verità o il concetto umano di verità? Manca l'uomo, l'arte o il concetto umano d'arte? I concetti umani dove stanno rispetto all'uomo? E l'arte rispetto all'uomo? Per tutto il film queste domande non sono nè poste esplicitamente nè mostrate espressivamente, eppure Östlund le pone di continuo. Dove le pone? Nelle scene, ma non davanti all'uomo cosicchè l'uomo possa rispondere ad esse, reagire in modo immediato, adeguarsi al proprio stato esistentivo e così confortarsi. Le scene sono situazioni in cui questi e tanti altri interrogativi spuntano qua e là, dove? In mezzo. Il compito dell'uomo non è più dominare il significato totalizzante dell'opera, ma, semplicemente, cercare di cogliere questi interrogativi dove spuntano qua e là. Perchè questo? Perchè l'uomo non è Dio, nè lo abbisogna, l'uomo abbisogna solo della radura così da errare. Che vuol dire questo? Che la verità non è totalizzante, che Dio esiste solo se lo creiamo cosicchè ci ponga dinnanzi alla radura dove il pensiero umano viene indirizzato al suo compito, l'essere interrogante. L'uomo è l'essere interrogante che erra nella radura della verità la quale verità non è una totalità nè è un'adaequatio, ma giusto un qualcosa che si lascia intravedere nella radura in cui si erra. Cosa ci dice Östlund nella prima scena? Tre soggetti sono nella radura e cercano la verità, un collaboratore la cercava una sera mesi fa e scrisse un testo che non si sa bene cosa significhi, gli altri due soggetti errano nella stessa radura, intravedono qualcosa, adeguano quel che vedono cosicchè l'audience sia contenta. Dov'è la verità? Non c'è, nell'azione d'adaequatio la verità sparisce, non si può interpretare dal nulla. L'uomo erra ed errando inciampa. Non dice il falso, inciampa perché non vede, inciampa perché i mondi non si conoscono e le parole posson voler dire tutt'altro. Inciampa perchè cammina, inciampa perché si prende il rischio di errare. La fiducia stessa è un rischio. L'artista rischia creando, lo spettatore rischia guardando. La fiducia che si dà al regista è un rischio, ma l'insoddisfazione spettatoriale che si può provare sta nel regista? O sta nello spettatore che non riposa nel vero di ciò che pone il regista? La provocazione non è un'aggressione, o, almeno, non sempre. La provocazione è un'aggressione solo nel momento in cui il regista si pone sopra allo spettatore per dominarlo, ma ciò sta nel pensiero del dominio dell'uomo sull'ente e della verità come adaequatio, cioè nel cogitare comune. E' dal cogitare comune che nasce l'umanismo nolaniano dell'uomo dominatore della scienza e della storia. L'umanismo di Östlund pone l'uomo come essere interrogante che si-dà alla provocazione per errare, per stare nel vero nel rischio, sempre presente, dell'inciampo. Tutto il film racconta di inciampi sociali in cui è mostrato il riposo nel non-vero dell'uomo. Ma Östlund provoca perché solo nell'arrischiamento della fiducia si giunge al vero dell'arte. Solo attraverso una spettatorialità capace di attivare i discorsi presenti in mezzo all'opera si può iniziare a errare. The Square è il cinema dell'avvenire.
Filmografia di Östlund
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The Square

Durante un'intervista una giornalista (Elizabeth Moss) chiede al curatore del museo di spiegargli un testo che pare girare intorno a sè stesso ("From non-site to site, from non-exhibition to exhibition"), il curatore gli dà una banale spiegazione d'arte concettuale che sembra ben poco c'entrare col testo. Cosa ci dice la prima scena di The Square? Della trivialità dell'arte contemporanea? O della trivialità dei discorsi attorno all'arte? La Moss perplessa accetta comunque la spiegazione e conclude l'intervista. Dovrebbe questo significare il servilismo e l'ignoranza del giornalismo o si sta semplicemente guardando troppo oltre? Forse per giungere al pensiero di questa scena bisogna iniziare a pensare in modo più semplice, questo ci permetterà poi di concepire il film non (solo) come satira sull'arte, bensì sull'uomo e sulla sua posizione nel Cosmo, per dirla schelerianamente. Il personaggio della Moss (soggetto 1) dice di aver trovato questo testo scritto da non si sa bene chi (soggetto 2) sul sito del museo curato dall'intervistato (soggetto 3). Tre soggetti, tre mondi, nessuno conosce l'altro, come si può pensare di giungere alla conoscenza del significato della frase? La giornalista annuisce, s'adegua alla verità datagli dal curatore, ma dove sta questa verità? Nell'arte concettuale? Nel testo stesso? O è solo un'idea del curatore? Queste domande non sono poste esplicitamente, neanche mostrate espressivamente, ci s'adegua a quel che si vede e ci s'adegua a pensare che quella definizione sia stata posta solo come satira sui discorsi sull'arte, ecc. Ma pure se manca nell'immagine ciò non toglie che quella domanda Östlund la pone. La domanda precedente riguardava la competitività e la mercificazione dell'arte, la stessa intervista serve a promuovere il museo, il curatore è più o meno costretto a trovare una risposta banale, adegua la risposta al target. La giornalista s'adegua alla risposta, ha fiducia in quel che dice il curatore, ma dove riposa questa fiducia? D'altronde l'ha appena conosciuto, sono due mondi diversi e il testo manco è del curatore. Per tutto il film questa domanda non è nè posta esplicitamente nè mostrata espressivamente, eppure Östlund la pone di continuo e vediamo il curatore cercare di dare fiducia a chiunque (dalle figlie ai mendicanti, passando, ovviamente, per gli artisti). Nella prima scena lo vediamo dare fiducia al pensiero dello scritto anonimo nella speranza che abbia un senso, ha fiducia nell'uomo, ma dove sta l'uomo? L'uomo sta nella verità, non fosse così, non pensasse di dire il vero, l'avrebbe bollata come stronzata. O forse si sta adeguando e per non umiliare un proprio collaboratore ha inventato tutto, allora l'uomo sta nel falso? Il curatore non conosce chiaramente il discorso da cui proviene quel pensiero e s'adegua a discapito della verità del suo collaboratore. Ma chi ci dice a questo punto che il collaboratore fosse nel vero? Non sappiamo manco chi sia. Allora l'uomo, ogni uomo, sta nel falso per adeguarsi, o è forse la verità come adaequatio che non basta? Manca l'uomo, la verità o il concetto umano di verità? Manca l'uomo, l'arte o il concetto umano d'arte? I concetti umani dove stanno rispetto all'uomo? E l'arte rispetto all'uomo? Per tutto il film queste domande non sono nè poste esplicitamente nè mostrate espressivamente, eppure Östlund le pone di continuo. Dove le pone? Nelle scene, ma non davanti all'uomo cosicchè l'uomo possa rispondere ad esse, reagire in modo immediato, adeguarsi al proprio stato esistentivo e così confortarsi. Le scene sono situazioni in cui questi e tanti altri interrogativi spuntano qua e là, dove? In mezzo. Il compito dell'uomo non è più dominare il significato totalizzante dell'opera, ma, semplicemente, cercare di cogliere questi interrogativi dove spuntano qua e là. Perchè questo? Perchè l'uomo non è Dio, nè lo abbisogna, l'uomo abbisogna solo della radura così da errare. Che vuol dire questo? Che la verità non è totalizzante, che Dio esiste solo se lo creiamo cosicchè ci ponga dinnanzi alla radura dove il pensiero umano viene indirizzato al suo compito, l'essere interrogante. L'uomo è l'essere interrogante che erra nella radura della verità la quale verità non è una totalità nè è un'adaequatio, ma giusto un qualcosa che si lascia intravedere nella radura in cui si erra. Cosa ci dice Östlund nella prima scena? Tre soggetti sono nella radura e cercano la verità, un collaboratore la cercava una sera mesi fa e scrisse un testo che non si sa bene cosa significhi, gli altri due soggetti errano nella stessa radura, intravedono qualcosa, adeguano quel che vedono cosicchè l'audience sia contenta. Dov'è la verità? Non c'è, nell'azione d'adaequatio la verità sparisce, non si può interpretare dal nulla. L'uomo erra ed errando inciampa. Non dice il falso, inciampa perché non vede, inciampa perché i mondi non si conoscono e le parole posson voler dire tutt'altro. Inciampa perchè cammina, inciampa perché si prende il rischio di errare. La fiducia stessa è un rischio. L'artista rischia creando, lo spettatore rischia guardando. La fiducia che si dà al regista è un rischio, ma l'insoddisfazione spettatoriale che si può provare sta nel regista? O sta nello spettatore che non riposa nel vero di ciò che pone il regista? La provocazione non è un'aggressione, o, almeno, non sempre. La provocazione è un'aggressione solo nel momento in cui il regista si pone sopra allo spettatore per dominarlo, ma ciò sta nel pensiero del dominio dell'uomo sull'ente e della verità come adaequatio, cioè nel cogitare comune. E' dal cogitare comune che nasce l'umanismo nolaniano dell'uomo dominatore della scienza e della storia. L'umanismo di Östlund pone l'uomo come essere interrogante che si-dà alla provocazione per errare, per stare nel vero nel rischio, sempre presente, dell'inciampo. Tutto il film racconta di inciampi sociali in cui è mostrato il riposo nel non-vero dell'uomo. Ma Östlund provoca perché solo nell'arrischiamento della fiducia si giunge al vero dell'arte. Solo attraverso una spettatorialità capace di attivare i discorsi presenti in mezzo all'opera si può iniziare a errare. The Square è il cinema dell'avvenire.
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