Per chi vuole dibattere e chiacchierare sulle serie TV, sui cartoni animati, su programmi televisivi o su film cinematografici... e ovviamente anche sui protagonisti dello schermo.
christian4ever ha scritto: ↑23/01/2026, 0:32
Anche a me è piaciuto Sentimental Value, il cast è incredibile. Forse nella sezione centrale del film avrei gradito un po' più di approfondimento sul rapporto padre-figlia, ma nel complesso è scritto bene, con un bel lavoro sugli spazi. Nota di merito per la citazione a Un'altra donna di Allen, tra i titoli secondo me più sottovalutati del buon Woody.
Piaciuto anche a me. Bene i riferimenti allo psicodramma moreniano e l’acume sulla commercializzazione dei drammi privati, per me si perde proprio nel cercato citazionismo di Bergman che rende un po’ fiacca la parte drammatica, peccato perché sarebbe potuto essere un filmone come il precedente.
Sinners per me da guardare unicamente per capire quanto sia un incapace Coogler, l’idea del vampirismo come forma di sfruttamento degli afro-americani è anche figa ma lui non sa gestire i diversi registri e carica fin troppi temi risultando cafone. Sorvolo sulla scena post credits, I critici che elogiavano la Marvel dovrebbero solo vergognarsi.
Non capisco perché commentare la legittimità degli Oscar quando nella categoria best casting non hanno messo Sentimental Value sebbene avesse quattro performance nominate, hanno ormai meno credibilità degli Slammy su TW dominati dai contasuplex
Marty Supreme molto convincentee - per me - fino all'atto finale che ho trovato un po' retorico e banalotto, mentre i primi 3/4 di film scorrono via piacevolmente (ho apprezzato tanto la particina di Abel Ferrara) con echi di After Hours e di altri film della New Hollywood. Sicuramente per me la battaglia tra fratelli l'ha vinta Josh.
Dopo Una Battaglia Dopo l'Altra, dove il rivoluzionario fallito di DiCaprio affidava le rivoluzioni future alla figlia, senza giudizi nè indicazioni, ma solo con la propria testimonianza di cosa ha portato quel che ha fatto e il ricordo mitico di una madre rimasta in un passato indefinito (la lettera finale, totalmente anacronistica rispetto all'epoca), ecco un altro film che riflette su come 50 anni di narrazione sulla decostruzione del sogno americano siano stati completamente inutili, e siamo ancora tutti qui a cercare fama e successo facendo perlopiù cose che odiamo. Più prosaicamente e con piglio più cazzone, qua si prende esplicitamente per il culo la cosìddetta mentalità Sigma, con Chalamet che ogni volta che apre bocca ricorda la pubblicità di un videocorso per guadagnare mille milioni al mese (in certi momenti del doppiaggio italiano, ricorda il famoso meme del cocainomane che cerca di farsi dare dei soldi da un tipo a caso e gli lascia come pegno un cellulare nuovo di pacca).
L'elemento più interessante è proprio l'estetica, che ricorda quella dei montaggi dei video di tali elementi, e che in realtà rispetta tutti i parametri di esaltazione e divinizzazione della figura protagonista: a generare distacco e stonatura è quel che gli accade, talmente riprovevole e inequivocabile che cerca di fungere da antidoto definitivo a una certa estetica e certe strategie retoriche, lasciandole per sempre impresse a fianco di azioni terribili.
Ancora più interessante e di valore come Marty abbia almeno due qualità sulle quali si potrebbe tentare una redenzione: prova sincero amore sia verso il ping pong, nel quale è veramente tra i migliori al mondo, sia per Rachel, la quale è l'unica persona a cui dedica tempo ed energie che non siano finalizzate ai propri scopi, e che anzi parecchie volte lo intralciano e ne rovinano i piani. È interessante perchè equivale ad un ritratto sincero di una persona, che se avesse avuto solamente qualità negative sarebbe risultata una macchietta; Marty invece tiene veramente a qualcosa, e questo amplifica ulteriormente la sua tragedia, perchè ci rendiamo conto che lui, pur di non fare cose che odia, passa la stragrande maggioranza del tempo a fare comunque cose che odia, ma rovinose e catastrofiche per sè stesso e gli altri, perchè crede che lo porteranno a fare ciò che vuole davvero.
Mentre è proprio sul finale che Marty sembra capire che, invece di rincorrere quello che voleva fare davvero, poteva semplicemente farlo, e anche nel fallimento sarebbe comunque stato più felice.
Parlando del finale, trovo sia splendido come si lasci intuire che la caratteristica principale di Marty non sia essere uno stronzo, quanto più essere un completo imbecille; ripercorrendo il film ci si rende conto che lui è sempre lo stesso all'inizio, al centro e alla fine, e che le uniche cose che cambiano sono le occasioni intorno a lui: fintanto che ha poche occasioni, è relativamente tranquillo, si concede qualche mascalzonata; non appena le occasioni si moltiplicano, le coglie tutte confusamente, sabotandosi a più riprese; sul finale, il riconoscimento di tutto ciò che si è perso e di quanto potesse essere migliore non è un suo merito, un'indicazione della sua crescita: le situazioni che gli permettono di riconoscere cosa potrebbe avere se privilegiasse altre cose, sono diretta conseguenza di tutto quel che ha fatto di oppressivo e disgustoso. Il finale non implica una redenzione, ma suggerisce che anche nella vita di un miserabile come Marty ci sono un paio di vie d'uscita, che potrebbero anche renderlo felice, e ora che le ha riconosciute sta a lui coglierle o meno. Considerando l'estetica del film e il marketing che l'ha presentato come storia di rivalsa e redenzione, chissà che qualche invasato tremendamente infelice non resti fulminato sulla via di Big Luca.
Alla fine, è una versione ancora più esplicita e degradata di The Wolf of Wall Street, che pure era una versione esplicita e diretta di Catch Me If You Can. Chissà se tra altri dieci anni avremo bisogno di un'ulteriore estremizzazione del concetto, o se ci saremo ripigliati, o se non ci crederà più nessuno.
Note sparse:
- A un certo punto il film stesso si rende conto che Marty non mangia e non dorme (come gli eroi), per cui sarebbe stato bello se, tra le due epifanie finali, l'avessimo visto mangiare tutto abbarbicato su una panchina e dormire scompostamente in uno scompartimento, finalmente umano. Sempre sulla scia dell'eroe, simpatico il riferimento agli eroi tarantiniani (ogni volta che Marty va in bagno, succede un macello);
- Le riprese claustrofobiche addosso ai pori piliferi degli attori lo rendono un film molto difficile da ricordare, proprio per sostanziale mancanza di inquadrature memorabili in sè; solo le partite di ping pong sono spettacolari e permettono di respirare. Tutto il resto è obliato, coerentemente con la prospettiva di Marty
Avrei tanto voluto vedere "28 anni dopo: il tempio delle ossa" al cinema, ma grazie alla fantasmagorica distribuzione italiana e alla altrettanto ottima gestione delle multisala, dopo UNA SETTIMANA lo hanno tolto da diversi cinema e in quelli in cui è rimasto, lo fanno in orari turbocoglioni, tipo alle 5 di pomeriggio o alle 11 di sera.
Non vorremmo mica togliere spazio a quell'artista di Zalone, no? Quello si che si merita 27 spettacoli al giorno, in 5 sale diverse.
Vacca boia, che paese demmerda.
Vabbè, rantata a parte, qualcuno l'ha visto? Pareri?
Discorso condivisibile eh, però la distribuzione del Tempio delle Ossa purtroppo non è un problema esclusivamente italiano e bisogna tenere in considerazione come il film stia andando veramente male al botteghino. Menomale che il terzo capitolo sembra essere già confermato da Boyle e Garland, perché qua si rischia(va) che non vedesse mai la luce.
Backbone Crusher ha scritto: ↑27/01/2026, 11:44
Avrei tanto voluto vedere "28 anni dopo: il tempio delle ossa" al cinema, ma grazie alla fantasmagorica distribuzione italiana e alla altrettanto ottima gestione delle multisala, dopo UNA SETTIMANA lo hanno tolto da diversi cinema e in quelli in cui è rimasto, lo fanno in orari turbocoglioni, tipo alle 5 di pomeriggio o alle 11 di sera.
Non vorremmo mica togliere spazio a quell'artista di Zalone, no? Quello si che si merita 27 spettacoli al giorno, in 5 sale diverse.
Vacca boia, che paese demmerda.
Vabbè, rantata a parte, qualcuno l'ha visto? Pareri?
Ottimo sequel, non ha i guizzi di regia di Boyle ma è un film che si prende i suoi tempi per descrivere i personaggi e i concetti inseriti nel primo film, sono molto curioso del capitolo finale della trilogia.
Marty Supreme divertente ma decisamente troppa carne al fuoco e finale che sembra scritto dal Nasone, paradossalmente ho preferito di poco The Smashing Machine che comunque a Venezia in concorso non c'incastrava un cazzo