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Witch Hat Atelier, manga serializzato dal 2016.
In pratica siamo in un mondo fantastico in cui esiste una classe di persone - maghi o streghe - che sono in grado di utilizzare la magia, ma il cui metodo è tenuto all'oscuro delle persone normali.
Scopriamo ben presto però, grazie alla nostra solita ragazzina "babbana" pasticciona che vorrebbe praticare la magia e finisce per ritrovarsi in una cosa più grande di lei, che in realtà la magia può essere usata da chiunque attraverso il disegno di determinati simboli (linee e ideogrammi all'interno di cerchi) su una qualsiasi superficie attraverso uno speciale inchiostro.
Gli effetti variano in base al tipo disegno fatto e dalla combinazione nell'utilizzo dei simboli del mago/strega (che può inventare diversi incatesimi originali combinandoli, oltre ad imparare quelli base codificati nei manuali), ma il cui punto base rimane la capacità di manipolare la materia e l'energia.
Perché non lo fanno tutti allora? Un tempo era conoscenza comune, ma questo portò gli esseri umani al disastro perché non c'era alcuna regolamentazione o formazione particolare per l'utilizzo, con conseguenti caos, conflitti e devastazione sulla natura.
Per questo motivo un gruppo di persone più abili e organizzate riuscì a prendere controllo della situazione, regolamentando l'utilizzo (stabilendo per esempio delle "magie proibite", tipo quelle che manipolerebbero corpi e coscienze, anche in ambito medico), creando percorsi di apprendimento/abilitazione e rendendo l'utilizzo segreto alla maggior parte della popolazione, arrivando al punto di cancellare la memoria (unica eccezione alle magie che alterano i corpi umani) a tutte le persone comuni che vengano a sapere del sistema senza passare per canali istituzionali o maghi che usino la magia al di fuori dei limiti di legge, anche ricorrendo a un'apposita magi-polizia.
Ovviamente la giovane protagonista fa un casino, ma il mago che si fa sgamare invece di men-in-black-flasharla decide di prenderla come apprendista e di insegnarle a usare la magia (perché ha un secondo fine...).
La storia in sé non è così interessante, e neanche i personaggi sono granché finora, però il worldbuilding e il sistema della magia è piuttosto interessante.
Tante regole, tanti vincoli, procedimenti complessi ma chiari e "ragionevoli", che consentono anche una grande creatività e "individualità" nel costruire incantesimi.
Per esempio, per volare i maghi disegnano due semicerchi sulle piante delle loro scarpe con all'interno simboli relativi al vento e vettori rappresentati da linee rette, e quando accostano i piedi i due semicerchi si chiudono formando il disegno che consente il volo (ciò che fa partire un qualsiasi incantesimo è il momento in cui il mago-pittore chiude il cerchio esterno all'insieme di simboli).
Oppure, una ragazza vorrebbe creare un incantesimo per generare una nuvola che funga da letto (...), ma nonostante riesca a generare una forma di vapore, questa non permette di dormirci sopra (... ma va?). Per questo alla fine prova e riprova con vari simboli e materiali, riuscendo a fare qualcosa di simile usando simboli che permettono di manipolare la sabbia e alla nuvola-sabbia di adattarsi a chi si posi sopra ma anche di sostenersi in modo continuativo.
Insomma, nonostante si potrebbe migliorare qualcosa sul lato della trama e dei personaggi (ho anche letto 30 capitoli finora, quindi chissà), direi che si lascia leggere perché in questo mondo la magia risulta effettivamente centrale nel worldbuiling e perché il suo funzionamento è complesso, comprensibile e diverso da quanto fatto da altri predecessori.
