Darth_Dario ha scritto: ↑09/05/2024, 21:36
Sono sicuro che i 4/5 stronzi nelle arene se lo ricordano eccome.
E mi aggancio per dire che le arene non ha iniziato a riempirle solo la WWF con i PPV e le TV nazionali.
Ah sicuramente, ma non era il punto del mio discorso
Da qui c’è un tltr, avvisati.
Il punto del mio discorso è che la mossa che hai citato non ha lasciato il ricordo che ha e non ha il significato che ha per il gesto in sé, ma per il contesto narrativo in cui quel gesto è inserito.
Che comprende la storia interna del match, la storia di quella rivalità, il contesto magico di WM, l’arena che esulta insieme a Hogan, il commento, e sí, anche la trasmissione in tv che collega simbolicamente quello sforzo individuale ai sentimenti di un pubblico globale.
Senza questo, la bodyslam di Hogan rimane un sollevamento notevole dato dalla coordinazione di due uomini, ma tale e quale ad altri che ce ne sono stati dal ‘72 e sono rimasti nelle frange della memoria collettiva.
Con quello, la mossa più banale del wrestling é diventata racconto, leggenda e simbolo dell’intera disciplina.
Concedimi un’opinione personale un po’ più in là rispetto alla discussione.
La verità è che a noi esseri umani piace raccontare storie un po’ perché siamo abituati a raccontarle da quando esiste il linguaggio, un po’ perché fin da piccoli siamo immersi nei racconti e li usiamo per “narrativizzare” la nostra vita e un po’ (soprattutto) perché farlo ci permette di trasformare fatti bruti e stupidi in rimandi a qualcosa di più grande. Certo, molte cose ci piacciono semplicemente “perché sí”, o perché sono inusuali, strane, difficili, stra-ordinarie, etc.; ma costruirci sopra un racconto ci fa sentire che quello che ci colpisce “intuitivamente” sia importante, e se riusciamo a credere che lo sia allora siamo giustificati nel farcelo piacere.
Ecco, un uomo muscoloso in mutande che solleva un altro omaccione enorme in costume facendogli fare un giro prima di sbatterlo a testa in giù, vista senza fronzoli, é una cosa tremendamente idiota.
Intendiamoci, tu hai ragione a dire che il gesto colpisce perché è difficile da eseguire, non si vede tutti i giorni e richiede molto sforzo. Però rimane un gesto stupido e sostanzialmente inutile (escludendo quelli che ci lucrano sopra).
Ma ecco, se quel sollevamento viene inserito in quella trama, se diventa un momento di svolta in una storia più ampia, allora quella cosa lí si è trasformata qualcosa di nuovo e più alto. Ha assunto un significato che non avrebbe senza tutta quella rete complessa di altri eventi.
Io penso che questo sia uno dei motivi per i quali, col tempo, si è passati dalla “lotta vera” alla simulazione e poi alla narrazione più ampia culminante nella simulazione di lotta. Perché dare una storia a quelle sequenze gli dà un fascino che altrimenti non potrebbero avere. Come ho detto, possono comunque intrattenere, essere godibili, colpire anche senza narrazione per x motivi, ma la verità è che per moltissime persone lo storytelling o la ritualizzazione (o entrambi) sono una condizione imprescindibile per poter godere davvero delle cose che guardano.
Per questo ho scritto che non è la mossa, ma quello che rappresenta, a costituire il suo fascino. Certo, “rimane una mossa”, ma se prendiamo la mossa da sola non possiamo capire davvero cosa significa e perché risulta affascinante per così tanti appassionati a 30 anni di distanza.
Cazzo, ho fatto la butlerata
