Marco Frediani ha scritto:
Certo che non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.
E quel topic lo avesse aperto un Butler o un utente di peso avrebbe avuto tre pagine di lodi per la sua incredibile capacità di lettura e lungimiranza.
Lo ha aperto il Principe quindi è merda e Heyman su Twitter è un cazzaro-
Posto che è palese da anni che Jericho trolla i fan su Twitter
Io c'entro cosa?
Passerei oltre, anche perché non comprendo esattamente se la critica la fai all'analisi di un determinato utente (in questo caso RobLP), o alla sua presunta autorevolezza, e di lì conseguente superiorità di giudizio in cui si pone nei confronti di terzi (cosa invece chiarissima nelle critiche di Cab, ad esempio).
Dicevo, passerei oltre.
Che tu possa vivere tempi interessanti.
E' certo comunque che in questa WWE, in questo scorcio di WWE che ho recuperato ieri l'altro, sanno esattamente cosa voglia andare a significare i 'tempi interessanti' dell'adagio cinese.
E so di procedere controcorrente, ma a me la puntata - priva è vero del binomio Cena/Orton - è piaciuta parecchio, come parecchio mi è piaciuto il suo finale.
Sono tempi interessanti questi, a patto di comprendere esattamente che cosa per 'interessante' uno vada ad intendere.
Se per interessante concedo solo e soltanto quello che mi piacerebbe accada e accadrà (e sia accaduto, naturalmente), allora è facilmente deducibile come questo desiderio sia puntualmente deluso.
Perché l'Authority non può che deludere in questa prospettiva, l'utilizzo di Orton non ha alcun motivo di essere considerato passabile, in quest'ottica che va a soddisfare a breve termine, e solo e soltanto (mi ripeto) l'ipotesi del fan che non considera il meccanismo in cui le narrazioni sono inserite (le narrazioni principali), e si intersecano tra loro, con volontà più o meno esplicita della federazione stessa.
Non è di sicuro plausibile, in una storyline come quella che ha visto coinvolto in primis Triple H/McMahon, Triple H/Bryan, Triple H/Orton ed ora probabilmente Triple H/Lesnar (ancora? si, ma non allo stesso modo), pensare che questa si incentri sul solo Daniel Bryan e che, va da sé, non vedendolo innalzato sul 'tetto del mondo' (perché a conti fatti, ad oggi è stato protagonista centrale, ricordo, condividendo comunque il palco con Levesque, di una sola porzione del tutto), allora si concluda che è tutto sbagliato, tutto da rifare.
Io non sono di quest'idea.
E guardandomi indietro, se vi ho visto una costante, quella costante è appunto Triple H, un protagonista a lungo termine, nella storia che vuole passare le consegne tra quello che era nato come Heel McMahon di Survivorseriesiana memoria a quello che oggi deve a tutti gli effetti prenderne il posto. Non ricalcando un modello passato, già visto, ma provando una strada nuova, singolare comunque, nel bene (per chi se la gode senza strapparsi la barba per il terrore che Bryan venga affossato, perché non è così), e nel male (per chi non se la gode, strappandosi la barba perché vede Bryan non al centrocentro, dunque affossato definitivamente).
Con coscienza, si intende. Quella coscienza che non mette da parte i dubbi. Il primo ad averne fui io, alla omogeneizzazione costrittiva che veniva fuori dall'intervista a Levesque, in occasione dell'apertura del Performance Centre, così come l'uso obbligato di Orton a campione di facciata, che per quanto sia ottimo in funzione del suo ruolo, alla fine deve comunque fare i conti con un quadrato che è e deve sempre rimanere Il Palcoscenico.
Così come la questione John Cena, che è un nodo gordiano - solo per noi - che prima o poi andrà a sciogliersi certo (certo?), ma non qui, non in questo procedere di eventi.
Quindi, fatti i conti e prese le misure, io non posso lamentarmi tragicamente di quello a cui sto assistendo.
Perché uno che si vorrebbe midcarder per davvero, non sarebbe il leitmotiv della serata, con segmenti di backstage e recap fondamentali, non interagirebbe con quello che, piaccia o no, midcarder non è affatto (Wyatt), chiudendo infine nel main event (l'overture, non è un caso sia stato appannaggio di Punk, tra l'altro) e chiudendo sì, ma aprendo appunto a scenari che tutto sono tranne 'la morte' che si teme, e lo sono per i modi e i tempi in cui tutto ciò appare in scena, per le parole che non sono affatto ultimi chiodi a sigillare una bara, ma sono interrogativi enormi su un futuro che ringraziando i numi, ci consegna personaggi che non sono immobili, cristallizzati, ma si muovono, evolvono in qualcosa che non è già visto, già sperimentato.
Non sono concorde con il pensiero dominante, che vede un ritorno ai tempi banalissimi del 2008/2009, non se considero che due punte ci sono e sono belle solide (la puntata è lì a far mostra di sé), e che gli innesti (Lesnar/Batista), gestiti a dovere arricchiscono invece che impoverire.
La Road è ad un tiro di schioppo e nessuno, dico nessuno, ha verità già in tasca, ed è appunto questo il bello, l'interessante.