Premettiamo alcune cose su Melville: era un regista scorbutico e autoritario dalla facile litigata, un americanista oltranzista ben peggiore della "politique des auteurs", le forme così libere e letterarie della Nouvelle Vague gli stavano sul culo. Inoltre, era un regista commerciale nonchè un fiero anarco-individualista destrorso.christian4ever ha scritto: ↑08/07/2023, 19:12 Visto Le Samourai di Melville, mamma mia che film. Tutto bellissimo, dall'incipit perfetto (show, don't tell) al finale, con un Delon quasi muto e perfetto nella sua laconicità. E' il terzo di Melville che vedo ma il mio preferito, per altro vorrei approfondire un pochino il rapporto tra lui e la Nouvelle Vague, se qualcuno ha qualcosa da consigliare recepisco volentieri.
Nel dizionarietto sui registi francesi dei Cahiers del 1957 Melville veniva definito un mestierante ("Melville est sans doute davantage un producteur qu'un metteur en scène") che non aveva nulla da dire ma lo diceva bene. Tra i firmatari del dizionarietto c'erano Godard e Chabrol che però furono chiaramenti influenzati da Melville (Chabrol nei Cahiers scrisse una recensione positivissima su Bob le flambeur). Melville ha una parte sia in Landru di Chabrol che in Fino all'ultimo respiro. Inoltre lo storico DOP di Melville Henri Decaë fu autore della fotografia dei primi Chabrol (e dei 400 Colpi). Nel giro di qualche anno Melville finì per litigare con Godard, anche perchè Melville odiava i suoi film successivi.
Anche con Truffaut inizialmente era amico (apprezzò il suo hitchcockiano Tirate sul pianista) e i due insieme a Godard fondarono nel 1959 l'Association des Createurs Independants du Cinema Francais. Poi finì in lite. Credo comunque che il giudizio negativo fosse più di Melville verso loro che non loro verso Melville (in questa intervista Truffaut lo definisce un nemico ma solo in risposta al giudizio negativo di Melville) e si acutizzò col tempo nella deriva sempre più anti-commerciale e iper-politicizzata della Nouvelle Vague. Nel libro-conversazione con Nogueira alla domanda riguardo a cosa ne pensasse dello stile della Nouvelle Vague risponde lapidario: "There’s no such thing. The Nouvelle Vague was an inexpensive way of making films. That’s all."
Rohmer invece immagino ne fosse affascinato, d'altronde sono entrambi "hawksiani" duri e puri, ma non so se si trova qualcosa né mi pare fosse sta grande influenza. Per il suo debutto comunque prese Nicolas Hayer, direttore della fotografia delle Iene del quarto potere.
La sua influenza si vede di più nel polar, nel cinema commerciale di genere. Il suo grande amico era Becker (la parte nella convo con Nogueira in cui parla di lui, del Buco e della sua morte è pura devozione). Qui Tavernier lo definisce un padre
EDIT: ho visto sull'autobiografia di Tavernier che Melville era riuscito a litigare pure con Sautet, vabbè niente un grande

