Bar dello Sport
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Re: Bar dello Sport
Vabbé ma che imbarazzo Caleel che presenta la sua libreria di cui non ha letto un cazzo.
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Re: Bar dello Sport
Cavernadoplatone l'ha già commentato?
Io ho librerie per le cose lette, quelle per le cose nuove che devo ancora leggere, quelle per le cose usate che devo ancora leggere
Comunque anche io compro molto di più di quanto leggo, stavo provando a fare un censimento ma credo ci vorrà un anno.
Intanto domenica ho portato ai mercatini L'Idiota e i Fratelli Karamazov di Dostoevskij, un volume di poesie di Joyce, uno di Emily Dickinson, Le confessioni di Sant'Agostino, Il ritratto di Dorian Gray (doppione), un paio di libri sulla Kabbalah e un corso di lettura rapida; e mi sono riportato un capitolo della saga del Mondo Emerso (non quello che dovevo comprare, mi sono confuso), tre libri del ciclo di Darkover, e il Vizio dell'Agnello di Pinketts.
Ovviamente assieme ad altra roba.
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Re: Bar dello Sport
Io mi sto liberando di un po’ di libri per mancanza di spazio e un trasloco futuro, un colpo al cuore
Cioè sono prevalentemente scartini, roba che mi ha fatto cagare/non sono riuscito a finire o non leggerò più, ma qualche cosa di valore affettivo c’è, come una vecchia edizione de Lo Straniero di Camus e L’identità di Kundera
In alternativa come topic si potrebbe fare una roba in cui un utente sceglie 5 libri, 5 film e 5 oggetti di altro tipo che metterebbe in un suo ipotetico “santuario domestico” e perché, che li possegga ancora o no
Cioè sono prevalentemente scartini, roba che mi ha fatto cagare/non sono riuscito a finire o non leggerò più, ma qualche cosa di valore affettivo c’è, come una vecchia edizione de Lo Straniero di Camus e L’identità di Kundera
In alternativa come topic si potrebbe fare una roba in cui un utente sceglie 5 libri, 5 film e 5 oggetti di altro tipo che metterebbe in un suo ipotetico “santuario domestico” e perché, che li possegga ancora o no

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Re: Bar dello Sport
A me pure è un discorso soprattutto di spazio (i due Dostoevskij sono dei mattoni mica male, anche se mi son tenuto Anna Karenina e un sacco di roba di Dickens che sono lo stesso molto ingombranti. De L'Idiota sono abbastanza convinto di avere un'edizione diversa più slanciata, ma chissà dov'è sepolta).
Cerco pure di fare dei mucchi di libri e fumetti che possano interessare la bancarella, non mi piace portare solo monnezza.
Uso il principio dei sacchi di abiti usati. Quando compri all'ingrosso quei sacconi a 350 euro generalmente ti danno un 30% di roba buona di marca e messa bene, un 50% di roba media, e un 20% di schifezze.
Mo' nel prossimo mucchio sicuramente ci finisce Salinger che tanto non leggerò mai (l'avrei dovuto fare a vent'anni, ormai a 25 non mi va più), forse una delle edizioni di "Cuore", forse Faletti e qualche volume da edicola, che generalmente sono edizioni rimaneggiate.
Cerco pure di fare dei mucchi di libri e fumetti che possano interessare la bancarella, non mi piace portare solo monnezza.
Uso il principio dei sacchi di abiti usati. Quando compri all'ingrosso quei sacconi a 350 euro generalmente ti danno un 30% di roba buona di marca e messa bene, un 50% di roba media, e un 20% di schifezze.
Mo' nel prossimo mucchio sicuramente ci finisce Salinger che tanto non leggerò mai (l'avrei dovuto fare a vent'anni, ormai a 25 non mi va più), forse una delle edizioni di "Cuore", forse Faletti e qualche volume da edicola, che generalmente sono edizioni rimaneggiate.
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Re: Bar dello Sport
L'idiota è l'unico dei "grandi romanzi" del Dosto che mi manca, mi è sempre piaciuto un sacco (I Demoni ce lo metterei sicuramente nel mio santuario domestico
) ma "purtroppo" sono entrato in una fase in cui riesco a leggere solo roba di saggistica (di narrativa negli ultimi due anni ho letto praticamente solo Il Mondo Nuovo di Huxley, i racconti di Kafka e Tutti i miei robot di Asimov)
Dickens è una bella mancanza (ho letto giusto Canto di Natale), come Salinger, che però non mi ha mai attirato (forse perché ci avevano fatto leggere a scuola un brano del Giovane Holden che mi aveva fatto cascare i coglioni)
Dickens è una bella mancanza (ho letto giusto Canto di Natale), come Salinger, che però non mi ha mai attirato (forse perché ci avevano fatto leggere a scuola un brano del Giovane Holden che mi aveva fatto cascare i coglioni)
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Re: Bar dello Sport
Questi sono i tipici libri che trovo svuotando cantine, o anche rigattieri.
A me di comprare Dickens non verrebbe mai in mente, ma ce li ho, e almeno una possibilità voglio dargliela.
Domenica al mercatino c'era un amico di mio fratello poco avvezzo, gli ho chiesto: "fumetti ce ne sono?"
Mi fa: "sì, tanti. Topolino, Tex, Diabolik..."
Gli spiego che quelli non si considerano, ce li ha chiunque. Gli sciorino la solita battuta che nei mercatini i Diabolik si possono usare come moneta al posto degli euro.
E infatti poi ci fa caso e i Diabolik ce li hanno tutti, pure quelli che vendono altro genere di cose, vestiti, mobili, soprammobili per vecchie zie, tutti hanno l'angolino coi fumetti delle sorelle Giussani.
Invece con un po' di culo ho trovato il primo numero di "Eternity" messo come nuovo e che ho pagato la metà del suo prezzo (cioè 9 euro invece di 17).
A me di comprare Dickens non verrebbe mai in mente, ma ce li ho, e almeno una possibilità voglio dargliela.
Domenica al mercatino c'era un amico di mio fratello poco avvezzo, gli ho chiesto: "fumetti ce ne sono?"
Mi fa: "sì, tanti. Topolino, Tex, Diabolik..."
Gli spiego che quelli non si considerano, ce li ha chiunque. Gli sciorino la solita battuta che nei mercatini i Diabolik si possono usare come moneta al posto degli euro.
E infatti poi ci fa caso e i Diabolik ce li hanno tutti, pure quelli che vendono altro genere di cose, vestiti, mobili, soprammobili per vecchie zie, tutti hanno l'angolino coi fumetti delle sorelle Giussani.
Invece con un po' di culo ho trovato il primo numero di "Eternity" messo come nuovo e che ho pagato la metà del suo prezzo (cioè 9 euro invece di 17).
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Re: Bar dello Sport
Riporto qua il messaggio dell'altro topic, sperando non sia un po' troppo serioso per questo (ma preferivo non moltiplicare i thread):
Al di là della legittimità o meno della rivendicazione curda, di cui si potrebbe (giustamente) parlare per ore, come considerate le azioni messe in campo dalle regioni del Kurdistan (io chiedo su Rojava perché conosco un po' meglio quella proposta rispetto al resto del panorama, di cui so poco)?
Ritenete il confederalismo di Ocalan (PKK/YPG) una direzione votata al fallimento o un proposta che possa avere degli effetti sul lungo termine per le rivendicazioni di questo popolo?
Anche se potesse avere successo e stabilizzarsi nella Siria del Nord-Est (lo ritengo improbabile, ma poniamo di sì), pensate che sarebbe qualcosa di desiderabile? Oppure rischia invece di polarizzare le differenze territoriali e culturali ampliando le varie divisioni di queste regioni curde (come temo stia già avvenendo, in particolare con i movimento rimasti più legati all'indipendentismo di stato)?
Per chi è interessato, qua un breve articolo riassuntivo sul Rojava, il suo modello politico, le sue aspirazioni, le sue derivazioni concettuali (Bookchin, ecofemminismo, food sovereignty) e le sue criticità:
https://www.dpceonline.it/index.php/dpc ... /view/1803
Ampliando un attimo:Inklings ha scritto: ↑18/10/2023, 13:00 In Siria ci sarebbe pure la regione autonoma di Rojava con il suo confederalismo (“democrazia senza stato” secondo le parole di Ocalan), ma vabbè sono Curdi![]()
Situazione poco paragonabile, era giusto per fare una boutade![]()
Tra l’altro, mezzo off topic ma mi piacerebbe averci un attimo uno scambio di opinioni (soprattutto con te e Hard is Ono ma non solo) rispetto a quella proposta politica.
Nel senso, voi come la vedete? A me intriga in alcuni aspetti (soprattutto il rigetto della logica degli Stati-Nazione, oltre ad alcune cose interne tipo condizione delle donne, economia localista, etc.), ma sono combattuto perché temo che purtroppo sia una direzione perdente e che non possa ambire ad unire il popolo curdo in una dimensione comune (anzi rifiuti proprio di farlo) e generi conflitti con altri movimenti di natura più indipendentista (tipo quelli nel Kurdistan iracheno).
Ma ammetto di non saperne abbastanza e che la situazione sia veramente un puttanaio, quindi difficile da analizzare (aldilà che sono cose di cui non mi intendo troppo).
Al di là della legittimità o meno della rivendicazione curda, di cui si potrebbe (giustamente) parlare per ore, come considerate le azioni messe in campo dalle regioni del Kurdistan (io chiedo su Rojava perché conosco un po' meglio quella proposta rispetto al resto del panorama, di cui so poco)?
Ritenete il confederalismo di Ocalan (PKK/YPG) una direzione votata al fallimento o un proposta che possa avere degli effetti sul lungo termine per le rivendicazioni di questo popolo?
Anche se potesse avere successo e stabilizzarsi nella Siria del Nord-Est (lo ritengo improbabile, ma poniamo di sì), pensate che sarebbe qualcosa di desiderabile? Oppure rischia invece di polarizzare le differenze territoriali e culturali ampliando le varie divisioni di queste regioni curde (come temo stia già avvenendo, in particolare con i movimento rimasti più legati all'indipendentismo di stato)?
Per chi è interessato, qua un breve articolo riassuntivo sul Rojava, il suo modello politico, le sue aspirazioni, le sue derivazioni concettuali (Bookchin, ecofemminismo, food sovereignty) e le sue criticità:
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Re: Bar dello Sport
Ottimo che hai voluto continuare il discorso, e grazie per il link che dà uno sguardo sulla situazione attuale della regione e di cui so praticamente nulla. Avevo letto qualcosa all'epoca della guerra in Siria quindi agli albori di Rojava, e ho i miei ricordi dei racconti e delle visioni di alcuni curdi vicini al PKK che ho conosciuto quando andavo al liceo. Sono cambiate moltissime cose in tutti questi anni, sia dal punto di vista geopolitico sia, a quanto vedo, anche dal punto di vista ideale e prospettico degli attori in gioco, PKK compreso. Quella che tu definisci "rifiuto dello stato nazione" ha illuso molti da queste parti, me compreso, ma già nel 2013/15 era più un adeguarsi al non poterlo materialmente perseguire uno stato-nazione da quel che ricordo, mentre adesso siamo addirittura al "non voler contestare i confini geopolitici esistenti". La creazione di uno stato Curdo è sempre stata una necessità esplicita, anche se a fine anni 90 il PKK la ammantava addirittura di internazionalismo come fine ultimo, che era poi ciò che ci faceva innamorare della causa, poveri ingenui idealisti che eravamo. Qui si è partiti dall'internazionalismo, passando dal confedereralismo, per arrivare al federalismo vero e proprio attuale (addirittura cantonale ed assembleare, che mi sa di svizzero). Può funzionare? Quest'ultima forma probabilmente sì, sicuramente molto di più di quelle precedenti che alla fine erano utopie buone solo a scaldare gli animi. Anche provare a capire e interpretare le aspirazioni del popolo curdo non è come dirlo, primo perché anche quelle sono cambiate negli anni, e poi perché loro stessi sono un popolo molto meno monolitico di quanto lo crediamo noi. Ocalan stesso chissà quanto realmente li rappresenta ora come ora, e chissà quante volte ha avuto modo di cambiare idee durante la sua prigionia. Una situazione non dico di pace, ma perlomeno di calma, credo possa essere un discreto traguardo per questa gente, se si allargasse a quelli che continuano ad essere perseguitati e rinnegati anche oggi in Turchia. Ma questa è solo la mia di visione, di un ex idealista, ormai cinico, ma sempre fieramente libertario, relativista e antinazionalista.Inklings ha scritto: ↑18/10/2023, 18:13 Riporto qua il messaggio dell'altro topic, sperando non sia un po' troppo serioso per questo (ma preferivo non moltiplicare i thread):
Ampliando un attimo:
Al di là della legittimità o meno della rivendicazione curda, di cui si potrebbe (giustamente) parlare per ore, come considerate le azioni messe in campo dalle regioni del Kurdistan (io chiedo su Rojava perché conosco un po' meglio quella proposta rispetto al resto del panorama, di cui so poco)?
Ritenete il confederalismo di Ocalan (PKK/YPG) una direzione votata al fallimento o un proposta che possa avere degli effetti sul lungo termine per le rivendicazioni di questo popolo?
Anche se potesse avere successo e stabilizzarsi nella Siria del Nord-Est (lo ritengo improbabile, ma poniamo di sì), pensate che sarebbe qualcosa di desiderabile? Oppure rischia invece di polarizzare le differenze territoriali e culturali ampliando le varie divisioni di queste regioni curde (come temo stia già avvenendo, in particolare con i movimento rimasti più legati all'indipendentismo di stato)?
Per chi è interessato, qua un breve articolo riassuntivo sul Rojava, il suo modello politico, le sue aspirazioni, le sue derivazioni concettuali (Bookchin, ecofemminismo, food sovereignty) e le sue criticità:
https://www.dpceonline.it/index.php/dpc ... /view/1803
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Re: Bar dello Sport
Ti ringrazio per l’intervento, che ho trovato interessante.
Soprattutto
Quella che tu definisci "rifiuto dello stato nazione" ha illuso molti da queste parti, me compreso, ma già nel 2013/15 era più un adeguarsi al non poterlo materialmente perseguire uno stato-nazione da quel che ricordo, mentre adesso siamo addirittura al "non voler contestare i confini geopolitici esistenti".
che è una cosa che penso anch’io.
Perché se è vero che l’assetto politico di Rojava affonda le proprie radici nel pensiero di Bookchin (la lettura principale di Ocalan durante la sua prigionia nei primi anni ‘00), quindi la sua idea di “municipalismo libertario” come organizzazione politica decentrata e bottom up, in opposizione al centralismo dello stato (e in questo senso comunque un po’ diverso dalla Svizzera, con cui però condivide l’idea di democrazia diretta e i cantoni/regioni), al tempo stesso anche a me leggendo sorge il dubbio che questa adozione sia dovuto - più che al riconoscimento di una corrispondenza con la situazione già presente in quelle regione (organizzazione in villaggi e comunità locali) - a una disillusione verso la possibilità di ottenere l’indipendenza di stato pensata in precedenza (con il serio rischio, come giustamente dici, di legittimare i confini geopolitici già presenti in quelle zone).
Poi è vero anche quel che dici sia sulla molteplicità delle situazione curda (sono 40 milioni di persone, molto difficile e ingenuo pensare di generalizzare o di trovare un unico modello valido per tutti) sia sulla priorità di costruire una situazione di pace e stabilità in quelle terre, rispetto al discorso sul mezzo politico con cui si ottiene (anche se temo che Rojava non abbia i mezzi sufficienti né per durare né per estendere la propria influenza ai curdi della Turchia).
Soprattutto
Quella che tu definisci "rifiuto dello stato nazione" ha illuso molti da queste parti, me compreso, ma già nel 2013/15 era più un adeguarsi al non poterlo materialmente perseguire uno stato-nazione da quel che ricordo, mentre adesso siamo addirittura al "non voler contestare i confini geopolitici esistenti".
che è una cosa che penso anch’io.
Perché se è vero che l’assetto politico di Rojava affonda le proprie radici nel pensiero di Bookchin (la lettura principale di Ocalan durante la sua prigionia nei primi anni ‘00), quindi la sua idea di “municipalismo libertario” come organizzazione politica decentrata e bottom up, in opposizione al centralismo dello stato (e in questo senso comunque un po’ diverso dalla Svizzera, con cui però condivide l’idea di democrazia diretta e i cantoni/regioni), al tempo stesso anche a me leggendo sorge il dubbio che questa adozione sia dovuto - più che al riconoscimento di una corrispondenza con la situazione già presente in quelle regione (organizzazione in villaggi e comunità locali) - a una disillusione verso la possibilità di ottenere l’indipendenza di stato pensata in precedenza (con il serio rischio, come giustamente dici, di legittimare i confini geopolitici già presenti in quelle zone).
Poi è vero anche quel che dici sia sulla molteplicità delle situazione curda (sono 40 milioni di persone, molto difficile e ingenuo pensare di generalizzare o di trovare un unico modello valido per tutti) sia sulla priorità di costruire una situazione di pace e stabilità in quelle terre, rispetto al discorso sul mezzo politico con cui si ottiene (anche se temo che Rojava non abbia i mezzi sufficienti né per durare né per estendere la propria influenza ai curdi della Turchia).
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Re: Bar dello Sport
Inklings ha scritto: ↑19/10/2023, 11:13 Ti ringrazio per l’intervento, che ho trovato interessante.
Soprattutto
Quella che tu definisci "rifiuto dello stato nazione" ha illuso molti da queste parti, me compreso, ma già nel 2013/15 era più un adeguarsi al non poterlo materialmente perseguire uno stato-nazione da quel che ricordo, mentre adesso siamo addirittura al "non voler contestare i confini geopolitici esistenti".
che è una cosa che penso anch’io.
Perché se è vero che l’assetto politico di Rojava affonda le proprie radici nel pensiero di Bookchin (la lettura principale di Ocalan durante la sua prigionia nei primi anni ‘00), quindi la sua idea di “municipalismo libertario” come organizzazione politica decentrata e bottom up, in opposizione al centralismo dello stato (e in questo senso comunque un po’ diverso dalla Svizzera, con cui però condivide l’idea di democrazia diretta e i cantoni/regioni), al tempo stesso anche a me leggendo sorge il dubbio che questa adozione sia dovuto - più che al riconoscimento di una corrispondenza con la situazione già presente in quelle regione (organizzazione in villaggi e comunità locali) - a una disillusione verso la possibilità di ottenere l’indipendenza di stato pensata in precedenza (con il serio rischio, come giustamente dici, di legittimare i confini geopolitici già presenti in quelle zone).
Poi è vero anche quel che dici sia sulla molteplicità delle situazione curda (sono 40 milioni di persone, molto difficile e ingenuo pensare di generalizzare o di trovare un unico modello valido per tutti) sia sulla priorità di costruire una situazione di pace e stabilità in quelle terre, rispetto al discorso sul mezzo politico con cui si ottiene (anche se temo che Rojava non abbia i mezzi sufficienti né per durare né per estendere la propria influenza ai curdi della Turchia).
Sicuramente non ha i mezzi per estendere alcunché ai curdi in Turchia. La Turchia è un problema abnorme per qualsiasi minoranza e forma di dissenso non da ieri, è lo è ancora di più dal momento in cui gode dell'indifferenza e del beneplacito occidentali per i motivi che tutti ben sappiamo. Il grosso dei curdi apolidi è di origine turca. Credo non sia un caso se questo esperimento, quasi un unicum, muova i suoi passi in Siria. Fondamentalmente perché la Siria è uno stato più che alla deriva, ormai quasi fallito, non so se altrove sarebbe stato anche solo pensabile. La complessità del popolo curdo sta soprattutto nel diverso trattamento che i diversi stati in cui vivono riservano a quelle popolazioni, oltre alle differenze religiose tra curdi stessi. So per certo che in Iraq i curdi erano storicamente più integrati che in altri paesi, non so come sia la situazione attuale. In Iran godono di un riconoscimento formale, come gli zoroastriani, anche se in un paese come quello tra forma e sostanza ci passa un abisso.
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Re: Bar dello Sport
Sulla questione del Rojava si possono dire queste cose. I kurdi sono tra le popolazioni più oppresse del mondo recente la cui condizione recente è anche il risultato del cinismo della Turchia di Ataturk e dell'imperialismo inglese dopo la fine della prima guerra mondiale. L'aspirazione alla soluzione del loro problema nazionale è un tema di grande attualità.
Il modo in cui si sono svolte le storie dei kurdi nei vari stati in cui vivevano ha modellato molto le prospettive dei vari gruppi dirigenti. I kurdi iraqeni, che godono oggi di una relativa e significativa autonomia, ma il gruppo dirigente del KDP non ha nessuna intenzione di lottare per l'emancipazione di tutti i curdi. L'obiettivo strategico è quello di rendere di nuovo la regione quella "nuova Dubai" di cui si parlava 20 anni fa. Un paradiso per pochi ricchi.
Negli ultimi 30 anni poi kurdi turchi e siriani sono stati per motivi diversi un esempio per tutti, i primi per la loro lotta contro l'oppressione in Turchia, i secondi per la loro lotta contro l'ISIS e nel macello della guerra civile siriana.
C'è ovviamente un limite strutturale al confederalismo democratico, che è quello di rinunciare alla battaglia per l'emancipazione di tutti i curdi. Va da sè che l'idea di un autonomismo locale basato sul confederalismo democratico è attuabile in modi molto diversi tra uno scenario in cui hai le armi in mano e difendi il tuo pezzo di mondo in una guerra civile, uno come la Turchia, con cui hai a che fare con un personaggio come Erdogan, una storia di oppressione, di attentati e di arresti e uno come l'Iraq in cui anche dentro gli stessi kurdi, chi è uscito dall'epoca di Saddam con il coltello dalla parte del manico non ha alcuna intenzione di dividere quella fetta di potere che difende. In questo quadro il confederalismo democratico è in termini generali uno strumento che divide e non che unisce i kurdi.
Ma al di là di questo, ci sono anche degli aspetti più concreti.
Le trasformazioni sociali delle zone kurde liberate nella zona siriana sono frenate dalla stessa strategia di fondo del confederalismo democratico.
La Carta del contratto sociale del Rojava del 2014 costruisce una sorta di una sorta di economia mista, basata, nelle intenzioni della dirigenza del PYD, su sistemi di cooperative e comuni.
Il nodo non risolto della questione, è che questo tipo di economia si regge su uno stato di guerra civile, sul mercato nero e di fatto sul controllo politico-militare da parte del PYD e dell'YPG sulla vita della regione.
Il Rojava fino a qualche anno fa, non ho ricontrollato, consumava meno del 30% del grano prodotto e aveva alcune centrali elettriche (con capacità di esportazione) a produzione ridotta intorno al 10% a causa della guerra e dei blocchi.
Ma cosa accadrebbe con la fine della destabilizzazione della regione a causa della guerra e l'auspicabile venir meno di un regime politico inevitabilmente legato ad un contesto militare? In primis ci sarebbe da sciogliere il nodo del rapporto con Turchia e Siria, col rischio che queste vorrebbero spartirsi di nuovo il territorio (non credo ci sia bisogno che dica io che Erdogan ha mirre di annessioni nella regione).
Ancora di più, ci sarebbe il rischio che finito il controllo dell'economia di guerra, le "cooperative e i comuni" vengano annientate sotto l'onda della ripresa del commercio dal risorgere degli interessi economici standard.
Io continuo a pensare che l'emancipazione dei kurdi non possa aggirare il problema dei confini disegnati dall'imperialismo cento anni fa, nel movimento curdo deve riprendere forza quella voce, oggi presente ma minoritaria, per la costituzione di un kurdistan unito, che metta in discussione i confini esistenti oggi.
Il modo in cui si sono svolte le storie dei kurdi nei vari stati in cui vivevano ha modellato molto le prospettive dei vari gruppi dirigenti. I kurdi iraqeni, che godono oggi di una relativa e significativa autonomia, ma il gruppo dirigente del KDP non ha nessuna intenzione di lottare per l'emancipazione di tutti i curdi. L'obiettivo strategico è quello di rendere di nuovo la regione quella "nuova Dubai" di cui si parlava 20 anni fa. Un paradiso per pochi ricchi.
Negli ultimi 30 anni poi kurdi turchi e siriani sono stati per motivi diversi un esempio per tutti, i primi per la loro lotta contro l'oppressione in Turchia, i secondi per la loro lotta contro l'ISIS e nel macello della guerra civile siriana.
C'è ovviamente un limite strutturale al confederalismo democratico, che è quello di rinunciare alla battaglia per l'emancipazione di tutti i curdi. Va da sè che l'idea di un autonomismo locale basato sul confederalismo democratico è attuabile in modi molto diversi tra uno scenario in cui hai le armi in mano e difendi il tuo pezzo di mondo in una guerra civile, uno come la Turchia, con cui hai a che fare con un personaggio come Erdogan, una storia di oppressione, di attentati e di arresti e uno come l'Iraq in cui anche dentro gli stessi kurdi, chi è uscito dall'epoca di Saddam con il coltello dalla parte del manico non ha alcuna intenzione di dividere quella fetta di potere che difende. In questo quadro il confederalismo democratico è in termini generali uno strumento che divide e non che unisce i kurdi.
Ma al di là di questo, ci sono anche degli aspetti più concreti.
Le trasformazioni sociali delle zone kurde liberate nella zona siriana sono frenate dalla stessa strategia di fondo del confederalismo democratico.
La Carta del contratto sociale del Rojava del 2014 costruisce una sorta di una sorta di economia mista, basata, nelle intenzioni della dirigenza del PYD, su sistemi di cooperative e comuni.
Il nodo non risolto della questione, è che questo tipo di economia si regge su uno stato di guerra civile, sul mercato nero e di fatto sul controllo politico-militare da parte del PYD e dell'YPG sulla vita della regione.
Il Rojava fino a qualche anno fa, non ho ricontrollato, consumava meno del 30% del grano prodotto e aveva alcune centrali elettriche (con capacità di esportazione) a produzione ridotta intorno al 10% a causa della guerra e dei blocchi.
Ma cosa accadrebbe con la fine della destabilizzazione della regione a causa della guerra e l'auspicabile venir meno di un regime politico inevitabilmente legato ad un contesto militare? In primis ci sarebbe da sciogliere il nodo del rapporto con Turchia e Siria, col rischio che queste vorrebbero spartirsi di nuovo il territorio (non credo ci sia bisogno che dica io che Erdogan ha mirre di annessioni nella regione).
Ancora di più, ci sarebbe il rischio che finito il controllo dell'economia di guerra, le "cooperative e i comuni" vengano annientate sotto l'onda della ripresa del commercio dal risorgere degli interessi economici standard.
Io continuo a pensare che l'emancipazione dei kurdi non possa aggirare il problema dei confini disegnati dall'imperialismo cento anni fa, nel movimento curdo deve riprendere forza quella voce, oggi presente ma minoritaria, per la costituzione di un kurdistan unito, che metta in discussione i confini esistenti oggi.
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Re: Bar dello Sport
Ma sono due volte che becco la mia vicina nubile con l'hijab slacciato e quindi col viso scoperto per qualche secondo.
Non dovremmo essere costretti a sposarci?
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Re: Bar dello Sport
Cruciani con la Bandiera di Israele alla Zanzara
Ma è lo stesso che per anni ha ospitato complottardi che sostenevano il pluricomplotto Ebraico tra Massoni e Banchieri o un Omonimo ?
Per non parlare di quando disse che gli Ebrei si atteggiavano a vittime campando sulla follia di Hitler
Ora capisco che tra Tv , Youtube e Radio uno si possa fondere il cervello essendo un Tuttologo ,ma dovrebbero mettere un limite alle giravolte e alle cazzate che uno può dire e fare
Ma è lo stesso che per anni ha ospitato complottardi che sostenevano il pluricomplotto Ebraico tra Massoni e Banchieri o un Omonimo ?
Per non parlare di quando disse che gli Ebrei si atteggiavano a vittime campando sulla follia di Hitler
Ora capisco che tra Tv , Youtube e Radio uno si possa fondere il cervello essendo un Tuttologo ,ma dovrebbero mettere un limite alle giravolte e alle cazzate che uno può dire e fare
