A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

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GMPunk
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A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

E' da qualche tempo che avevo voglia di fare un rewatch attento della saga Tana-Okada e ho pensato "perché non farlo insieme?".

Quindi, anche con l'aiuto prezioso di quel meraviglioso canale YT che fu Showbuckle, vi dico la mia sull'ascesa di Okada e la sua battaglia con Tanahashi per diventare l'ACE della NJPW.
(tra poco vado in vacanza, vediamo se avrò la continuità di proseguire anche al ritorno :P )

Si parte.

Tutto ebbe inizio The New Beginning 2012, e mai evento ebbe nome più appropriato.
Ma prima un rapido background sui protagonisti.
Prologo

A inizio 2012 Hiroshi Tanahashi è già un main eventer affermato. Anzi, di più. Hiroshi Tanahashi è l’ACE della NJPW. Anzi, di più: Tanahashi ha letteralmente salvato una federazione in condizioni catastrofiche e che tutti davano oramai per persa. È divenuto volto e simbolo di una federazione che si è caricato sulle spalle e sta traghettando –a suon di ottime performance e popolarità- fuori da un periodo agghiacciante e verso quella che sarà, per i successivi 10 anni, la migliore promotion di wrestling al mondo.

Kazuchika Okada, classe ’87, allenato da Último Dragón nella Toryumon Mexico, al debutto nel NJPW Dojo trascorre i primi anni come il più classico degli Young Lions. Dopo tre anonimi anni trascorsi a fare dropkick e boston crabs in mutande nere, a gennaio 2010 perde un match contro il già 4 volte ex campione IWGP Hiroshi Tanahashi e parte per la classica overseas excution. Qui dirò solo che, se comparata con quella di Shota Umino, Jay White o Yota Tsuji, l’escursione di Okada è parecchio deludente e lui trascorre due anni principalmente a fare il jobber in TNA.

Il 4 gennaio 2012, a Wrestle Kingdom VI, Tana è nel pieno di un regno da record, e tutto sembra apparecchiato per farlo entrare nella storia con una striscia unica di undici difese titolate contro i nomi più importanti della scena internazionale. Non solo: Tana ha vinto a Wrestle Kingdom per due anni di fila, back-to-back. Se Shawn Michaels era Mr. Wrestlemania, allora Tanahashi sta diventando Mr. Wrestle Kingdom. Il Tana del 2012 era easily un BITW candidate.
Okada, invece, fa il suo rientro in Giappone (ri)debuttando direttamente al Dome. Sconfigge YOSHI-HASHI in un match bruttino, dove tutto ciò che fa appare timido, loffio e scoordinato. Chiude la pratica con una debolissima clothesline degna delle finisher da rookie del primissimo NXT. Boh, ‘sto Okada non convince nessuno, è ancora troppo acerbo.
Ma poi, al termine del main event in cui Tanahashi difende il titolo contro Minoru Suzuki, il ragazzino arrogante reduce da una pessima esperienza all’estero sale sul ring e punta dritto al numero uno del Paese, sfidando l’ACE per l’evento successivo. Anche qui Okada è goffo e insicuro con i suoi vestiti neri di una taglia in più e la voce che trema. Tanahashi, sprezzante, accetta con un sorriso, per nulla impensierito dal ventiquattrenne: mancano pochi mesi per superare il primato di Shinya Hashimoto per il regno più lungo e ha affrontato avversari ben peggiori.

Alla conferenza stampa del giorno successivo, durante la quale l’incontro titolato viene ufficializzato, Okada rivela di essersi unito al CHAOS, la principale fazione heel in NJPW, arruolando come nuovo manager e portavoce il compagno di stable Gedo. Adottando la nuova gimmick da Rainmaker, Okada si descrive come una combinazione dei tre stili di wrestling che aveva appreso nella sua carriera, affermando di aver preso il dropkick e le llaves dal Messico, il fighting spirit dal Giappone e l’entertainment dagli Stati Uniti.

Capitolo 1: The Rainmaker Shock
NJPW The New Beginning 2012 (12/02/2012)
Spoiler:
Ed eccoci tornati a The New Beginning.

Tanahashi entra festante e borioso, pronto a sbrigare rapidamente la pratica. Okada entra.. superbo e sicuro di sé, con una confidence ben lontana dall’insicurezza mostrata a WK VI e durante i Road to.
Due faccia a faccia: uno dopo le entrate, uno prima del primo contatto. Per due volte, Tanahashi si ritrae. Due piccole vittorie morali per il ragazzo che non si lascia impressionare.

Al suono della campanella il campione scherza, ma un shoulder block lo stende subito. I successivi 5 minuti sono densi di narrazione e psicologia: Tanahashi si rialza e riprende subito il controllo; come imposta la fase iniziale? Solo headlock, come a dire che non serve altro, Okada non si merita un Tanahashi combattivo, richiamando la stessa arroganza mostrata al Tokyo Dome, quando disse a Okada che non era degno dell’IWGP Heavyweight Championship. Okada esce dalle continue headlock e reagisce subito piazzando due mosse iconiche: il dropkick, che nella formula Okada inizierà a simboleggiare il momento in cui Okada ferma il momentum dell’avversario prendendo il controllo del match; e subito dopo prova ad infilare la Tombstone piledriver, come a voler dire che fin dal primo minuto il giovane sfidante non spreca un attimo, è lì per fare sul serio. Tana si divincola e reagisce, prova la senton dalla seconda corda ma perde ancora tempo a mettersi in posa sul paletto prima di connettere. Okada, di nuovo, ne approfitta e piazza un secondo dropkick che fa ruzzolare l’ACE giù dalla seconda corda, fuori dal ring. Anche qui il dropkick ci segnala un ribaltamento di fronte, questa volta più serio: Okada adesso controlla il match, ed è crudelmente metodico.

A posteriori, il più grande punto di forza di questo match è anche la sua maggiore debolezza: l’esito sembra scontatissimo, nessuno crede davvero che Okada possa vincere e proprio per questo il risultato finale è così scioccante, ma perfetto nella sua logica. Tutto è costruito per far pensare che il ragazzo sia effettivamente meglio della segaccia vista a WK VI, ma che comunque stia avendo il suo breve momento di gloria prima di tornare nel midcard, vivendo della luce riflessa dell’ACE. Quando Okada prende il controllo della contesa, tutti nell’arena pensano che di lì a poco Tana avrebbe iniziato a fare sul serio per chiudere la farsa. Come un gatto che lascia correre il topo per qualche metro prima di riacciuffarlo. Ma Tanahashi in realtà sta sbagliando approccio: nelle fasi di mat ha sottovalutato Okada e quando si decide finalmente a lavorare sul ginocchio dello sfidante, come fa di consueto nei match impegnati, lo fa troppo tardi e con poca convinzione.

Ma se Tanahashi da un lato non ritiene di aver bisogno di un limb work per vincere, Okada alla prima occasione inizia a lavorare con insistenza e precisione il collo del campione. Okada è feroce, affamato e sempre un passo avanti. Dopo una apron hilo fallito missato Tanahashi cade di schiena e collo, Okada aggiunge il carico da cento con una Tombstone sul cemento. Prima prova a vincere per count-out, poi lo riporta sul ring: vuole uno schienamento. Con un sorriso beffardo stampato in volto, colpisce senza pietà, trasuda sicurezza e insiste nelle sottomissioni, tra cui un paio di splendide llaves ereditate dalla sua esperienza messicana.

Tanahashi commette errore dopo errore, scavandosi la fossa da solo. Dall’inizio intraprende una strada senza ritorno. Okada applica un piano perfetto, il rookie è più preparato del veterano. Nei secondi finali, Okada dimostra di essere uno che impara in fretta, in frettissima anzi: Tana per due volte aveva counterato i primi tentativi di Rainmaker, la prima con una sling blade, la seconda con un dragon suplex. Al terzo tentativo di Okada, il campione riprova la counter con la sling blade, ma Okada adesso è pronto: evita il contrattacco e piazza una devastante RAAAINMAIKAAA, niente a che vedere con la manata moscia che ha usato a WK VI. Tre secondi, un nuovo campione, il colpo di scena con un nome destinato a rimanere negli annali: The Rainmaker Shock.

È chiaro che Okada sia acerbo (si dimentica, per esempio, di sellare il ginocchio), ma questa cosa diventa parte della storia: il Rainmaker vince nonostante la sua inesperienza, mettendo ancora più in evidenza le sviste di Tanahashi. In kayfabe, una performance mediocre per l’Ace; nella realtà, un capolavoro di storytelling, capace di giustificare la vittoria di un Okada ancora green senza però sminuire Tanahashi. Tanahashi è ancora l’ACE, semplicemente ha commesso degli errori e ha sottovalutato l’avversario, è umano e ha sbagliato. In una fase della sua carriera in cui aveva già battuto tutti, Tanahashi eleva un nuovo l’avversario, si crea una minaccia credibile che possa farlo risplendere ancora di più in futuro, Okada risponde sul pezzo e così nasce una stella senza che l’aura di Tanahashi svanisca. Il finale lascia la porta spalancata per un rematch, e sarà a Dominion quattro mesi dopo: è l’inizio di una delle più grandi rivalità della storia del wrestling.

Questo non è il match più spettacolare né il più adrenalinico che vedrete. Ma è un incontro cerebrale e fondamentale, con uno storytelling e una psicologia da studiare e ristudiare. Una decisione di booking audacissima, forse la più rischiosa del wrestling moderno. Misawa nel 1990 batté Jumbo con un roll-up fortunoso, ma Okada no: qui uno sconosciuto di 24 anni batte pulito, pinnandolo al centro del ring, l’Ace della federazione con il record di difese titolate.

Il rischio del secolo, la scintilla che avrebbe portato NJPW all’epoca più florida della sua storia.

Nota di colore a margine: sulla performance di Okada a Wrestle Kingdom VI ci sono due correnti di pensiero. C’è chi dice che abbia fatto cacare perché lui era agitato, impreparato e nervoso al suo primo big match. E chi invece sostiene che sia tutto parte della storia, con Okada che si finge inadeguato per farsi sottovalutare e cogliere ancora più di sorpresa Tanahashi. Non so quale sia la verità, ma mi piace propendere per la seconda opzione. Conoscendo il livello di dettaglio a cui la NJPW ci ha abituato (qualcuno ha detto Jay White?) non mi sorprenderebbe neanche.



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Smoker
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Smoker »

Il finale del loro primo match è sempre fantastico. Vedere il pubblico giapponese, di solito sempre freddo e composto, reagire in quel modo fa capire quanto sia stata audace la loro scelta.

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Saimas
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Saimas »

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Chainer »

Seguo con interesse visto che è un qualcosa che mi sono perso. Ottima occasione per recuperare tutto

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Darth_Dario »

Il match del 2010 con Tanahashi si trova? Sarei curioso.

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Barrett Garage »

Innanzitutto hai un bellissimo stile di scrittura, complimenti. Mi hai fatto leggere un intero post su qualcosa di cui non me ne fregava assolutamente nulla e mi hai tenuto incollato fino alla fine, mentre ero al ristorante, ignorando la mia compagna e le mie bambine. In più mi hai messo una voglia incredibile di guardare il match.

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Geno »

Darth_Dario ha scritto: 31/07/2025, 20:47 Il match del 2010 con Tanahashi si trova? Sarei curioso.

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Saimas
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Saimas »

Geno ha scritto: 31/07/2025, 21:36
Bello, non mi aspettavo un match così combattuto anche perché Okada aveva le mutande nere da Young Lion e prima dello stint in TnaMerda.

Un bell'antipasto, niente da dire.

E pure un Toru Yano biondissimo ed heelissimo nel post-match

:mustache:

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GMPunk
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Saimas ha scritto: 31/07/2025, 23:14 Bello, non mi aspettavo un match così combattuto anche perché Okada aveva le mutande nere da Young Lion e prima dello stint in TnaMerda.

Un bell'antipasto, niente da dire.

E pure un Toru Yano biondissimo ed heelissimo nel post-match

:mustache:
La cosa più bella di questo match è Okada svaccato di spalle mentre entra Tanahashi :godimento:
Era ancora un nano anonimo in mutande nere ma aveva già carisma da vendere.

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GMPunk
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Capitolo 2: the making of the Rainmaker



Nel pubblico e tra i fan erano tutti erano rimasti basiti per la vittoria di Okada, molti dubbiosi, pochissimi contenti. Eppure, nei mesi successivi, Okada dimostrò che la vittoria su Tanahashi non era proprio stata un totale colpo di fortuna, difendendo con successo il titolo contro Tetsuya Naito e Hirooki Goto, prima che Hiroshi Tanahashi ottenesse il suo rematch a Dominion, quattro mesi dopo. In queste difese, Okada dimostra una maturità che, match dopo match, cresce ad una velocità pazzesca. Anche il favore del pubblico aumenta gradualmente: si passa dal silenzio tombale di WK VI, ai fischi di New Beginning, ai primi cori a favore già alla difesa contro Naito.

Faccio un rapido excursus sul match contro Naito, perché è interessante notare come Okada entra già da campione navigato: super sicuro di sé, con i dollari che piovono dal cielo e un’entrance gear che lascia a bocca aperta. L’estetica di Okada è studiata per emanare opulenza. È quasi gotico nel trasudare arroganza e superiorità. In questo match si inizia a consolidare la formula Okada e si intravedono diversi cenni alla scuola Toryumon Mexico, con un paio di llaves veramente uniche. Si vede anche che il campione sta imparando a controllare il match in maniera tecnica e metodica, ma ogni tanto la situa gli sfugge di mano e quindi ricorre alle sue mosse più esplosive per riprenderlo. Emblematica è l’evoluzione della disposizione di dropkick e tombostone nel corso dei match: qui vengono utilizzati quasi subito, per disinnescare i comeback di Naito; nei suoi match più maturi Okada li sposta invece alla fine del match come set up della finisher, perché ormai non ha più bisogno, sa controllare il match in modo più calmo senza ricorrere alle bombe a mano. Naito, dal canto suo, contrattacca con un certosino lavoro alla gamba del campione, volto a disinnescarne le sue mosse più impattanti. Questo diventerà un leit motif della carriera di Okada e, come vedremo, anche del prossimo match contro Tanahashi, che sembrerà aver studiato con attenzione la prima difesa del Rainmaker.

Anche se Naito è ancora lontano dal character dei LIJ, questo incontro rimane uno dei loro più belli, forse il migliore su un piano squisitamente tecnico, complici l’ottimo mat wrestling e un Naito nel suo prime, ancora rapido come una scheggia.
Potete trovarlo qui:

NJPW Dominion 2012 (16/06/2012)



Arriviamo a Tana-Okada II.

La dinamica di questo secondo scontro è completamente diversa e lo si capisce già dagli ingressi. L’ACE non entra festante come nel precedente incontro, a sto giro sorride meno, è determinato e concentrato. Non è più l’uomo sicuro di sé e compiaciuto di quattro mesi prima, ma aveva studiato Okada a fondo ed elaborato un piano basato sulla sua maggiore esperienza. Okada invece è spavaldo e convinto che sarebbe stato facile come la prima volta: lo aveva già battuto, lo avrebbe fatto di nuovo.

Il primissimo scambio racconta già una storia: Tana parte di headlock takedown, portando immediatamente Okada al tappeto, che si libera con tecnica; entrambi si rialzano rapidi, ma il campione è già in piedi quando l’Ace è ancora solo in ginocchio. Per due volte. Dopo un paio di scambi di chain appare chiaro che sul piano tecnico Okada è ampiamente in grado di rivaleggiare con Tanahashi e che dalla sua ha anche la superiorità atletica della gioventù.

Ma l’Ace a sto giro è arrivato preparato: fin da subito attacca sistematicamente il ginocchio del rivale, per settare la cloverleaf e disinnescare dropkick e tombstone, le due mosse che gli avevano ucciso tutti i suoi momentum nel match precedente. Una chicca di storytelling: come nel primo match, Okada prova a riprendere il controllo mentre Tana è sulla seconda corda, ma per preservare il ginocchio non va di dropkick ma di uppercut. La mossa non è altrettanto efficace e il rivale è pronto: Tana rimane appeso alle corde senza cadere fuori dal ring e vanifica il tentativo del campione. Allora Okada, disperato, riposiziona Tana sul paletto e finalmente ricorre al dropkick, riprendendo così il controllo del match e iniziando a lavorare sul collo dell’Ace, con lo stesso schema del match precedente. It’s all about the gameplan.

Tana, studiato, countera diversi tentativi di Rainmaker e reversa tutte le principali signatures di Okada. Ma nonostante stavolta lo sfidante sia pronto, Okada rivela tutte le sue abilità: ci vogliono ben tre sequenze finali e tutto il repertorio dell’Ace per batterlo. Ci vuole un Tanahashi prime, non basta la versione in pantofole di The New Beginning. Okada si rivela a tutti gli effetti il prodigio che è sembrato quattro mesi prima: è l’esperienza che fa vincere Tanahashi, non la superiorità atletica. La psicologia, non la tecnica.

In questo match, come in quello contro Naito, si può notare un grande miglioramento nel selling di Okada, che stavolta è uno dei focus dell’incontro. Chiamato a fare bene, il giovane non delude e vende alla grande il lavoro dell’ACE.

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Saimas
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Saimas »

Riprenderò quando tornerò alla pari con il Climax.

E mi guarderò naturalmente pure il match con Naito.

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Darth_Dario
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Darth_Dario »

Geno ha scritto: 31/07/2025, 21:36
Intanto ho visto questo, ma sto leggendo tutto e sicuramente inizierò a recuperare qualcosa ad un certo punto.

Interessante vederlo dopo aver visto Bloodsport, perché è un match che in quel contesto sarebbe stato benissimo. Niente di particolare da segnalare sull'azione (anche se sarei curioso di una disanima di GMPunk vista l'attenzione che sta dedicando agli altri incontri), segnalo solo che non mi aspettavo questo tifo per Okada. La faccia e le espressioni comunque già c'erano.

Un violento Toru Yank improvviso mi ha spaventato!

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GMPunk
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Darth_Dario ha scritto: 06/08/2025, 22:41 Intanto ho visto questo, ma sto leggendo tutto e sicuramente inizierò a recuperare qualcosa ad un certo punto.

Interessante vederlo dopo aver visto Bloodsport, perché è un match che in quel contesto sarebbe stato benissimo. Niente di particolare da segnalare sull'azione (anche se sarei curioso di una disanima di GMPunk vista l'attenzione che sta dedicando agli altri incontri), segnalo solo che non mi aspettavo questo tifo per Okada. La faccia e le espressioni comunque già c'erano.

Un violento Toru Yank improvviso mi ha spaventato!
Siamo ovviamente lontani anni luce dai match della "saga", però per essere il classico veteran vs young lion è molto interessante perché:
- è sorprendentemente equilibrato, fin dagli scambi iniziali
- Okada nell'aspetto è anonimo come il più classico degli young lions, ma cazzimma e carisma ci sono già tutti: si mette in posa, chiama (con successo) il pubblico, addirittura tenta di rubare a Tana la senton dalla seconda corda
- ha due momenti iconici: l'ingresso dell'Ace, con Okada strafottente che gli volta le spalle e al minuto 13 quando Tana prova ad applicare la Boston Crab (che tutti sappiamo essere la mossa simbolo del Dojo) e Kazu che ne esce in 3 secondi, ribaltandola e senza bisogno di arrivare alle corde. Come a dire che con lui non si fotte, non è un leoncino qualunque.

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

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Aaaaaaaaaaand we are back!
Vacanze (purtroppo) finite, G1 Climax terminato e Forbidden Door alle spalle, posso tornare a dedicarmi alla nostra storia.

Eccoci:

Capitolo 3: un anno dopo
NJPW Wrestle Kingdom 7 (04/01/2013)

Eravamo arrivati alla rivincita di Tanahashi.
Nei due mesi successivi, Okada rispose alla sconfitta conquistando il G1 Climax, affermandosi con i suoi 24 anni come il più giovane vincitore della storia del torneo. Segnalo qui uno scontro interessante con Nakamura, leader della stessa stable di Okada, e la finale con Karl Anderson, probabilmente la performance della vita per il Machine Gun.

All’epoca il vincitore del Climax riceveva un match titolato nel tour successivo, ma Okada vuole di più e punta in alto: chiede di utilizzare la sua title shot direttamente al prossimo Wrestle Kingdom, a condizione di difenderla fino ad allora. La NJPW accetta la sfida.
Questo momento segna uno spartiacque anche nella gestione del torneo stesso e la NJPW, con questa mossa, ne ribadisce l’aura di grandezza. Dopotutto il G1 è il Grand One Climax, il torneo dei bimbi grandi, quelli bravi bravi (ndr: motivo per cui, in un mondo idilliaco, gente come Toru Yano o Chase Owens dovrebbero starci il più lontano possibile; così come EVIL la finale non dovrebbe vederla nemmeno con il binocolo, a prescindere dall’overness, per quello c’è la New Japan Cup! Eventuali posti vacanti dovrebbero essere colmati invitando i big delle altre promotion, come fatto in passato o per il BOSJ 2025).

Torniamo a noi: per Okada arriva così la possibilità di riscatto per la sconfitta di Dominion direttamente sul palcoscenico più grande, il Tokyo Dome. Stavolta era Tanahashi ad avere tutta la fiducia dalla sua parte, forte di tre main event già vinti nello stesso stadio, inclusi gli ultimi due consecutivi. E, ancora una volta, si vede fin da subito: il Tana mesto e serioso di Dominion è totalmente scomparso; l’Ace entra nel Dome festoso e trionfale, gioca con il pubblico e degna a malapena Okada di un rapido sguardo appena sale sul ring.
Per Okada, invece, il peso della situazione era enorme: è nervoso ed impulsivo, cerca di mascherarlo con eccessiva esuberanza e spammando la Rainmaker pose, ma Tanahashi si accorge presto della farsa. E Tanahashi, a WK, è confident per davvero.
Nelle fasi iniziali guardate come a 24 anni Okada è già un fuoriclasse a convogliare i suoi cambi di atteggiamento nei vari match: tre incontri, tre Okada diversi, tre emozioni differenti.

Il primo scambio di chain ci racconta di due wrestler di pari bravura. Ma Okada, nervoso, diventa impaziente: carica Tana sul paletto per colpirlo subito con l’ormai famoso dropkick che gli ha permesso di controllare tutti i match precedenti, ma l’Ace è pronto e –per la prima volta- lo countera. Okada quindi deve addirittura ricorrere ad una lievissima scorrettezza, facendo scivolare Tana a cavalcioni sul paletto. Followuppa con un sadicissimo draping DDT, upgrade naturale del classico DDT visto nei precedenti scontri fra i due, che fa cadere l’Ace dritto sul collo. Il match prosegue con i due che provano ad applicare le rispettive strategie che hanno fatto le loro precedenti fortune, lavorando Okada sul collo e Tana alle gambe. Se il primo incontro fu dominato dal Rainmaker e il secondo dall’Ace, in questa terza sfida i ribaltamenti di fronte sono più frequenti e nessuno dei due riesce ad applicare il proprio piano fino in fondo. Ci vuole qualcosa di nuovo. Il lampo di genio arriva a Okada che ribalta un calcio di Tana con una dragon screw, una delle signatures del rivale. Okada però non riesce a capitalizzarne il vantaggio, errore di inesperienza.

Tanahashi applica la stessa strategia vincente di Dominion: indebolisce prima il ginocchio e cerca l’High Fly Flow ogni volta che può. Nonostante Okada, a testamento della sua unicità, riesca a sopravvivere a una High Fly Flow, l’esperienza del campione è decisiva: se da un lato l’Ace mantiene la calma, dall’altro il giovane Okada diventa impulsivo e disperato, perdendo la precisione e il metodo fondamentali nelle sue precedenti vittorie. Si arriva così alla seconda HFF, decisiva. Tanahashi si conferma campione, ACE e Mr. WK.

Il Kazuchika Okada del 2012 è forse stato un semplice fuoco di paglia?

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

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Capitolo 4: un nuovo Okada
NJPW Invasion Attack 2013 (07/04/2013)

Lo dico fin da subito: siamo di fronte ad uno dei match più belli di sempre.

Il main event al Tokyo Dome fu un bagno di umiltà per Okada che aveva sprecato la sua grande occasione per dimostrare di essere al livello dell’Ace. Ma da quella sconfitta nacque una nuova versione di sé stesso. Con l’esperienza in costante crescita e un atteggiamento più serio e determinato, Okada riesce a sbloccare il pieno potenziale del suo talento. Non era più il bambino viziato e baciato dalla fortuna che Gedo aveva messo su un piedistallo l’anno prima: Okada si era guadagnato tutte le sue vittorie a suon di grandi performance. Se Tanahashi era l’1/100, il one in a century, il talento che ti capita ogni cento anni, allora Okada doveva diventare 1/1000. Era un fenomeno, e lo avrebbe dimostrato.

Macinando record su record, vince la New Japan Cup del 2013, anche grazie alla nuova sottomissione denominata Red Ink, una variante di crossface messa a punto proprio per distruggere il collo malandato di Hiroshi. E si guadagna, così, un’altra opportunità per affrontare Tanahashi per il titolo IWGP Heavyweight. Questa volta, la dinamica tra i due era cambiata: Tanahashi sapeva di dover prendere Okada più seriamente rispetto al passato, ma era ancora fin troppo convinto della sua superiorità. Lo aveva battuto per due volte di fila quando era si era presentato preparato, e riteneva che sarebbe andata nello stesso modo. L’Ace entra glorioso e festante, Okada serio e concentrato, la consueta spavalderia lascia il posto alla determinazione. Ecco questa è una cosa che A-D-O-R-O dei big match NJWP: già le entrate ti raccontano la storia. Quattro incontri, quattro attitude diverse dei protagonisti ad ogni ingresso; ciascuna entrata ha il suo taglio sartoriale cucito addosso al momento.

All’inizio del match Tanahashi sbeffeggia il giovane Okada, si gongola schitarrando in aria e addirittura prova una Rainmaker. Okada non ci sta e reagisce con determinazione e allora l’Ace punta dritto al ginocchio: it’s all about the gameplan. Come sempre nei grandi match di Tanahashi, il focus è sulle gambe. È stato così per tutta la rivalità: a The New Beginning 2012 le prende di mira troppo tardi e paga il prezzo; a Dominion 2012 le attacca subito e controlla il ritmo; a Wrestle Kingdom 7 prende il vantaggio a metà incontro grazie allo stesso piano. Ma nel quarto capitolo della saga, Okada è pronto. Dopo essere stato battuto due volte di fila, ha imparato dai suoi errori. Al suono della campanella non si lancia impulsivamente all’attacco come a Dominion, e quando prende il controllo protegge le gambe, evitando di esporsi come aveva fatto al Tokyo Dome. Tutto questo accade nei primi minuti: il mood della contesta è chiaro e settato. Il pubblico apprezza la nuova maturità di Okada.

Tanahashi allora capisce che deve fare qualcosa di nuovo per acquisire il vantaggio. Con il suo piano originale neutralizzato, Tanahashi cambia improvvisamente bersaglio e afferra il braccio di Okada, ritrovando ritmo e continuità. Una strategia intelligente: eliminare il braccio significa ridurre l’efficacia della Rainmaker, l’arma più letale. Karl Anderson aveva accennato a questa idea nella finale del G1 Climax 22, e in seguito altri avevano provato a copiarla, ma nessuno l’aveva applicata abbastanza a lungo da ottenere risultati concreti. L’Ace, più scaltro, esperto e determinato di tutti, spinge l’idea più lontano di chiunque altro: lo fa con tale spietatezza e poca sportività tale che, addirittura, il pubblico lo fischia e per la prima volta Okada è il fan favourite anche contro Tanahashi. E questo è un momento importantissimo. Quella di Tana è una scelta che diventa sia una benedizione che una maledizione: in posizione di comando diventa (troppo) sicuro di sé, abbandonando il lavoro al braccio e non tornando mai sulle gambe. L’ACE ancora una volta pecca di hybris, Okada approfitta della breccia e rimonta.

Nel breve termine, il lavoro al braccio salva Tanahashi più volte, soprattutto quando neutralizza la Red Ink, che richiede entrambe le braccia per essere efficace. La prima volta Okada non riesce ad applicarla per il dolore, la seconda è costretto a mollare anzitempo, dopo aver implorato l’arbitro di muoversi a chiamare il referee stoppage quando Tana è ancora lontano dal cedere. In altre parole, la sottomissione viene eliminata dall’equazione: la forza di volontà di Tanahashi prevale sulla tolleranza al dolore di Okada in questa battaglia di resistenza.

Ma questa strategia non porta l’Ace vicino alla vittoria: rallenta solo l’inevitabile. A differenza del lavoro alle gambe, con cui Tanahashi crea condizioni lose-lose per l’avversario (tipo scegliere se subire l’HFF o sacrificare le ginocchia per difendersi), l’offensiva sul braccio non ha la stessa profondità, né sottomissioni decisive come la Cloverleaf (anche se prova a traslare sul gomito alcune offensive che normalmente applica alle gambe, tipo la dragon screw). Rallenta l’avanzata di Okada, ma pur lentamente il giovane va avanti mentre l’Ace rimane fermo. Tanahashi costruisce un piano difensivo, pensato più per impedire la vittoria di Okada che per garantirsi la propria. Buona tattica? Sì. Buona strategia? No.

Tanahashi punta tutto sulla propria maggiore resilienza, Okada è costretto a lottare attraverso il dolore. Ma a lungo termine la condanna si manifesta: Tanahashi non passa mai dal piano difensivo a quello offensivo, lasciandosi sfuggire le opportunità che normalmente il lavoro alle gambe gli darebbe. Okada, con le gambe sane, può ancora contare sulla sua agilità: evita il cross body dalla seconda corda, blocca il primo High Fly Flow con un dropkick all’angolo, sventa la combinazione letale di Tanahashi (High Fly Flow cross body / Sling Blade / Dragon Suplex / High Fly Flow sulla schiena / High Fly Flow standard) alzando le ginocchia e subendo meno danni del normale. La resistenza fisica è un tema centrale, parte integrante della carriera di Tanahashi, almeno in kayfabe. Okada invece deve sopportare il dolore perché non ha ancora l’esperienza per aggirarlo. Quando colpisce le gambe, l’Ace scommette infatti sulla sua resilienza, sul fatto che l'avversario sentirà più male di lui. Anche se grazie a questa filosofia vince la battaglia della Red Ink, perde comunque la guerra quando riceve le ginocchia di Okada in pancia in risposta ad una High Fly Flow: stavolta è Tana a patire di più l’impatto, cosa che non sarebbe successa con un lavoro al ginocchio.

Ogni counter, ogni movimento dimostra quanto Okada sia pronto. Ad una certa Okada realizza che è rimasto senza Red Ink e la Rainmaker torna ad essere l’unica speranza. Per consolidare il suo status, è costretto a ferire sé stesso pur di ferire l’avversario ancora di più. Non ha altra scelta: deve stringere i denti e sopportare il dolore, più facile da ignorare per un lariat istantaneo che nello sforzo prolungato della crossface. Così fa, e si gioca tutto. Okada chiude il match restando fedele al suo piano: demolire il collo ripetutamente e senza tregua.

In questo match l’astuzia di Tanahashi è un elemento chiave. Il maestro della strategia trova una soluzione geniale che sembra garantirgli il successo, ma l’ego si mette in mezzo. Al contrario del Rainmaker Shock, qui non si scava la fossa fin dall’inizio: Tanahashi ha la vittoria in mano ma allenta la presa quel tanto che basta per permettere a Okada di strappargliela. Contro il suo giovane e sempre più temibile rivale, l’Ace deve lottare il match perfetto per far risuonare High Energy anche a fine serata, qualsiasi cosa al di sotto del 100% non va bene.

In questo incontro la psicologia è palpabile come mai prima, tutto è logico a livelli altissimi, senza movimenti sprecati. L’esecuzione è impeccabile e la storia è magistrale. La caratterizzazione è perfetta, con momenti iconici come il pollice alzato di Okada quando fatica a chiudere la Cattle Mutilation, trasformando la difficoltà in un siparietto coerente con l’immagine di un giovane sfidante baldanzoso. L’Okada del 2012-2013 è anche uno dei migliori seller al mondo: notate come sposta la gomitiera sinistra sul braccio destro prima dell’elbow drop o quando fa la posa del Rainmaker usando solo il braccio valido. Come al Tokyo Dome, anche Tanahashi è estremamente espressivo per tutto l’incontro, ricordando incessantemente quanto il suo collo sia dolorante. Viene da chiedersi se questo surplus di vigore non sia un tentativo di autosuggestione, dato quanto esce dalla sua zona di comfort.

Questo è anche il match in cui, per la prima volta, l’animosità esplode davvero: litigi sui rope break iniziali, provocazioni e pose rubate, colpi poco etici, aggressività. I due si rubano anche le mosse: Tanahashi tenta un Rainmaker e mima la posa, Okada risponde con un Dragon Screw, ironicamente l’unico colpo alle gambe della serata. È un match più cattivo, più personale. In un arrogante gesto di sfida, Tanahashi prova persino la Tombstone di Okada dopo averla evitata in precedenza, ma il suo “proprietario” la ribalta in un colpo decisivo al collo già martoriato: l’ultimo chiodo nella bara prima del colpo finale.

Alla fine, con una performance magistrale, Okada conquista la vittoria e il titolo. Non solo: il Rainmaker cementifica il suo status di ascending Ace e dimostra che è sullo stesso piano di Hiroshi Tanahashi non solo in termini di bravura, ma anche di esperienza, perseveranza e forse forse persino supporto del pubblico.

Questo match segna il primo passo importante nel rendere Okada una figura empatica. Il suo arco narrativo nel 2013 è una lenta transizione da heel a face. Da un lato Okada è ancora freddo e arrogante: dopo il kick-out dalla Rainmaker, osserva la vittima incapace di alzarsi, sorride con malizia, lo afferra per i capelli e, guardandolo negli occhi con aria da “È finita, vecchio”, va per la Tombstone. Ma dall’altro lato, il lavoro al braccio lo mette in difficoltà, facendolo sembrare l’eroe in pericolo che lotta dal basso. Il selling accurato rende le sue rimonte più appassionanti e lo fa sembrare più umano. È una questione di sfumature, di blurred lines: Okada rimane il folle distaccato e un po’ delirante, ma umiliato dai fallimenti recenti lascia emergere un lato più umano. Questo incontro mostra crescita per l’uomo e il personaggio, tra le tante cose eccellenti messe in scena.

La vittoria di Okada segna un cambiamento storico: forse la NJPW non ha più un unico Ace, forse adesso ce ne sono due. Il focus della rivalità cambia di livello: la posta in palio non è più solo il titolo IWGP, ma è lo scettro di Ace. Okada prima ha battuto Tanahashi con un colpo di fortuna; poi ha dimostrato che non era stata solo fortuna ma anche talento e dedizione; adesso si punta rubargli il posto sul trono del wrestling giapponese.

Capolavoro.

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