Quindi, anche con l'aiuto prezioso di quel meraviglioso canale YT che fu Showbuckle, vi dico la mia sull'ascesa di Okada e la sua battaglia con Tanahashi per diventare l'ACE della NJPW.
(tra poco vado in vacanza, vediamo se avrò la continuità di proseguire anche al ritorno

Si parte.
Tutto ebbe inizio The New Beginning 2012, e mai evento ebbe nome più appropriato.
Ma prima un rapido background sui protagonisti.
A inizio 2012 Hiroshi Tanahashi è già un main eventer affermato. Anzi, di più. Hiroshi Tanahashi è l’ACE della NJPW. Anzi, di più: Tanahashi ha letteralmente salvato una federazione in condizioni catastrofiche e che tutti davano oramai per persa. È divenuto volto e simbolo di una federazione che si è caricato sulle spalle e sta traghettando –a suon di ottime performance e popolarità- fuori da un periodo agghiacciante e verso quella che sarà, per i successivi 10 anni, la migliore promotion di wrestling al mondo.
Kazuchika Okada, classe ’87, allenato da Último Dragón nella Toryumon Mexico, al debutto nel NJPW Dojo trascorre i primi anni come il più classico degli Young Lions. Dopo tre anonimi anni trascorsi a fare dropkick e boston crabs in mutande nere, a gennaio 2010 perde un match contro il già 4 volte ex campione IWGP Hiroshi Tanahashi e parte per la classica overseas excution. Qui dirò solo che, se comparata con quella di Shota Umino, Jay White o Yota Tsuji, l’escursione di Okada è parecchio deludente e lui trascorre due anni principalmente a fare il jobber in TNA.
Il 4 gennaio 2012, a Wrestle Kingdom VI, Tana è nel pieno di un regno da record, e tutto sembra apparecchiato per farlo entrare nella storia con una striscia unica di undici difese titolate contro i nomi più importanti della scena internazionale. Non solo: Tana ha vinto a Wrestle Kingdom per due anni di fila, back-to-back. Se Shawn Michaels era Mr. Wrestlemania, allora Tanahashi sta diventando Mr. Wrestle Kingdom. Il Tana del 2012 era easily un BITW candidate.
Okada, invece, fa il suo rientro in Giappone (ri)debuttando direttamente al Dome. Sconfigge YOSHI-HASHI in un match bruttino, dove tutto ciò che fa appare timido, loffio e scoordinato. Chiude la pratica con una debolissima clothesline degna delle finisher da rookie del primissimo NXT. Boh, ‘sto Okada non convince nessuno, è ancora troppo acerbo.
Ma poi, al termine del main event in cui Tanahashi difende il titolo contro Minoru Suzuki, il ragazzino arrogante reduce da una pessima esperienza all’estero sale sul ring e punta dritto al numero uno del Paese, sfidando l’ACE per l’evento successivo. Anche qui Okada è goffo e insicuro con i suoi vestiti neri di una taglia in più e la voce che trema. Tanahashi, sprezzante, accetta con un sorriso, per nulla impensierito dal ventiquattrenne: mancano pochi mesi per superare il primato di Shinya Hashimoto per il regno più lungo e ha affrontato avversari ben peggiori.
Alla conferenza stampa del giorno successivo, durante la quale l’incontro titolato viene ufficializzato, Okada rivela di essersi unito al CHAOS, la principale fazione heel in NJPW, arruolando come nuovo manager e portavoce il compagno di stable Gedo. Adottando la nuova gimmick da Rainmaker, Okada si descrive come una combinazione dei tre stili di wrestling che aveva appreso nella sua carriera, affermando di aver preso il dropkick e le llaves dal Messico, il fighting spirit dal Giappone e l’entertainment dagli Stati Uniti.
NJPW The New Beginning 2012 (12/02/2012)
Tanahashi entra festante e borioso, pronto a sbrigare rapidamente la pratica. Okada entra.. superbo e sicuro di sé, con una confidence ben lontana dall’insicurezza mostrata a WK VI e durante i Road to.
Due faccia a faccia: uno dopo le entrate, uno prima del primo contatto. Per due volte, Tanahashi si ritrae. Due piccole vittorie morali per il ragazzo che non si lascia impressionare.
Al suono della campanella il campione scherza, ma un shoulder block lo stende subito. I successivi 5 minuti sono densi di narrazione e psicologia: Tanahashi si rialza e riprende subito il controllo; come imposta la fase iniziale? Solo headlock, come a dire che non serve altro, Okada non si merita un Tanahashi combattivo, richiamando la stessa arroganza mostrata al Tokyo Dome, quando disse a Okada che non era degno dell’IWGP Heavyweight Championship. Okada esce dalle continue headlock e reagisce subito piazzando due mosse iconiche: il dropkick, che nella formula Okada inizierà a simboleggiare il momento in cui Okada ferma il momentum dell’avversario prendendo il controllo del match; e subito dopo prova ad infilare la Tombstone piledriver, come a voler dire che fin dal primo minuto il giovane sfidante non spreca un attimo, è lì per fare sul serio. Tana si divincola e reagisce, prova la senton dalla seconda corda ma perde ancora tempo a mettersi in posa sul paletto prima di connettere. Okada, di nuovo, ne approfitta e piazza un secondo dropkick che fa ruzzolare l’ACE giù dalla seconda corda, fuori dal ring. Anche qui il dropkick ci segnala un ribaltamento di fronte, questa volta più serio: Okada adesso controlla il match, ed è crudelmente metodico.
A posteriori, il più grande punto di forza di questo match è anche la sua maggiore debolezza: l’esito sembra scontatissimo, nessuno crede davvero che Okada possa vincere e proprio per questo il risultato finale è così scioccante, ma perfetto nella sua logica. Tutto è costruito per far pensare che il ragazzo sia effettivamente meglio della segaccia vista a WK VI, ma che comunque stia avendo il suo breve momento di gloria prima di tornare nel midcard, vivendo della luce riflessa dell’ACE. Quando Okada prende il controllo della contesa, tutti nell’arena pensano che di lì a poco Tana avrebbe iniziato a fare sul serio per chiudere la farsa. Come un gatto che lascia correre il topo per qualche metro prima di riacciuffarlo. Ma Tanahashi in realtà sta sbagliando approccio: nelle fasi di mat ha sottovalutato Okada e quando si decide finalmente a lavorare sul ginocchio dello sfidante, come fa di consueto nei match impegnati, lo fa troppo tardi e con poca convinzione.
Ma se Tanahashi da un lato non ritiene di aver bisogno di un limb work per vincere, Okada alla prima occasione inizia a lavorare con insistenza e precisione il collo del campione. Okada è feroce, affamato e sempre un passo avanti. Dopo una apron hilo fallito missato Tanahashi cade di schiena e collo, Okada aggiunge il carico da cento con una Tombstone sul cemento. Prima prova a vincere per count-out, poi lo riporta sul ring: vuole uno schienamento. Con un sorriso beffardo stampato in volto, colpisce senza pietà, trasuda sicurezza e insiste nelle sottomissioni, tra cui un paio di splendide llaves ereditate dalla sua esperienza messicana.
Tanahashi commette errore dopo errore, scavandosi la fossa da solo. Dall’inizio intraprende una strada senza ritorno. Okada applica un piano perfetto, il rookie è più preparato del veterano. Nei secondi finali, Okada dimostra di essere uno che impara in fretta, in frettissima anzi: Tana per due volte aveva counterato i primi tentativi di Rainmaker, la prima con una sling blade, la seconda con un dragon suplex. Al terzo tentativo di Okada, il campione riprova la counter con la sling blade, ma Okada adesso è pronto: evita il contrattacco e piazza una devastante RAAAINMAIKAAA, niente a che vedere con la manata moscia che ha usato a WK VI. Tre secondi, un nuovo campione, il colpo di scena con un nome destinato a rimanere negli annali: The Rainmaker Shock.
È chiaro che Okada sia acerbo (si dimentica, per esempio, di sellare il ginocchio), ma questa cosa diventa parte della storia: il Rainmaker vince nonostante la sua inesperienza, mettendo ancora più in evidenza le sviste di Tanahashi. In kayfabe, una performance mediocre per l’Ace; nella realtà, un capolavoro di storytelling, capace di giustificare la vittoria di un Okada ancora green senza però sminuire Tanahashi. Tanahashi è ancora l’ACE, semplicemente ha commesso degli errori e ha sottovalutato l’avversario, è umano e ha sbagliato. In una fase della sua carriera in cui aveva già battuto tutti, Tanahashi eleva un nuovo l’avversario, si crea una minaccia credibile che possa farlo risplendere ancora di più in futuro, Okada risponde sul pezzo e così nasce una stella senza che l’aura di Tanahashi svanisca. Il finale lascia la porta spalancata per un rematch, e sarà a Dominion quattro mesi dopo: è l’inizio di una delle più grandi rivalità della storia del wrestling.
Questo non è il match più spettacolare né il più adrenalinico che vedrete. Ma è un incontro cerebrale e fondamentale, con uno storytelling e una psicologia da studiare e ristudiare. Una decisione di booking audacissima, forse la più rischiosa del wrestling moderno. Misawa nel 1990 batté Jumbo con un roll-up fortunoso, ma Okada no: qui uno sconosciuto di 24 anni batte pulito, pinnandolo al centro del ring, l’Ace della federazione con il record di difese titolate.
Il rischio del secolo, la scintilla che avrebbe portato NJPW all’epoca più florida della sua storia.
Nota di colore a margine: sulla performance di Okada a Wrestle Kingdom VI ci sono due correnti di pensiero. C’è chi dice che abbia fatto cacare perché lui era agitato, impreparato e nervoso al suo primo big match. E chi invece sostiene che sia tutto parte della storia, con Okada che si finge inadeguato per farsi sottovalutare e cogliere ancora più di sorpresa Tanahashi. Non so quale sia la verità, ma mi piace propendere per la seconda opzione. Conoscendo il livello di dettaglio a cui la NJPW ci ha abituato (qualcuno ha detto Jay White?) non mi sorprenderebbe neanche.