Inklings ha scritto: ↑08/02/2026, 9:29
Sì, erano un po’ l’idea e l’obiettivo di questo topic
Un altro obiettivo (più personale) era riuscire a far ripostare te e LowRyder per l’occasione e far ammettere Dario che oggi gli piace di più guardare i match di cartello di Randy che i big match della NJPW
Se ricordo bene LowRyder aveva già inserito Reigns in una Top 10 della storia WWE. Che capisco il ragionamento, ma non so se mi va di fare lo storico di regime.
Per dire che sono d’accordo col discorso dei match di Orton, é abbastanza innegabile che in 20 anni di carriera non abbia mai tirato fuori chissà che di memorabile e che abbia underperformato su questo aspetto.
Ma vedendo questa sfilza di giudizi, mi verrebbe da dire che per la maggior parte della gente che lavora all’interno del business questo aspetto conta meno di altri.
La differenza ovvia è che per il grosso degli addetti ai lavori il wrestling resta un lavoro e fare soldi / vendere è l'obiettivo.
Flair era un MOTY vivente negli anni'80, ma gli ho sempre sentito parlare di business, arene sold-out, programmi che fanno soldi. Fare i ***** con Steamboat serviva a portare gente, non era una roba fine a sé stessa per farsi assegnare i premi dalle fanzine.
Pure tutte le federazioni che fanno e hanno fatto della qualità in ring il proprio punto di forza vogliono vendere. La ROH dei bei tempi vendeva la qualità dei match al fan che apprezzava quell'aspetto della disciplina. Ma l'obiettivo era vendere, convincerti a comprare il DVD, comprare il biglietto, ecc.
La WWE ti vende(va) una roba diversa, intrattenimento di massa, non rivolta ai fan hardcore che sanno disquisire di affinità e divergenze tra noi e il compagno Danielson al conseguimento del ME di Wrestlemania.
Orton è un nome in cartellone per cui da vent'anni la gente paga un biglietto, anche solo per vedere un singolo spot. E in un business che è una versione re-impacchettata del circo, avere uno che per due decenni ti vende un biglietto non è poco.
E forse siamo più meltzeriani di quanto pensiamo

Lo siamo. Meltzer è l'equivalente wrestlingiano di Roger Elbert, o a spararla alta ma più centrata di un Platone. Praticamente la IWC ha passato trent'anni e più a commentare le sue opinioni e adottare / rifiutare i postulati della sua visione critica.
Se gli fossero piaciuti i messicani, invece che Misawa e compagnia, oggi vedresti progetti su progetti sulla lucha anni '90 e l'elenco di 5-Stars pieno di match di El Hijo del Santo.