A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

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Smoker
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Smoker »

Thread magnifico e le spiegazioni minuziose aiutano a seguire al meglio la psicologia dell'incontro e come si sviluppa la rivalità. I match tra i due li avevo già visti tutti ma così me li rivedo volentieri.



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GMPunk
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Capitolo 5: parità
NJPW G1 Climax 2013 (10/08/2013)

Proseguiamo la grande annata dei due con un incontro spesso trascurato, eppure non meno bello degli altri. Con Okada ormai sempre più posizionato come il nuovo Ace della NJPW, i due finiscono guarda caso nello stesso blocco del Climax. Come sempre, l’atmosfera a inizio match è in costante evoluzione: per la prima volta nella loro rivalità, Tanahashi entra da vero, consapevole underdog. La air guitar era più timida del solito, il suo atteggiamento più insicuro.

Proprio come a Invasion Attack, Okada sembra avere tutto sotto controllo, riuscendo con facilità a bloccare ogni tentativo di Tanahashi – a tal punto da riderci addirittura sopra. Okada è un wrestler visibilmente superiore adesso, Tana però è ancora il master strategist: switcha il focus sulle braccia e, quando Kazu inizia a combattere sulla difensiva per proteggerle, Tana lo inganna e torna ad attaccare le ginocchia, stavolta con successo.

A differenza dei precedenti limb work, tecnici e scientifici (sebbene il lato tecnico di Tanahashi sia sempre un po’ grezzotto..), questo attacco all’arto sa di frustrazione e aggressività. Nell’offensiva di Tana il confine fra strategia e disperazione si fa sempre più labile. A quel punto, Okada si ritrova con un braccio e un ginocchio compromessi, ed è costretto a fare i conti con la situazione. Il selling di Okada è fenomenale: di gran lunga superiore rispetto al loro primo match titolato a The New Beginning 2012. Meno drammatico ed epico, più strategico e mentale.

Il lavoro al braccio è un bel diversivo che pesca ampiamente dai loro precedenti scontri e ancora una volta Tana e Kazu offrono materiale che andrebbe insegnato in qualsiasi scuola di wrestling. E non stiamo parlando di una corkscrew shooting star press dalla Torre di Pisa o di 7 canadian destroyer sul cemento, ma di un semplice limb work messo in scena in modo PERFETTO:
  • È logico e ingegnoso in termini mark perché Tana, navigato stratega, impara dagli errori del passato e intavola un efficace depistaggio, usando stavolta il braccio solo come mezzo per arrivare alla gamba in modo più efficace.
  • È astuto in termini smart, perché in un match in cui la posta in palio è inferiore rispetto a prima, stuzzica comunque il pubblico offrendo stimoli narrativi e spunti di character development, attingendo da quelli che ormai stanno diventando i loro tòpoi.
  • È perfettamente calato nella narrazione non solo del match, ma di tutta la loro serie: non solo svolge il ruolo di filo conduttore interno all’incontro (la famosa struttura, che come spesso ripeto manca nei match di Yota Tsuji), ma addirittura lega insieme i vari match della serie, mostrando l’evoluzione dei due protagonisti. È un tassello importante della costruzione di tutti i loro incontri perché, di match in match, offre un appiglio (sia narrativo che tecnico-strutturale) perfettamente logico a cui i due possono sempre tornare quando è il momento di dare un senso a quello che stanno facendo sul ring, quando devono improvvisare o riposarsi, quando devono passare da una fase all’altra e soprattutto un modo per ripetere le loro sequenze più iconiche in ogni match ma dando ogni volta sfumature diverse.
  • È eseguito come dio comanda perché i due customizzano il proprio repertorio per rendere più logico il tutto: Tana con la sua offensiva, Okada con un selling che ci fa percepire come il ginocchio dolorante rappresenti un problema nell’eseguire efficacemente tutto il suo parco mosse.
Col tempo che scorre, Tanahashi fa di tutto per evitare la Rainmaker e ci riesce perché ha lavorato abbastanza sul campione da sfiaccarlo. Abbastanza da sfiaccarlo ma non abbastanza da batterlo: il tempo scade, pareggio al trentesimo minuto. Eh sì, perché i match del Climax hanno il time limit a 30’, e Kazu e Tana non hanno a disposizione l’intera ora come si erano abituati.
Lo spot del time-limit è fantastico: Okada prova a eseguire il Rainmaker, ma Tanahashi crolla a terra prima che la mossa possa andare a segno, e il match finisce lì. Una trovata geniale e creativa: Tanahashi con la sua strategia, seppur ben eseguita, riesce a non perdere ma non riesce a vincere. Anzi, sul finale lui sta per perdere e ciò che lo salva –paradossalmente- è la sua spossatezza. Okada è diventato troppo forte e Tanahashi inizia a rendersene conto in questo match, tanto che ricorre a tattiche sempre più aggressive e border line pur di tenere il passo. Parallelamente si costruisce l’empatia del neo-campione con il pubblico.

Il risultato basta a Tanahashi per avanzare alla finale, dove però perde contro Tetsuya Naito.

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GMPunk
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Capitolo 6: passing of the torch.. forse
NJPW King of Pro-Wrestling (14/10/2013)


Concludiamo la settimana con uno degli incontri più importanti di tutta la saga.

La serie è in parità: 2-2-1 e il pareggio di agosto fornisce a Tanahashi un motivo valido per chiedere una nuova title shot. È il momento del tiebreak.
Tanahashi è reduce da due vittorie consecutive a Dominion 2012 e Wrestle Kingdom 7, ma è a secco dopo la sconfitta a Invasion Attack 2013 e il pareggio nel G1 Climax 23. A pari merito con Tatsumi Fujinami – il secondo Ace della storia di NJPW – per il maggior numero di regni da campione IWGP (6), Tanahashi è anche pronto a scrivere un nuovo record.
Ma, un po’ borioso, un po’ disperato e un po’ consapevole che la richiesta non arrivasse da una vittoria, dichiara pubblicamente che in caso di sconfitta sarebbe rimasto a tempo indefinito lontano dal titolo IWGP. Okada vuole consacrarsi definitivamente come nuovo Ace, quindi accetta e il match viene fissato per ottobre, a King of Pro Wrestling, nomen omen.

Il volto storico della compagnia mette tutto on the line: i main event al Tokyo Dome, l’air guitar in mezzo ai fan, gli “I love you” delle groupies, il titolo di Mr. WrestleKingdom. Anticipo che questo match, lato tecnico, non è il mio preferito fra i due, ma ha indubbiamente ha un’aura stratosferica ed è uno degli incontri più importanti nella storia della New Japan. Ha il sapore di end of an era, del tempo che passa, affascinante e implacabile.

Il Tanahashi che si presenta a KOPW è lo stesso che aveva iniziato ad emergere durante il G1 Climax: brutale, disperato, quasi stronzo. Nella sua disperata volontà di dimostrare di essere ancora l’Ace, Hiroshi Tanahashi aveva abbandonato il lato morale, gentile e solare che lo aveva reso tanto amato dai fan. Che, però, era parte di ciò che lo aveva consacrato Ace.
L’entrata di Tanahashi è un capolavoro. A rimarkare il suo status da eroe disilluso, fa il suo ingresso in una pioggia di cuori di carta, apparentemente sbeffeggiando la pioggia di banconote del rivale, inconsciamente cercando l’approvazione del pubblico con gli stessi (moderni, fighi) mezzi di Okada. Il campione sceglie invece di entrare con la versione della sua theme utilizzata al Dome a inizio anno, come a voler rimarcare che questa è la sua Wrestle Kingdom.

Pronti via e Tana si fionda subito sulla gamba di Okada, che però scampa all’attacco prova un inizio più classico. Tanahashi è arrivato pronto: sa bene che se Okada inizia ad impostare la sua strategia del collo è finita, quindi è deciso a fare in modo che il campione non prenda mai il controllo del match. Ed in effetti è così: inizia una fase di headlock in cui Okada non riesce mai a ribaltare il fronte, per diversi minuti. Okada torna in vantaggio solo quando i due si distanziano, permettendogli di reagire con esplosività. Tornato sul sedile del conducente, Okada sta iniziando ad impostare il suo lavoro al collo quando succede una cosa inaudita.. Tanahashi atterra male dopo un salto e lamenta un infortunio al ginocchio, ma è tutta una finta dell’Ace, che se ne serve per sorprendere il rivale con un roll up improvviso! Quando Tana si rialza baldanzoso e saltellante e prova la sua air guitar il pubblico lo accoglie con stupore e disgusto: di certo non si aspettava questo comportamento dall’eroe di casa. Giunti a questo punto, Tanahashi sorprende ancora e inizia un intenso e sadico limb work sul braccio destro di Okada, la Rainmaker arm.

Se negli incontri precedenti il focus era tutto su Okada, qui invece è tutto su Tanahashi e il fascino di questo match sta nella doppia chiave di lettura del suo character. È Tana a condurre e nel suo operato compaiono elementi nuovi e solo vagamente accennati durante il match del Climax: una partenza avventata, un limb work eccezionalmente aggressivo al braccio di Okada e, addirittura, un finto un infortunio. C’è chi vede in questa struttura del match (nuova rispetto ai precedenti) un sintomo della disperazione di Tana, consapevole che una sconfitta lo taglierebbe fuori per chissà quanto. La pressione del tempo lo schiaccia e lo spinge a prendere decisioni diverse e frutto della disperazione. E c’è invece che lo vede ancora mastermind lucidissimo: Tana sa che Okada ha imparato a non cadere nei suoi vecchi tranelli, e allora si spinge oltre i limiti, cercando di destabilizzarlo con nuovi mind games e provando con ostinazione a colpire il braccio invece delle gambe. C’è chi vede Tanahashi come un eroe distrutto e disperato che usa ogni scorciatoia pur di resistere, e chi invece come un campione senza corona che vuole dimostrare di poter vincere anche stravolgendo le regole del wrestling che lui stesso ha inventato. Entrambe le chiavi di lettura hanno il loro fascino, io personalmente ci ho sempre visto più consona la prima.

Ancora una volta il limb work torna centrale e aiuta a raccontarci la storia. Se ad Invasion Attack il lavoro al braccio era un piano di riserva last minute, nel G1 un depistaggio per arrivare al ginocchio, qui diventa il piano principale: total commitment. Addirittura le parti si invertono e sono gli attacchi alla gamba che servono come diversivo per arrivare al braccio. Grazie a questa strategia Tanahashi è in controllo per buona parte dell’incontro e, sebbene gli si presentino varie occasioni per tornare alle gambe, lui resta committed sul braccio. Una scelta che (come visto in precedenza) riduce le sue possibilità di vittoria, ma ha valore simbolico: questa rivalità ormai è diventata personale e non basta più vincere, conta il come. Vuole dimostrare di essere il miglior lottatore anche su un terreno inesplorato, punto. Ma l’orgoglio gli annebbia la lucidità.

Okada resiste stringendo i denti, prova a tornare al suo gameplan in diverse occasioni, ma non riesce mai a farlo funzionare. Le fiammate improvvise gli riportano qualche momento di respiro, ma mai una reale superiorità. Questo dettaglio sottolinea come questo match incarni anche lo scorrere inesorabile del tempo per Tanahashi: deve faticare il doppio per ottenere la metà dei risultati rispetto a quando Okada lavora sul collo del rivale. Non si può sconfiggere il tempo che passa: Tana si avvicina ai 40, ha superato il suo picco atletico, il corpo mostra i primi segni di cedimento; Kazu è all’apice della forma fisica, nel pieno della propria maturità agonistica.

Ma anche per Okada ha i suoi limiti: la sua testardaggine nell’usare l’arto infortunato, nel fingere che tutto vada bene, sta lasciando segni che a lungo termine non può più ignorare. Rispetto al match del Climax, qui il campione accusa il dolore all’arto molto di più e il controllo del match gli scivola via ogni volta che lo sfiora con le dita. Connette per due volte la Red Ink, ma entrambe le volte deve mollare perché il braccio non regge la pressione – un vero peccato, perché Tanahashi era bloccato e ben lontano dalle corde. Poi tenta la Tombstone, ma non riesce a sostenere il peso del corpo. Questi contrattempi rincuorano Tanahashi e mandano Okada fuori fase. Perde la calma: corre per un lariat e si prende un Dragon suplex; tenta un no-sell e si becca una Sling Blade; Okada addirittura si prende un cut-off dropkick– il suo cut-off dropkick!! In un’esplosione di hybris Tahanashi prova addirittura a vincere con la Gedo Clutch fissando Gedo dritto negli occhi. Outrageous.

Lo scambio di momentum culmina quando Tanahashi dà inizio alla sua sequenza finale: connette l’High Fly Flow cross body, ma Okada, con uno straordinario colpo di maturità (e non atletismo!), rotola fuori dal ring e si salva. Fuori dal ring connette finalmente la Tombstone, bloccando l’emorragia e riprendendo fiato.

Tanahashi, di solito razionale e calcolatore, qui è un uomo diverso che lotta come un inseguitore, come un campione privato del trono. Okada ne esce incredibilmente elevato: è il primo wrestler che riesce a piegare stravolgere lo schema dell’Ace, a costringerlo al cambiamento. Tanahashi è obbligato ad evolversi e reinventarsi per restare al passo del nuovo campione, e nel farlo incappa in errori basilari. Okada, invece, non ha più bisogno di attenersi pedissequamente ad un piano specifico come all’inizio: adesso gli basta evitare le trappole note, sfruttare giovinezza, atletismo, confidence. Resta fedele al lavoro sul collo e cambia quel tanto che basta per sorprendere l’avversario, come nello splendido balletto finale quando –dopo due tentativi andati a vuoto- connette la Rainmaker da un’angolazione inedita, garantendosi lo schienamento decisivo.

Passing of the torch?
Meh, nonostante la grandezza di questo incontro e la vittoria di Okada, non abbiamo proprio proprio la sua consacrazione come Ace. Il tema del match è dominato da una performance ipnotica di Tanahashi, che mostra un livello di profondità e finezza raramente visto nel wrestling. Okada, in confronto, sembra quasi trascinato dagli eventi. E questo ci dice che la storia fra i due non può finire qui. Se Okada prevale sull’uomo più anziano grazie alla pura forza della giovinezza, in realtà non sembra ancora allo stesso livello in termini di creatività, immaginazione e costruzione del match. Col senno di poi, questo passaggio di testimone non rappresenta la conclusione definitiva della storia, ma solo la fine del primo atto.

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Hohesc
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Hohesc »

Purtroppo non sono ancora riuscito a rivedere i match, ma le tue descrizioni me li hanno fatti tornare negli occhi: recuperai la saga ai tempi di Wrestling Dontaku 2018, e da allora King of Pro Wrestling è sempre rimasto il mio preferito, per la climax allucinante che l'ha preceduto (l'altro picco motivo, Wrestle Kingdom 10, arriva con meno consequenzialità, recuperando unicamente la loro serie di match).

Ricordo la sopresa a New Beginning 2012, nonostante conoscessi il risultato, ma proprio per come è impostato il match rispetto ai ruoli e volendo pure perchè la finisher di Okada, all'epoca un mingherlino, alla fine è una clothesline; ma tutte queste cose avevano accentuato il senso di straniamento attorno a quel match (straniamento puramente suggestivo poi, visto che Tanahashi vende il lavoro al collo alla grande e non c'è nessun problema a credere che perda dalla Rainmaker a quel punto).

Ricordo il fomento a Dominion 2012 nel vedere Tanahashi versione ace mattatore assoluto (questa saga era la prima volta che lo vedevo, e nel precedente non aveva fatto una figura particolarmente brillante) e Okada disperato che, pure nella sconfitta, dimostra di non essere un fuoco di paglia.

Poi vabbe' ricordo la profonda delusione di Wrestle Kingdom 7; non so nemmeno se conoscessi il risultato o meno, ma in ogni caso l'effetto era paradossalmente simile a quello di New Beginning: culmine di una trilogia sull'1-1, main event dello show più importante dell'anno, giovane spavaldo che aveva compiuto la propria redemption vincendo il Climax (supponevo), ovviamente doveva concludersi con la vittoria del giovinastro talentuoso al termine di un match al cardiopalma.
Invece il match è metodico, pesante, spossante, vedere Okada incapace di portare a termine l'incontro è deprimente, e alla fine perde miseramente. Per il mio senso narrativo di wrestling occidentale, fu veramente molto strano.

Invasion Attack, che sapevo essere generalmente considerato il capolavoro della saga, e che mi chiedevo come potesse esserlo dopo una disfatta del genere nel match precedente (mi sa che non avevo neppure idea dell'esistenza della New Japan Cup), mi diede immediatamente l'impressione di avere visto un match storico, avulso dal tempo, come all'epoca era già e come immagino abbia provato anche chi l'ha visto in diretta. Era proprio quella consenquenzialità nell'azione, quel crescendo nella suggestione e quella magia nell'atmosfera che mi aspettavo dalla "bella" di Wrestle Kingdom, e che arrivate con un match di ritardo mi gasarono ancora di più. Di nuovo, senza nessun contesto narrativo, per me a questo punto Okada era già face.

Il Climax 23 mi stranì nuovamente, questa volta per il limite dei 30' a cui non ero abituato, ma i due lo resero talmente centrale nella narrazione e nella frenesia dell'azione, che lo accettai immediatamente e ne capì subito il senso. Il pareggio suonava ovviamente più come una sconfitta di Okada e una vittoria di Tanahashi arrivati a questo punto, e questa maniera sempre nuova di spostare il peso del vantaggio nella rivalità iniziava a farmi innamorare.

King of Pro Wrestling, come detto, divenne immediatamente il mio preferito e lo è tuttora, per come l'elemento narrativo sia più preponderante rispetto agli altri scontri, e anche per la meraviglia di vedere un Tanahashi terminator pronto a sventrare vivo l'avversario; l'altra meraviglia era vedere come, a distanza di pochi mesi tra un match e l'altro fossero riusciti a raccontare storie molto diverse l'una dall'altra, e come mi sembrava che tutte convergessero qui; ho ancora stampata a fuoco negli occhi l'ultima Rainmaker di Okada, cattivissima e violentissima, con cui si riprende tutte le umiliazioni subite nel match e in parte nella rivalità, e fa sprofondare Tanahashi sempre più giù.

Sono d'accordo che narrativamente non sia il loro scontro definitivo, visto che Okada era ancora in costruzione e questo comunque era un Tanahashi alternativo, non quello classico con cui si sarebbe dovuto confrontare veramente il nuovo Ace; infatti prima di WK 10, ma in realtà anche dopo, il loro classico è sempre stato considerato Invasion Attack, anche perché rispecchia maggiormente quelle dinamiche occidentali che dicevo. Tuttavia, ho sempre preferito KOPW proprio perché anomalo e shockante nel come svolge la propria storia (Tanahashi diventa stronzo), piuttosto che su cosa svolge (Tanahashi le prova tutte per riprendere il titolo).

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Smoker »

GMPunk ha scritto: 28/08/2025, 14:40 Il risultato basta a Tanahashi per avanzare alla finale, dove però perde contro Tetsuya Naito.
Sliding door incredibile se non sbaglio. È da qui che la gente rigetta Naito e vota per dare il ME a Tanahashi e Nakamura no?

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Hohesc ha scritto: 29/08/2025, 16:10
Concordo su tutto, hai centrato tutti gli snodi narrativi.
Personalmente, se devo fare l'amante del workrate, Invasion Attak è un match superiore a KOPW e credo il mio preferito; però appunto quest'ultimo è talmente significativo sul profilo narrativo che lo rende imprescindibile.
Però ecco è importante ciò che hai detto alla fine: quello di KOPW non era il vero Tanahashi e quindi non era quello che Okada aveva bisogno di battere per diventare il vero ACE.

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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da GMPunk »

Smoker ha scritto: 29/08/2025, 16:37 Sliding door incredibile se non sbaglio. È da qui che la gente rigetta Naito e vota per dare il ME a Tanahashi e Nakamura no?
Yess, corretto!
Del main event di WK parlerò in modo più approfondito nel prossimo post, ma visto che mi concentrerò soprattutto su Okada e Tana, ti dico adesso la mia su Naito. Credo che il rigetto di Naito fu un mix di fattori:
  • Oggettivamente non era ancora pronto, quantomeno come gravitas. Il pubblico lo percepiva non solo dietro a Tana e Okada, ma anche sotto a Nakamura e forse addirittura Shibata, se poi ci aggiungi un Bullet Club molto "caldo" in cui stava per arrivare AJ beh, Naito ish.
  • Era reduce da un infortunio dal quale credo fosse tornato troppo presto, aveva addosso tanta ruggine rispetto al 2012 e su un worker come quel Naito lì la ruggine si vede subito.
  • Credo che la sua vittoria al G1 sia stata un po' improvvisa e forzata, un'imporsi poco organico, e lui a fare il babyface ci provava talmente tanto da risultare super costruito; il character era quello di un Tanahashi wannabe, non tanto diverso dall'Umino dell'anno scorso eh. Se poi lo contrasti alla popolaritò di Tana e Okada del 2013 allora Naito impallidisce ancora di più.
  • Naito non era esattamente bookato come un main eventer nel 2013: era invischiato nel giro NEVER, in un feud con Yujiro, reduce da qualche sconfitta di peso, nel mentre Tana e Okada sfornavano capolavori e Nakamura era nel pieno del suo essere King of Strong Style.. insomma, in quel periodo i fan volevano altro.
Sulla carriera di Naito, poi, ci sarebbe da aprire un topic a parte perché anche la sua storia con la White Belt, con Tana e con Okada e come è arrivato a unificare IWGP e IC a WK è molto interessante.

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Marco Frediani
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Re: A tale of two Aces: the Kazuchika Okada vs Hiroshi Tanahashi saga

Messaggio da Marco Frediani »

GMPunk ha scritto: 29/08/2025, 17:22 Yess, corretto!
Del main event di WK parlerò in modo più approfondito nel prossimo post, ma visto che mi concentrerò soprattutto su Okada e Tana, ti dico adesso la mia su Naito. Credo che il rigetto di Naito fu un mix di fattori:
  • Oggettivamente non era ancora pronto, quantomeno come gravitas. Il pubblico lo percepiva non solo dietro a Tana e Okada, ma anche sotto a Nakamura e forse addirittura Shibata, se poi ci aggiungi un Bullet Club molto "caldo" in cui stava per arrivare AJ beh, Naito ish.
  • Era reduce da un infortunio dal quale credo fosse tornato troppo presto, aveva addosso tanta ruggine rispetto al 2012 e su un worker come quel Naito lì la ruggine si vede subito.
  • Credo che la sua vittoria al G1 sia stata un po' improvvisa e forzata, un'imporsi poco organico, e lui a fare il babyface ci provava talmente tanto da risultare super costruito; il character era quello di un Tanahashi wannabe, non tanto diverso dall'Umino dell'anno scorso eh. Se poi lo contrasti alla popolaritò di Tana e Okada del 2013 allora Naito impallidisce ancora di più.
  • Naito non era esattamente bookato come un main eventer nel 2013: era invischiato nel giro NEVER, in un feud con Yujiro, reduce da qualche sconfitta di peso, nel mentre Tana e Okada sfornavano capolavori e Nakamura era nel pieno del suo essere King of Strong Style.. insomma, in quel periodo i fan volevano altro.
Sulla carriera di Naito, poi, ci sarebbe da aprire un topic a parte perché anche la sua storia con la White Belt, con Tana e con Okada e come è arrivato a unificare IWGP e IC a WK è molto interessante.
Tanahashi nel suo libro ha detto che il promo post vittoria del G1 di Naito è stato terribile e ha alienato i fan da lui.

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