Per chi vuole dibattere e chiacchierare sulle serie TV, sui cartoni animati, su programmi televisivi o su film cinematografici... e ovviamente anche sui protagonisti dello schermo.
Emperador Horace ha scritto: ↑27/05/2026, 10:36
- "Lost In Space" lo ricordo come una baracconata messa su per sfruttare un paio di attori di celebri serie ("Friends" e "Party of Five"), con theme cafonissima degli Apollo 440 (faranno meglio con "Charlie's Angels").
In realtà ci rimasi pure male che abortirono la trilogia, ma con gli anni ci ho messo una pietra sopra.
Non dovrebbe essere male la sottotrama dell'amore paterno perduto e ritrovato dal Will del futuro.
come ho scritto sopra, non è così da buttare, era in linea con i tanti sci-fi dell'epoca, ma soprattutto, non te la passo sugli Apollo 440, meglio qua che in Charlie's Angels, diciamo che son gusti va.
(dato che sono "remix" della sigla originale comunque, vabbè che come gruppo non pubblicano qualcosa da decenni...)
Amarga Navidad affronta temi già noti nella tarda produzione di Pedro Almodóvar come il confronto con la morte, l'elaborazione del lutto e la commistione tra vita e arte.
Quest'ultimo argomento, per quanto decisamente abusato nel contemporaneo, mostra un Almodóvar molto schietto e sincero nell'esprimere una sua difficoltà a scrivere qualcosa che possa competere con le sue sceneggiature passate e nel mostrare la mancanza di scrupoli e l'egoismo degli artisti.
A dire il vero, rispetto ad altri non ho nemmeno disprezzato la meta-sceneggiatura per come inscena l'eziopatogenesi del disturbo da panico, sebbene l'aver esplicitato la potenza dell'intuizione delle scene con La llorona toglie un po' di magia al film.
Personalmente mi tengo stretti questi effort mesti ma consapevoli rispetto a chi cede alle piattaforme, lunga vita a Pedro.
KanyeWest ha scritto: ↑28/05/2026, 23:32
Amarga Navidad affronta temi già noti nella tarda produzione di Pedro Almodóvar come il confronto con la morte, l'elaborazione del lutto e la commistione tra vita e arte.
Quest'ultimo argomento, per quanto decisamente abusato nel contemporaneo, mostra un Almodóvar molto schietto e sincero nell'esprimere una sua difficoltà a scrivere qualcosa che possa competere con le sue sceneggiature passate e nel mostrare la mancanza di scrupoli e l'egoismo degli artisti.
A dire il vero, rispetto ad altri non ho nemmeno disprezzato la meta-sceneggiatura per come inscena l'eziopatogenesi del disturbo da panico, sebbene l'aver esplicitato la potenza dell'intuizione delle scene con La llorona toglie un po' di magia al film.
Personalmente mi tengo stretti questi effort mesti ma consapevoli rispetto a chi cede alle piattaforme, lunga vita a Pedro.
Ad Almodovar mi approccio sempre con un pò di recalcitranza (non perchè non mi piaccia come regista ovviamente, ma perchè trovo sempre qualche ridondanza nella sua "poetica"-e grazie al cazzo direbbe qualcuno, sono film suoi e vi fa trasparire ciò che meglio crede-che a volte lo rende un pò "pesante").
Avevo letto già da altre parti che fosse un film un po' "mesto" ma allafine lo vedrò oviamente perchè uno alla fine deve sempre farsi da sè la sua idea.
Ho rivisto da poco "Sette anni in Tibet", ma nel frattempo non ricordo più la biografia che ispirò il film e che mi piacque più della pellicola di Annaud.
Ricordo solo che il film in realtà si occupava dell'ultimo anno e mezzo dei sette trascorsi in Tibet.
Comunque sempre maestosa la ricostruzione del Paese in Argentina, e l'incedere lento si addice alla storia che si vuole raccontare, che all'epoca dell'uscita era un'infarinatura cospicua per chi si volesse avvicinare all'"orientalismo" e alla "new age".
Oggi l'approccio è superatissimo, basti pensare alle polemiche stupide che hanno riguardato il Dalai Lama qualche anno fa, e a come l'Occidente si stia buttando in braccio alla Cina.
Ma in generale l'Oriente visto lì è una rappresentazione molto superficiale e da bancarella, al di là di qualche bella immagine come i nativi che cercano di salvare i vermi in quanto possibili reincarnazioni dei loro antenati, o quando i cinesi calpestano il mandala di sabbia a cui i monaci stavano lavorando da giorni.
A proposito, quando la Cina invade il Tibet, il popolo montuoso, ovviamente presentato pacifista fino al macchiettismo, per difendersi ha solo qualche pezzo d'antiquariato tipo moschetti rimasti lì a prendere polvere per qualche secolo (che è una falsità storica, ma a me interessa il concetto).
Un bello spot per avvocati populisti e preti americani stabiliti a Roma.
Ho beccato su Netflix Il Gladiatore 2 e ho voluto dargli un'occhiata.
Diocristo che trashata infame. Ma come cazzo gli è venuto in mente di fare sta porcata?
Il protagonista
Pedro Pascal che pare passasse di lì per caso
Il montaggio fatto col culo
I richiami forzati e forzosi al primo film
I babbuini mutanti
Gli squali
L'unica cosa vagamente degna è la performance di Denzel Washington