
Il secchio spazzatura senza fondo delle profezie si è succhiato anche Berserk.
Addio caro Guts.


Urasawa è abituato a lavorare a ritmi assurdi lavorando alle contemporaneamente, quando era più giovane in alcuni periodi scriveva almeno due se non tre manga alla volta.
Ero arrivato ai capitoli sulla maratona e stavo aspettando la ripresa per recuperare un po' di roba, mi pareva di no.Asadora sta finendo?
Si ricordo che scriveva più serie alla volta, anche perché verso il finale di serie di solito rallenta la pubblicazione per pensarla meglio ( il risultato non si vede ).Inklings ha scritto: ↑16/06/2026, 12:24 Urasawa è abituato a lavorare a ritmi assurdi lavorando alle contemporanemante, quando era più giovane in alcuni periodi scriveva almeno due se non tre manga alla volta.
D'altronde non ha mai nascosto di essere un mark totale di Tezuka, che per gran parte della sua carriera ha lavorato contemporaneamente a più robe (in alcuni periodi pure 7/8 serie per editori diversi)![]()
Certo, si sperava che invecchiando si desse una calmata ma vabbé, pretendere che i mangaka vecchia scuola lo facciano è una speranza vana![]()
Speriamo almeno che non finisca come il suo idolo.
Ero arrivato ai capitoli sulla maratona e stavo aspettando la ripresa per recuperare un po' di roba, mi pareva di no.
Eh, la “cultura” del lavoro giapponese ha delle vette di masochismo estremo (non per niente hanno coniato il concetto di “karoshi” per riferirsi alle morti dovute al troppo lavoro), e i ritmi nel mondo dei manga penso sia pure sopra la media da questo punto di vista.
Si di Igort sapevo, ma anche Dall'Oglio che sta pubblicando per Kodansha, mensilmente mi pare, Kraken Mare, stava abbastanza impazzendo all'inizio, e da quanto racconta fa orari folli per stare dietro alle scadenze. Ma roba tipo dormire 3 ore a notte, un ritmo non compatibile con uno stile di vita umanoInklings ha scritto: ↑16/06/2026, 19:04 Eh, la “cultura” del lavoro giapponese ha delle vette di masochismo estremo (non per niente hanno coniato il concetto di “karoshi” per riferirsi alle morti dovute al troppo lavoro), e i ritmi nel mondo dei manga penso sia pure sopra la media da questo punto di vista.
Pensa che un Jiro Taniguchi (che produceva una roba come 30/40 tavole mensili, ritmo solitamente più alto di quelli dei colleghi occidentali) era considerato (e si considerava) lento, paragonandosi ai normali autori da riviste che arrivano tranquillamente alle 60/80 tavole mensili, se non di più.
Igort ha parlato della sua esperienza di lavoro per la Kodansha nei “Quaderni giapponesi”, stava impazzendo anche solo per mantenere lo standard richiesto dagli editori:
Ma in generale é una cosa che ho visto anche nei fumetti autobiografici dei mangaka (almeno, quello più vecchi, Fujimoto per dire ti racconta il lavoro di mangaka come una merda), c’é questa narrativa quasi eroica del sacrificio da lavoro (e del lavoro come mangaka) come unica via per il successo e come dovere supremo (penso a “I fanatici del gekiga”).
Mentalità che hanno radici profonde, ereditate dal periodo (pre-)bellico, e che in un ambito come quello dei manga e dell’animazione é alimentato pure dal mito di figure come Tezuka, che appunto è stato forse la più grande rappresentazione della “vita per il lavoro”, con dei ritmi e una produttività veramente disumana che ha portato avanti fino alla morte in ospedale (si dice che tra le ultime cose che disse ci fu: “vi prego, lasciatemi lavorare”).