Il Fantastico

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Inklings
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Re: Il Fantastico

Messaggio da Inklings »

Settimana scorsa ho finalmente finito di recuperare Planetes di Makoto Yukimura.

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Ecco, questa è la fantascienza che mi piace.
La storia racconta di un gruppo di pulitori di detriti che si occupa di recuperare rifiuti nell'orbita terrestre nell'anno 2070 (problema piuttosto importante in un mondo che ha sviluppato i viaggi interspaziali, perché le collisioni con detriti anche di piccole entità, a quelle velocità, può risultare devastante), concentrandosi sui problemi e le sfide del loro lavoro, su come riescano a conciliare o meno quello che fanno con il loro privato, sui loro traumi e i loro sogni (in particolare quello del protagonista Hachi di partecipare alla prima spedizione per Giove e di diventare abbastanza famoso e ricco da poter avere una propria navicella indipendente).

Hard science fiction molto documentato e realistico, riflessioni sul rapporto tra l'uomo e l'universo, personaggi complessi e complessati, arte grafica spettacolare, drama e comedy inframezzati in modo intelligente.
Forse il miglior fumetto di fantascienza letto finora, impressionante che Yukimura l'abbia pensato e sviluppato a 23 anni.

Spoiler:
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Re: Il Fantastico

Messaggio da Inklings »

Qualcuno ha letto l’articolo di Covacich che se la prende con la fantascienza perché non avrebbe previsto bene il futuro? :-

Sono due giorni che leggo di commenti-smerdate a sta cosa.

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Hard Is Ono
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Re: Il Fantastico

Messaggio da Hard Is Ono »

Inklings ha scritto: 28/06/2026, 20:39 Qualcuno ha letto l’articolo di Covacich che se la prende con la fantascienza perché non avrebbe previsto bene il futuro? :-

Sono due giorni che leggo di commenti-smerdate a sta cosa.
Sono incuriosito, ma non ho modo di leggerlo temo.

Vedo di recuperarlo.

Colt877
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Re: Il Fantastico

Messaggio da Colt877 »

Hard Is Ono ha scritto: 28/06/2026, 21:15 Sono incuriosito, ma non ho modo di leggerlo temo.

Vedo di recuperarlo.
Mi accodo.

La prima settimana de "La Lettura" è gratis e ci sta l'app per leggerlo online. Se non ti puoi registrare, te lo giro io domani perché ho visto che te lo dà in formato "rivista" quindi ci devo giocare un po' per girarlo qui. Poi lo leggerò domani sul Kindle.

La premessa comunque mi fa già abbastanza cagare: "Sin da ragazzo ho trovato difficile l'approccio alla fantascienza [...] I pochi romanzi che ho letto della cosiddetta (sic) science fiction..."
Ma se non leggi fantascienza, perché senti il bisogno di scriverne? :schifato:

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Inklings »

Colt877 ha scritto: 28/06/2026, 21:29 Mi accodo.

La prima settimana de "La Lettura" è gratis e ci sta l'app per leggerlo online. Se non ti puoi registrare, te lo giro io domani perché ho visto che te lo dà in formato "rivista" quindi ci devo giocare un po' per girarlo qui. Poi lo leggerò domani sul Kindle.

La premessa comunque mi fa già abbastanza cagare: "Sin da ragazzo ho trovato difficile l'approccio alla fantascienza [...] I pochi romanzi che ho letto della cosiddetta (sic) science fiction..."
Ma se non leggi fantascienza, perché senti il bisogno di scriverne? :schifato:
Se avessi modo di condividerlo te ne sarei grato, dai commenti sembra un mezzo sproloquio alla Abe Simpson :boh:

Colt877
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Re: Il Fantastico

Messaggio da Colt877 »

Inklings ha scritto: 28/06/2026, 22:01 .
Hard Is Ono ha scritto: 28/06/2026, 21:15 .
Vi ho citato entrambi per farvi arrivare la notifica.
Spoiler:
Contro la fantascienza di Mauro Covacich
«Blade Runner», «Solaris», «2001: Odissea nello spazio»... Ma davvero quelli che sono ritenuti capolavori del genere hanno previsto tutto? E poi, diciamolo, quanto sono meglio i film dei libri... Uno scrittore smonta le capacità visionarie dei maestri. Il futuro non è mai stato così diverso da come è stato immaginato. E scritto. Il dibattito è aperto.


Sin da ragazzo ho trovato difficile l'approccio alla fantascienza e, ora che il futuro è arrivato, non riesco davvero a capacitarmi delle mirabolanti considerazioni che ancora oggi sento fare quanto alla capacità predittiva degli scrittori specializzati nel genere in questione. I pochi romanzi che ho letto della cosiddetta science fiction devono la mia curiosità esclusivamente ai film che da quei romanzi sono stati tratti. Blade Runner, Solaris, 2001: Odissea nello spazio. Il percorso per me è stato sempre a ritroso, dal cinema alla letteratura, con l'immancabile risultato di preferire ogni volta la versione in pellicola.

Ricordo un cineforum all'università. Stavo guardando un film intitolato Soylent Green, mi stava piacendo parecchio, era ambientato nel 2022, dove l'unica cosa rimasta commestibile in un pianeta ormai rinsecchito era un'alga artificiale venduta in tavolette. Gli umani si azzuffavano per averne un pezzetto, se la passavano malissimo, anche i più fortunati dormivano nei sottoscala di quartieri ridotti a lazzaretto. Chi voleva farla finita si dirigeva al tempio, una specie di clinica piena di infermieri premurosi, dove si addormentava per sempre bevendo un nuovo tipo di cicuta mentre guardava su uno schermo panoramico praterie, ruscelli, cerbiatti e altre meraviglie della cara vecchia natura andata perduta eccetera eccetera. Alla fine si scopriva che quelle tavolette di alga artificiale erano composte dai cadaveri del tempio, insomma corpi morti per nutrire corpi vivi, un processo esemplare di riciclaggio. Ebbene, verso la conclusione, la mia vicina di posto, proprio mentre stavo per sussurrarle quanto mi stava piacendo il film, era esplosa in uno sfogo furibondo contro il professore che lo aveva scelto, palesemente, secondo lei, per una sua personale contiguità al movimento per la vita. Dal punto di vista della mia compagna di corso era evidente che quella a cui stavamo assistendo era un'interpretazione bigotta, complottista, cinica, squallida, e non so che altro ancora, del suicidio assistito. Non bastava certo il pedestre ecologismo apocalittico di un filmetto da quattro soldi a giustificare una visione così falsata del problema, questo mi sussurrava nell'orecchio. Inutile dire che mi sono innamorato all'istante di lei. Eravamo nel 1989 e la vera fantascienza stava succedendo sotto i nostri occhi: il Muro di Berlino crollato in una notte e tutte quelle persone che ci si arrampicavano sopra felici, incredule ancora più di noi che le guardavamo in tv, sì incredule di come il futuro fosse arrivato senza alcun preavviso, spazzando d'un tratto le uniche certezze su cui si reggeva quella che ancora nessuno all'epoca chiamava geopolitica.

Chissà com'era il libro da cui è stato tratto Soylent Green, io non mi ci sono mai avvicinato. Comunque sia, quattro anni dopo il 2022, quelle tavolette di alghe, se Dio vuole, non sono state ancora prodotte, ma nemmeno il cibo in pillole (anche gli astronauti mangiano pietanze normali), né le auto volanti o le navicelle spaziali. Non sono ancora state costruite le strade intergalattiche, né gli androidi, né dei robot domestici credibili, tantomeno sono spuntati gli uomini bicefali con le orecchie da pipistrello. Ci hanno raggiunto invece i social media, senza che nessuno ne abbia mai neanche lontanamente prefigurato la genesi (per non parlare degli effetti...). Ma prima di Facebook ci eravamo già inventati: la rete, la posta elettronica, il trasferimento di testi e immagini in tempo reale. Subito dopo sono arrivate le videocomunicazioni da una parte all'altra del pianeta tramite un piccolo telefono senza fili che non smettiamo un istante di titillare, poi la produzione di oggetti in stampanti 3D, poi l'acquisizione immediata di ogni tipo di merce e la sua consegna nel giro di ventiquattrore, e poi e poi e poi. Ci aspettavamo navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, ma noi ad Orione non abbiamo neanche mai tentato di avvicinarci. E mentre pensiamo a colmare le migliaia di anni luce che ci separano dai suoi bastioni, stiamo procedendo a una radicale rarefazione della materia nei processi digitali.

Ora, tutto questo per dire che avevo già forti pregiudizi verso il potenziale profetico degli scrittori di fantascienza. Tuttavia non potevo resistere ancora a lungo all'entusiasmo persuasivo di un consigliere d'eccezione - immagino capiti un po' a tutti di farsi attirare dai libri che appassionano le persone che ammiriamo -. Sicché leggendo Kolchoz, il nuovo romanzo di Emmanuel Carrère, mi sono trovato di fronte alla necessità non più aggirabile di sanare la mia lacuna su Ubik di Philip Dick, considerato dall'autore francese uno dei più grandi capolavori mai scritti, dichiarazione espressa con entusiasmo se possibile ancora maggiore nell'introduzione dello stesso Carrère all'edizione tascabile che ho acquistato. Nel romanzo di Dick lo spray Ubik ha dei poteri miracolosi, qualcosa che aumenta il decadimento della realtà o lo rallenta fino a invertirlo. Secondo Carrère, Dick ha pensato a una specie di metafora dell'Lsd, la cui esperienza euristica e insieme destabilizzante è stata fonte di inesauribile riflessione per lo scrittore americano che, peraltro, sembra abbia assunto l'acido una volta soltanto.

Il romanzo è ambientato nel 1992, in un mondo dominato da alcune multinazionali che si affrontano subdolamente in una spietata guerra di spionaggio industriale di vecchio stampo capitalista – uno scenario fantastico abbastanza poco fantasioso –, solo che questa guerra è affidata a figure dotate di poteri paranormali. Ci sono i telepati, che sanno leggerti il pensiero. Ci sono i precog, che sanno prevedere il futuro. A contrastare i loro poteri, vengono assoldate agenzie che hanno appunto il compito di neutralizzarli con personale detto inerziale, altrettanto superdotato. Ma, come se non bastasse, ben presto tutto si complica, il tempo regredisce, gli oggetti si deteriorano assumendo la loro forma primordiale (videofoni diventano telefoni degli anni Trenta), il confine tra la vita e la morte si dissolve, così come si fondono in uno stesso amalgama vischioso la realtà e l'immaginazione. E qui devo ammettere i miei limiti: in un paesaggio umano così poco riconoscibile, situato in un orizzonte cognitivo privo di esperienze condivise, dove le cose succedono fuori da ogni logica, ovvero in modo del tutto arbitrario, io non solo fatico ad appassionarmi, ma non trovo nulla che mi faccia riflettere né tantomeno avverto qualcosa che possa risultare utile al mio inesauribile apprendistato affettivo e sentimentale di umano gettato sulla terra. Ma non sono refrattario alle atmosfere allucinatorie, anzi, amo La metamorfosi di Franz Kafka, Pasto nudo di William S. Burroughs – storie dove la vera protagonista è la scrittura –, da ragazzo ho anche cantato le canzoni di Jim Morrison. Insomma, non ho nulla contro l'idea di allargare le porte della percezione, se il mondo che mi si spalanca davanti lo riconosco come sorpresa stupefacente, paradossale eppure sempre compatibile con ciò di cui finora ho avuto esperienza. La sua vastità deve chiamarmi in gioco, lanciarmi nella vertigine che scava nella condizione umana. Se invece mi lontano, in una fumosa aleatorietà vagamente psichedelica, be' resto piuttosto freddino mia percezione preferisco tenerli più stretti.

Ecco, a proposito di porte, il futuro di Dick è anche molto rudimentale. Secondo il maestro della fantascienza per aprire una porta nel 1992 sarebbe servita una moneta. La società del futuro, piena di gente con poteri paranormali, avrebbe dovuto inserire monete praticamente in ogni elettrodomestico. Ebbene, per quanto sia facile ridere ex post, fa comunque specie osservare come il nostro presente sia caratterizzato soprattutto dalla rapida e per molti aspetti proficua sparizione delle monete. Il primo vero passo nel futuro, percepibile nella vita di tutti i giorni, è stata la digitalizzazione del denaro: pensioni e stipendi accreditati su conto corrente, bonifici istantanei, pagamenti online, tap to pay, contactless eccetera eccetera. La rarefazione del contante, che alligna ancora nei Paesi più conservatori (e con maggior evasione fiscale), è un segno indiscutibile del futuro realizzato, la cui sofisticatezza è sfuggita del tutto alla fantascienza. Al tempo stesso è decisamente fantascientifica l'attività finanziaria globale, le cui dimensioni corrispondono a cinque volte l'economia reale. Come dire che solo il venti per cento della ricchezza proviene dalla produzione di beni e servizi, il resto è fatto da soldi che generano soldi, colonne di cifre formicolanti sugli schermi dei broker come nei film, cifre assolutamente vere e affidabili di denaro fisicamente inesistente. In un sistema del genere anche l'invenzione delle criptomonete è stata tutto fuorché un salto quantico, direi piuttosto un esito naturale: valute slegate da un conio statale, prive di giurisdizioni fisiche, basate non più sulla fiducia nell'autorità di una banca centrale bensì su algoritmi matematici soggetti alla fluttuazione del mercato. In altre parole, il non plus ultra della volatilità, e quindi dell'ubiquità (questo sì, il vero ubik), pagamenti di niente, arricchimenti con niente, magia pura.

E che dire del mondo ridotto a immagine del mondo? Vissuto solo se inquadrato alle spalle dei nostri autoritratti, moltiplicato nella miriade di specchietti che lo filmano e lo trasmettono nei sistemi a circuito chiuso, le videosorveglianze che nel frattempo si sono moltiplicate in webcam sui corpi di arbitri e poliziotti e le fotocamere sulle teste degli sciatori spericolati. Un mondo dove anche una noce di cocco che cade nel fitto della foresta verrà presto ripresa e trasmessa in tempo reale e nessun fatto sulla Terra esisterà se non nella sua versione in streaming.

Ma il nostro futuro realizzato, già qui, in questi anni, prevede anche interfacce cervello-computer, con microchip impiantati nella corteccia che, decodificando i segnali neurali, permettono al paziente di controllare protesi robotiche con il solo pensiero. Da anni il cosiddetto futuro ha svelato i misteri del genoma, con la possibilità di editare il Dna segmento per segmento. Scienziati dotati di forbici molecolari modificano il patrimonio genetico di un individuo per scongiurare malattie ereditarie incurabili. Ma esistono già anche gli xenotrapianti, che sempre grazie all'ingegneria genetica possono far funzionare, che so, un rene di maiale in un paziente umano eludendo i rischi di rigetto. Oppure scienziati che stampano in 3D tessuti biologici utilizzando cellule dello stesso paziente per riparargli il cuo- re dopo un infarto. A breve avremo i computer quantistici, che sembra ci cambieranno la vita (non appena capiremo cosa sono). Nel frattempo la rete impiega un algoritmo composto da infinite stringhe binarie 0101 in grado di profilare alla perfezione i gusti di noi utenti mentre clicchiamo navigando (non è fantascientifico anche quest'uso figurato del verbo navigare?). E non ho ancora menzionato la scoperta e l'impiego massiccio dell'intelligenza artificiale, un'entità intellettualmente autonoma alla portata di tutti, che potrebbe scrivere questo articolo molto meglio di quanto stia facendo io.

Quale autore ha previsto anche solo un pezzetto di tutto questo? Allora preferisco di gran lunga il 2026 (anche se la data è incerta) immaginato da Fritz Lang in Metropolis, con la gente per strada vestita come negli anni venti del secolo scorso e uno scienziato pazzo con il suo laboratorio tutto leve, pulegge e pareti di cartone. O ancora meglio, la serie televisiva Spazio 1999, che ha nutrito il mio immaginario di preadolescente, con la sua visione super ottimistica, piena di basi lunari e vite aliene con cui affratellarci, come la misteriosa Maya, che in ogni puntata accorreva in soccorso degli altri protagonisti assumendo le sembianze più disparate: tigri, gorilla, falchi e mostri vari. Purtroppo abbiamo la certezza assoluta che non ci sono ragazze di questo tipo in giro per l'universo, ma sognare è lecito e non costa nulla, basta smetterla con le previsioni.

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Colt877 »

L'autore ha le idee alquanto confuse sulla fantascienza e sulle sue finalità. Lo perdono perché dalla lettura dell'articolo si evince come ne abbia letta veramente poca, e non solo solito infierire sull'ignoranza altrui.

Comunque, ottima mossa editoriale da parte del Corriere pubblicare un editoriale del genere. In un'epoca in cui tutti sono disposti ad offendersi per qualsiasi stronzata, cosa c'è di meglio di uno che offende un genere di cui avrà letto una manciata di libri in tutta la sua vita? Abbastanza scontata la gazzarra partita online.

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Inklings »

Il bro ha confuso la fantascienza con la futurologia :incredulo:
Ci sarebbe anche da dire qualche cosa sul tema "previsioni", ma è evidente che più che cherry picking ci sia una palese (e dichiarata) ignoranza sul genere da parte di Covacich (che nemmeno distinge tra hard e soft science fiction), quindi sono d'accordo con Colt.

Notevole che non ci sia stato qualcuno che gli abbia detto: "ma che cazzo stai dicendo?" prima che venisse pubblicato, ma bene così.

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Hard Is Ono
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Re: Il Fantastico

Messaggio da Hard Is Ono »

Ma non parla praticamente per niente della letteratura di fantascienza. :arrabbiato:

Va bene provocare per aprire il dibattito, ma questo è solo un titolo bait.

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Inklings »

Ma infatti leggendolo a me pare una trollata e basta.

Già solo dall’incipit, “non ho letto quasi un cazzo sul genere ma ora vi spiego perché non funziona” :esterefatto:

La parte in cui è basito sul fatto che Carrere consideri Ubik un capolavoro :stupito:

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Colt877 »

Ho un po' di tempo libero, quindi scrivo qualche considerazione in più sull'articolo.

Già nell'incipit mi lascia un po' interdetto l'inciso: "ora che il futuro è arrivato". Mi sono forse perso qualcosa io? :esterefatto:

Comunque, prima ancora della distinzione fatta da Ink su hard e soft sci-fi (che secondo me l'autore non conosce) io farei una distinzione tra la fantascienza "classica", chiamiamola così, e quella moderna.
Se si legge la fantascienza degli anni quaranta o cinquanta con la convinzione di trovarci previste le tecnologie moderne per filo e per segno, forse si sta un tantino sopravvalutando il genere. Sono scrittori, mica aruspici. :ammiccante:

Una persona dotata di un minimo di immaginazione (non sto dicendo che l'autore dell'articolo non abbia immaginazione, mi limito a supporre che non abbia letto nulla di quello che sto per citare), però andrebbe alla ricerca non tanto della tecnologia quanto piuttosto di elementi tematici previsti nel passato e che in futuro si sono realizzati, magari con tecnologie diverse.
Il primo racconto che mi viene in mente di Asimov legato a una tematica citata da Covacich è Il cronoscopio. Per farla breve, c'è un mondo nel quale la burocrazia opprime la ricerca scientifica spingendola verso la specializzazione accademica più estrema. Il protagonista vuole accedere a una macchina capace di mostrare il passato (il cronoscopio appunto), per fare ricerche su Cartagine (legate a dei sacrifici col fuoco e a sua figlia piccola morta in un incendio domestico provocato da lui), ma le sue richieste gli vengono tutte rifiutate. Alla fine, si mette d'accordo con un fisico per crearsi una loro versione casereccia della macchina e scoprono che è una cazzata da realizzare (nessuno ci riesce perché ognuno fa ricerca nel suo campo, e il cronoscopio richiede per essere realizzato competenze trasversali). Tra mille casini, alla fine fregano il governo cattivo e pubblicano la loro ricerca. Il tizio protagonista però non può vedere Cartagine, perché il cronoscopio non consente di vedere più di 100 anni nel passato. A quel punto il burocrate governativo spiega che il governo non era stronzo, ma semplicemente chiede ai protagonisti di dirgli quando inizia il passato. La risposta è che inizia un infinitesimo secondo prima del presente, quindi con il cronoscopio ti puoi fare i cazzi di qualsiasi persona in qualsiasi momento praticamente in tempo reale (un infinitesimo di secondo prima del presente :ammiccante: ) e ora che tutti avranno il cronoscopio questo segnerà la fine della privacy per ogni individuo sulla faccia della terra.
Non saranno i social, ma non mi sembra certo che Asimov non abbia "immaginato" qualcosa per farci i cazzi altrui (e soprattutto la volontà delle persone di farsi i cazzi altrui).

Oppure, sempre dello stesso Asimov. Multivac non è forse un precursore di quello che stiamo facendo oggi con le IA? Una macchina che "sa tutto" (le IA generative al confronto non sanno un cazzo, ma questo è un altro discorso) e a cui chiedere qualsiasi cosa, anche le cazzate (l'Ultima domanda iniziava proprio come una scommessa che per essere risolta veniva posta a Multivac). Ancora più di Asimov abbiamo Il Versificatore di Primo Levi nelle sue Storie Naturali, se non è un precursore questo delle IA generative. La fine mi lascia sempre di stucco, e mi fa chiedere come cazzo abbia potuto solo immaginarlo negli anni 60.

Ho finito il tempo libero, ma mi sembra veramente che l'autore abbia scritto un rant su un genere che non conosce aspettandosi cose francamente irrealistiche e senza andare alla ricerca di quello che c'è e che fa innamorare le persone della fantascienza.

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Inklings »

Ma perché, il metaverso o il cyberbrain di Ghost in the Shell non descrivono realtà di comunicazione e interazione online che potrebbero essere la naturale continuazione dei social attuali? :almostlaughing:

Ma ce ne sarebbero di esempi di "previsioni efficaci", dal viaggio sulla Luna preconizzato da Verne alla devastazione cognitiva per l'uso continuo degli schermi (e degli auricolari) di Bradbury in Farenheit 451, oppure l'uso dell'editing genetico nella società distopica di GATTACA, i raggi di calore nella Guerra dei mondi di Wells (che sono fondamentalmente laser), etc.
Bastava letteralmente cercare 3 minuti su google.

Al di là che il punto di sta gente non è mai stato quello di fare previsione, ma usare tecnologie e elementi immaginabili nel futuro e nello spazio come elementi narrativi per creare storie che parlassero dell'umano.
Ma ti pare che il punto di Solaris (una delle quattro cose che cita) fosse ipotizzare l'esistenza di un pianeta senziente da qualche parte dell'universo? O che quello di 2001 fosse capire se le astronavi del futuro avrebbero utilizzato ancora computer con le schede perforate?
Dai su, è palesemente una trollata.

Sul fatto che l'IA avrebbe scritto un articolo migliore però non gli si può dare torto :facciadafesso:

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Re: Il Fantastico

Messaggio da Hard Is Ono »

Uno che scrive un articolo del genere solo una tesi di laurea su Deleuze poteva avere.

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Re: Il Fantastico

Messaggio da number10 »

anche matrix coglie diversi aspetti futuri, seppur un pò intuibili nel 99 all'uscita del film

usa letteralmente l'espressione intelligenza artificiale, in un certo senso descrive una tecnocrazia sempre più ingerente a cui potersi ribellare con un percorso interiore che tiri fuori il meglio della persona

poi l'intensità di quei fenomeni è ovviamente maggiore nei film ma gli spunti sono giusti

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