John Smith ha scritto: ↑18/07/2026, 23:21 È giusto usare una grande opera per fare arte e come tale prendere posizione, o invece io spettatore mi merito di vedere una rappresentazione fedele per conoscerla e apprezzarla? Che è un po' come dire, se oggi dovessi disegnare il David di Michelangelo per mostrarlo a chi non conosce la scultura dovrei fargli il cazzo grosso e i muscoli di Lazar Angelov perché rispecchia i canoni attuali di perfezione? Probabilmente no; in settimana avevo trovato un post su Facebook molto apprezzabile che criticava l'attrice di Elena di Troia per il suo guardare all'opera originale sotto appunto la lente del Presentismo, che mi sono convinto anche io essere una brutta malattia.
Non sono d’accordo, nel senso che non credo che esista un modo “lecito” di rappresentare un materiale o un’opera del passato.
Il tentativo quasi da “storiografi” di riportare un testo del passato in modo che sia il più fedele possibile al senso, contesto e messaggio di quando è stato scritto o la sua riappropriazione per parlare del presente sono semplicemente due modalità ermeneutiche possibili di fronte a un testo.
E d’altronde la storia dell’arte è piena di riadattamenti in cui la fedeltà del materiale originale è secondaria rispetto a un certo tipo di messaggio che il nuovo autore vuole veicolare, basti pensare a come un Milton utilizza la caduta di Lucifero, a come il neoclassicismo rappresenta i miti e le storie antiche, o a miriadi di autori della contemporaneità.
Uno spettatore non si “merita” né l’uno né l’altro approccio, semplicemente decide se stare o meno alla scelta ermeneutica dell’autore e, nel caso, valuta il risultato finale (che poi è l’unica cosa che conta).
Oltre al fatto che un autore non ha il dovere né la responsabilità di far conoscere pedissequamente il materiale originale e che in ogni caso anche la riproposizione più fedele possibile non sarebbero equivalente all’opera da cui è tratta (e per fortunata).
Se uno ambisce a conoscere davvero l’Odissea di Omero (e non l’Odissea di Nolan, o di regista X che ne tragga un film) gli toccherà in ogni caso leggere il testo di Omero.
Quindi il punto direi che sia semplicemente se questo è valido o meno indipendentemente dal fatto che Nolan sia stato o meno fedele al materiale originale.
Qualche mese fa abbiamo avuto una versione de L’etranger in cui si portava avanti un critica al colonialismo e un Mersault con pulsioni omoerotiche, che non erano “presenti” nell’opera originaria, ma hanno comunque senso in un’ottica di riappropriazione contemporanea dell’opera di Camus e di un suo utilizzo per parlare del presente.
(Senza contare che quella versione era decisamente migliore di quella “fedelissima” di Visconti, a mio parere proprio perché Ozon ha rinunciato all’idea di una rappresentazione pedissequa del romanzo).