Il problema è che viene fatto passare il messaggio sbagliato (meglio soprassedere sui "3 tenori" di "w el futbol" che è meglio) ossia che il "giochista" non abbia come fine ultimo il conseguimento del risultato e che il "risultatista" voglia obbligatoriamente narcotizzare il pubblico.Adieu ha scritto: ↑17/01/2026, 14:28 Quando lo sport è agonistico i risultati vengono sempre prima, detto ciò lo sport stesso ce l'ha sì una dimensione artistica che io non sottovaluterei, altrimenti non si direbbe di un calciatore o di un tennista ecc. che è "un genio", non ci esalteremmo per la semplice traiettoria di un pallone definendola "pennellata", e Filippo Inzaghi che aveva un tasso di efficienza tipo del 100% sarebbe rimasto negli occhi di tutti più di Maradona, Messi e compagnia.
Da ipotetico presidente di una società ma anche da tifoso io dovendo scegliere scelgo tutta la vita l'efficienza, non credo che la bellezza possa esattamente scavalcarla: mi tengo ovviamente il Triplete vinto dall'Inter non bellissima di Mourinho piuttosto che perdere tutto o quasi giocando splendidamente come con Inzaghi (anche se devo dire che aver visto la mia squadra giocare così almeno una volta nella vita è stato comunque un gran bel regalo ricevuto).
Florentino Perez forse era strano visto che licenziò Capello fresco vincitore della Liga perché non gli piaceva il gioco della squadra e aveva un'idea totalizzante di cosa dovesse significare essere il Real (o forse era talmente pieno di soldi che poteva permettersi di fare i capricci).
No, non demolirei mai un allenatore che porta a casa i risultati veri solo perché lo fa di cortomuso.
D'altra parte non credo che Fabregas e i suoi maestri ad oggi più abili di lui inseguano una bellezza fine a sé stessa, sarebbe da pazzi: penso che ritengano un certo tipo di gioco il modo teoricamente migliore per vincere, e diversi come Guardiola ci sono riusciti (naturalmente la conditio sine qua non è avere del materiale incredibile a disposizione).
Motivo per cui alla fine mi vanno bene entrambe le scuole, senza esasperazioni (una squadra fin troppo "brutta" oppure "bella" senza certe basi solide può risultare inconcludente per motivi tattici diversi).
Dopodiché lo sport è anche emozione, è una cosa che fa sognare la gente e parte dell'emozione passa per il gesto tecnico, e non ho mai rinnegato la mia adorazione per Federer anche quando si schiantava contro Nadal e (da anziano, cosa che tutti dimenticano) contro Djokovic.
L'unica cosa che conta è prevalere sull'avversario (dato che si parla di professionismo) che è lo spirito comune di tutti gli sport.
Cambia solo il metodo per arrivare allo scopo ed allora si può decidere se preferiamo un modo rispetto all'altro, ma sono comunque strade diverse che devono condurre alla medesima destinazione.
Faccio un esempio bellico: io sono un condottiero che deve espugnare una roccaforte nemica. Per farlo posso agire a viso aperto, sfondando la linea di difesa del nemico ed assaltandola con i miei uomini oppure posso accerchiare tale roccaforte impedendo che arrivino le provviste a chi vi si trova all'interno.
Nel primo caso l'azione sarà rapida ma rischierò comunque di perdere molti dei miei uomini nell'impresa, nel secondo caso ci vorrà del tempo ad avere ragione del nemico (che potrebbe o arrendersi perchè non ha più cibo o spinto dall'orgoglio, morire di fame pur di non arrendersi) ma io non rischierò la vita di nessuno dei miei uomini.
In entrambi i casi ciò che conta è conquistare la roccaforte nemica, il come la conquistiamo non dovrebbe mai essere rilevante, perchè i risultati, così come nella vita, sono la cosa principale e comunque ciò per cui noi veniamo "esaminati" nella vita di tutti i giorni.
Quindi si, va bene contrapporre i metodi per arrivare al risultato, mai il fine ultimo di questi metodi (che è e sempre sarà il risultato).

